Contributi critici, Pensieri critici, Teatro — 08/08/2018 16:36

C.R.e.S.C.o: Un paese che (non) vuole cambiare? I contributi del FUS

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RUMOR(S)CENA – CRESCO – FUS – La lettera di C.R.e.S.C.O al Ministro Bonisoli contiene una serie di considerazioni suscitate  da necessarie, quanto indispensabili valutazioni, sull’esito delle valutazioni qualitative operate dalla Commissione Prosa. Risultati che destano opinioni (anche critiche)  in merito all’erogazione dei finanziamenti assegnati al teatro italiano. E di quello non o parzialmente finanziato.  Realtà teatrali penalizzate si ritrovano a dover decidere se interrompere o limitare fortemente la loro attività. Il Sud Italia è penalizzato clamorosamente. Va detto comunque che promuovere tutte le aspettative, dell’intero comparto artistico teatrale e culturale italiano, non è di facile esecuzione: è indispensabile mantenere  un monitoraggio  della qualità e sostenibilità delle proposte, a fronte di una diversa e ben più solida situazione estera. In Europa la cultura e il teatro viene sostenuta/o con un supporto economico/politico e amministrativo tale da soddisfare un maggiore standard di produzione qualitativa. La riprova si è vista negli spettacoli degli artisti stranieri invitati alla Biennale Teatro di Venezia 2018. A differenza dell’ Italia dove  tutto può cambiare da un momento all’altro, salvo  l’obbligatorietà della valutazione sulla professionalità di chi riceve contributi pubblici, a cui viene chiesto di saperli gestire efficacemente. Un problema più volte segnalato  da chi segue con sguardo critico il teatro in particolare, non sempre  di qualità rispetto all’investimento economico, produttivo e artistico. Accade, altresì, e va sottolineato, come sia difficile pensare a una stabilizzazione della scena artitistica e formativa culturale (e qui entra di diritto anche il discorso della formazione del pubblico), indispensabile per una seria politica culturale del nostro paese.  Ci sono piccole e medie imprese teatrali, dove a  fronte della professionalità dimostrata negli anni scorsi (con assegnazione  contributi), quest’anno sono state depennate del tutto. In un lettura trasversale delle assegnazioni ministeriali non si può non segnalare (ad esempio) una “bocciatura” di un progetto di formazione, studio e divulgazione sul territorio come ha sempre realizzato Altre Velocità di Bologna.

leggi qui: http://www.altrevelocita.it/teatridoggi/11/la-qualita-dellaria/522/vietato-progettare-la-formazione-del-pubblico-in-italia.html

Quando si assiste ad una mutazione in corso delle decisioni politiche riguardo il FUS e le conseguenti riforme, come a esempio quella prospettata del Codice dello Spettacolo e i decreti attuativi, da cui ripartire per migliorare l’erogazione dei contributi, è innegabile che la soglia dell’attenzione resti alta per verificarne gli esiti. Lo stanziamento complessivo è diminuito rispetto agli anni scorsi ma il Ministro Bonisoli ha dichiarato di voler assegnare per decreto 10 milioni in più al FUS.

 

 

http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/index.php/teatro/873-fus-triennio-20182020-assegnazione-contributi-2018-ambito-teatro-decreto-direttoriale-26-luglio-2018-rep-n-1197

 

 

C.Re.S.Co. riflette sulla fotografia del Paese dopo le valutazioni Qualitative della Commissione Prosa Lettera aperta al Ministro Alberto Bonisoli

Gentile Ministro,

Nell’analizzare il nuovo assetto disegnato dalle valutazioni qualitative della Commissione Prosa – relativamente alle istanze presentate a valere sul DM 27/07/17 – C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, parte da un dato concreto, relativo alle imprese di produzione di Teatro di Innovazione – Sperimentazione (art. 13 comma 3): a fronte di 71 istanze presentate risultano ammesse solo 5 imprese non già finanziate nel triennio 2015-2017, ovvero circa il 7% del totale, di cui una sola del Sud.

Alla luce di questo dato esemplificativo e pensando agli obiettivi che il Ministero stesso si era posto relativamente al FUS, C.Re.S.Co. non può che porre l’accento su due priorità non risolte: il riequilibrio territoriale e il ricambio generazionale, collegati ad un intaccamento pressoché impercettibile delle vecchie rendite di posizione. L’innovazione dei linguaggi e la scena contemporanea sembrano essere l’anello più debole di un sistema che non riesce a fare scelte coraggiose, a cui crediamo che solo un’accurata conoscenza dei territori e delle proposte artistiche che essi generano possa dare nuovo slancio. Considerando che la finalità delle assegnazioni ministeriali non è tanto quella di finanziare le imprese, quanto quella di restituire ai cittadini italiani servizi culturali per i quali hanno pagato le tasse che sono andate a confluire nel FUS, il riequilibrio territoriale appare una priorità assoluta e ci sembra impossibile immaginare che per un altro triennio ci sia una cospicua fascia di cittadini penalizzata a vantaggio di altri. C’è una Commissione deputata legittimamente a fare delle scelte, ma è necessario che per farle sia messa nelle condizioni di conoscere i territori periferici, collocati al di fuori delle principali direttrici dello spettacolo dal vivo nazionale. Invece, a fronte della parità di valori artistico culturali delle imprese e della qualità dei servizi offerti ai cittadini, alcune aree periferiche del Paese risultano essere state tenute in minore considerazione.

Affermando che la fotografia che oggi emerge per il triennio 2018-20 è ancora molto parziale e lontana dal restituire la vitalità dell’intero comparto, C.Re.S.Co. continua a dichiararsi favorevole all’autonomia del lavoro delle Commissioni e del peso relativo alla dimensione qualitativa nella valutazione dei soggetti, esprimendo pertanto perplessità rispetto alle recenti dichiarazioni del neonato Movimento per lo spettacolo, poiché le priorità del riequilibrio territoriale e del rinnovamento del sistema teatrale non si risolvono chiedendo l’annullamento del lavoro delle Commissioni, che provocherebbe un blocco insostenibile quanto inutile per l’intero comparto senza affrontare il tema di una visione di sistema, che va ben aldilà dei singoli soggetti finanziati o non ammessi.

Considerato tutto questo, C.Re.S.Co. suggerisce: che si difenda il senso della valutazione qualitativa della Commissione attraverso misure atte a metterla nelle condizioni di conoscere allo stesso modo tutti i territori nazionali, ivi compresa la possibilità di retribuzione che le consenta spostamenti e indagini specifiche. Che a beneficio dei soggetti ammessi e alla luce delle esigenze del riequilibrio territoriale esposte, si ripristino già per il 2018 i 9 milioni di euro che una serie di improvvide decisioni del precedente Parlamento ha sottratto al FUS;

Che ci si adoperi alla riapertura per il 2019 di una finestra per il finanziamento di nuovi ingressi; che gli uffici del Ministero siano messi in condizione di fare un attento monitoraggio di tutti i soggetti finanziati. Siamo certi signor Ministro che molto lavoro insieme vada ancora fatto, e le chiediamo un incontro per presentarle i risultati della nostra analisi e le istanze di un coordinamento che, avendo al suo interno tanto realtà ammesse e non ammesse al FUS, rappresenta uno spaccato significativo dell’intero settore dello spettacolo dal vivo nazionale.

www.progettocresco.it

 

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