“Politico Poetico”: nel Labirinto di vite fragili di adolescenti dimenticati

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RUMOR(S)CENA – BOLOGNA – Il rito del teatro che si fa portavoce di un pensiero è sempre un atto politico nel suo agire, anche in funzione di un processo alimentato da istanze che stanno alla base di una creazione per la scena. Siano d’attualità stringente con la realtà contemporanea o il risultato di testimonianze pregresse, il risultato non cambia. Gli artisti sono chiamati ad indagare a fronte di una deriva di valori etici e morali in cui tutti siamo chiamati in causa e partecipare di diritto anche nell’ambito delle arti e dello spettacolo, così come accadeva ai tempi degli antichi greci, convinti che tutte le manifestazioni artistiche avessero una funzione educative. Il teatro assunse un ruolo tale da essere riconosciuto dalla politica ateniese (nel V secolo a.C) come elemento costitutivo della nascente democrazia. Cosa comporta l’assunzione di responsabilità da parte del teatro nell’esercitare la sua funzione è l’oggetto di questa riflessione dopo aver partecipato ad un’esperienza di post-teatro in realtà virtuale a Bologna.

Nell’ambito degli studi nel settore della psicologia delle arti visive e delle scienze educative si sta evidenziando la necessità di indagare possibili connessioni tra il linguaggio artistico e nuove forme di linguaggio mediate dalla tecnologia digitale. Un processo evolutivo reso possibile dalla comparsa di un virus che ha modificato abitudini e relazioni sociali, tanto da dover interrompere ogni forma di rappresentazione pubblica. Chi esercita questa professione e si rivolge ad un pubblico è chiamato ad una responsabilità che sappia rispondere a sollecitazioni provenienti dalle comunità, dai territori di appartenenza tramite anche un confronto dialettico. Il teatro nasce dall’esigenza di usufruire di uno sguardo attento dove far emergere un percorso di crescita, che nel caso di Politico Poetico del Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena, con Il Labirinto “spettacolo post-teatrale in realtà virtuale”, ha visto il coinvolgimento degli adolescenti: un impegno per recuperare in loro un’identità messa a rischio dalle conseguenze di un isolamento sociale imposto. Ci troviamo di fronte ad una sfida epocale che richiede uno sforzo collettivo per restituire, specie nei confronti dei giovani, la capacità di entrare in contatto con l’esperienza creativa e artistica: argomento del quale si è parlato anche nell’ambito del festival “Fuori Formato”, organizzato dal Comune di Genova e dal Teatro Akropolis sul tema delle “Nuove generazioni, i linguaggi artistico-performativi e la tecnologia digitale”, inserito nel progetto europeo di cooperazione culturale CreArt.

crediti foto di Davide Saccà Harperstudio

Connessioni tra realtà artistiche diverse accomunate da un obiettivo in comune: quello di una esplorazione dell’umano. Un dettato dove vige una volontà di ricerca analitica a favore di un percorso di creazione inclusivo fin dalla sua genesi. Ecco, allora che Il Labirinto, l’ultima produzione del Teatro dell’Argine, ha potuto prendere vita in un contesto non casuale ma significativo: le aule dell’Istituto Aldini Valeriani di Bologna. Luogo di studio e di formazione in cui gli studenti vengono preparati ad una professione. Ideato e scritto da Giacomo Armaroli, Nicola Bonazzi, Mattia De Luca, Giulia Franzaresi, Andrea Paolucci, Silvia Lamboglia, porta la firma della direzione di Andrea Paolucci, descrive attraverso un’esperienza immersiva, itinerante e interattiva: quattordici storie di “adolescenza dimenticata” interpretate da giovani attrici e attori del Teatro dell’Argine. Una realizzazione dell’esperienza virtuale curata da TouchLabs e Gravital (sound design e musiche originali di Matteo Balasso). 48 nomi che compongono un cast artistico-tecnico che fa capire quanto sia stato complesso realizzare un progetto come una vera e propria immersione nei labirinti della mente umana, di realtà virtuale innovativa per il linguaggio e le modalità di fruizione. Ancorata, però, nel suo intento di sondare, indagare, svelare, e riportare a galla vite “dimenticate”. Il logo di Politico Poetico, scelto dal Teatro dell’Argine, è composto da un Minotauro che stringe possentemente tra le mani due emicicli:« uno raffigura il Parlamento, uno il Teatro.

crediti foto di Davide Saccà Harperstudio

Teatro e parlamento erano, nell’antichità, i luoghi in cui si rispecchiava la polis, per discutere (Parlamento) e riconoscersi nelle proprie storie mitiche (Teatro). Parlamento e Teatro sono dunque le due articolazioni del progetto – è scritto nelle “Note in margine a Il Labirinto” – due modi in cui la città “si” parla e “si” osserva. La polis del nostro progetto ha tuttavia come referente privilegiato l’adolescenza: sono gli adolescenti ad avere dimostrato, negli ultimissimi anni, di potersi fare motore di cambiamento; quegli stessi adolescenti che, forti di un’energia propositiva, si ritrovano però spesso in una condizione di fragilità emotiva, se non addirittura di sopraffazione psicologica o fisica».

Un labirinto emozionale (l’esperienza è totalizzante: un visore con la funzione di guidare lo spettatore nel percorso in cui appaiono le 14 storie dove le tematiche affrontate sono trattate senza riferimenti ideologici scevre da implicazioni morali su contenuti molto sensibili come sono i disagi fisici o psicologici, la violenza, il bullismo, la tossicodipendenza, le molestie sessuali, la prostituzione minorile, l’autolesionismo. Il fenomeno sempre più diffuso degli hikikomori riguardanti adolescenti e giovani che si ritirano a vivere nella propria stanza, a volte anche per anni, senza contatti con il mondo esterno, tranne quello esercitato l’utilizzo del computer. Una delle storie più coinvolgenti scelte dal Teatro dell’Argine, (attraverso la mediazione filtrata di psicologi e terapeuti) in cui emerge la gravità di un fenomeno sociale che determina forme di isolamento, deprivazione e allontanamento dai contesti di vita necessari per crescere e orientarsi verso un percorso di maturazione.

crediti foto di Davide Saccà Harperstudio

Nel Labirinto ci si ritrova a confrontarsi con queste tematiche: le storie appaiono all’improvviso dopo aver superato barriere virtuali (porte e ascensori che si aprono su stanze disadorne), capaci di mutuare significati e percezioni quali possono essere i nostri pregiudizi, o come nel caso dello stigma, un segno distintivo in riferimento alla disapprovazione sociale nei confronti di caratteristiche personali. Se fare politica ha ancora un senso Il Labirinto ne incarna le migliori intenzioni, grazie ad un progetto che prevedeva, in prima istanza, la creazione di un “Parlamento” in cui il Teatro dell’Argine ha attivato un laboratorio di cittadinanza attiva, coinvolgendo centinaia di giovani attraverso confronti su temi dell’Agenda 2030 dell’ONU che prevedeva cinque argomenti: Ambiente, Lavoro ed Economia, Disuguaglianze, Città e Comunità, Pace e Giustizia. Un impegno ambizioso ma equivalente ad un accordo programmatico tra forze politiche, dove in questo caso, erano i giovani cittadini ad assumerne la responsabilità di tracciare delle linee guida per un futuro urbano nella città di Bologna, da sempre fucina di idee e terreno fertile per sperimentazioni. Politico Poetico fa parte di “Così sarà! La città che vogliamo”, realizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione, promosso da Comune di Bologna, cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo, nell’ambito del Programma Operativo Città Metropolitane 2014-2020.

Si va oltre al semplice desiderio di creazione artistica per assumere un valore che il Teatro dell’Argine dimostra di possedere per sensibilizzare, non solo lo spettatore che vi partecipa, ma la società stessa e chi ne fa parte. Istituzioni pubbliche in primis. La politica che deve dare risposte. Nel Labirinto si entra in una stanza vuota, adibita comunemente ad aula didattica, per poi accedere ad un dedalo di corridoi che conducono verso l’emarginazione di vite segnate, la solitudine di una generazione definita “nativa digitale”, disorienta che porta a perdere una propria identità. Una rappresentazione “post-teatrale” per definizione stessa degli autori in cui si precisa come sia nata postuma ad un progetto originale interrotto dalla pandemia, e rimodulato tramite l’utilizzo di tecnologie digitali e cinematografiche, ma non snaturato nella sua essenza come si potrebbe pensare. Non si tratta di una sostituzione quanto, invece, ad una forma o percorso complementare, parallelo, dove la capacità espressiva dei corpi e delle voci dei giovani protagonisti si materializzano e coinvolgono lo sguardo di chi si ritrova di fronte a loro.

crediti foto di Davide Saccà Harperstudio

Non è un espediente di facile fruizione quanto, invece, un complesso meccanismo in cui sono confluite esperienze pregresse sedimentate nel corso degli anni. Il Labirinto rappresenta un antidoto allo sconforto di un pessimismo che circola anche nel settore teatrale ma che apre a nuovi scenari nell’utilizzare nuove risorse a disposizione per ottimizzare i benefici di una cultura che si avvalga anche della digitalizzazione a supporto e non antagonista, specialmente se ci si rivolge ai giovani, costantemente immersi in un flusso di comunicazioni, immagini, e stimoli continui, ripetitivi, alienanti. La possibilità di contestualizzare e dare forma a significati ad esperienze come quella vissuta nel Labirinto da cui si esce arricchiti, grazie a chi ha permesso di entrarci e uscirne senza paura di perdersi….

Visto all’Istituto Aldini Valeriani di Bologna il 18 giugno 2021

Il Labirinto

ideato da Giacomo Armaroli, Nicola Bonazzi, Mattia De Luca, Giulia Franzaresi, Andrea Paolucci
scritto da Giacomo Armaroli, Nicola Bonazzi, Mattia De Luca, Giulia Franzaresi, Silvia Lamboglia
diretto da Andrea Paolucci

realizzazione dell’esperienza virtuale a cura di TouchLabs e Gravital
sound design e musiche originali di Matteo Balasso

con Clio Abbate, Giacomo Armaroli, Francesca Bagnara, Caterina Bartoletti, Giulia Bassotti, Alessandro Bonanni, Matteo Bonazzi, Bernardo Brizzi, Jessica Bruni, Riccardo Canzini, Micaela Casalboni, Lea Cirianni, Carlo Corticelli, Diego Damiani, Vittoria De Carlo, Mattia De Luca, Carmela Delle Curti, Giovanni Dispenza, Stella Elmi, Irene Fazioli, Lorenzo Fietta, Filippo Fornasari, Luca Franchini, Giulia Franzaresi, Annalisa Frascari, Paolo Fronticelli, Pietro Gherardi, Laura Gnudi, Biljana Hamamdzieva, Martina Iurianello, Francesco Izzo Vegliante, Francesco Lolli, Alex Maccaferri, Bianca Marzolo, Francesco Massari, Mario Monari, Gessica Mugnai, Federico Napoli, Francesco Palma, Alice Paolucci, Leila Paselli Strizzi, Diego Percuoco, Matteo Posa, Luca Ruggieri, Mirko Salvioli, Ida Strizzi, Beatrice Zannoni

illustrazioni e disegni di Mauro Daviddi e Giulia Franzaresi
trucco Francesca Bagnara
squadra tecnica Carlo Corticelli, Francesco Massari, Mirko Salvioli

supervisore di produzione Andrea Bortolotti
direttore tecnico Luca Ruggieri
editing e postproduzione Antonino Bagalà
programmatore Senior Massimo Sarzi
programmatore Senior Luca Vitale
operatore video Bernardo Brizi
fonico Stefano Bova
tecnico luci Salvatore Pulpito
modellazione 3D Marcella Lombardo
modellazione 3D Umberto D’Andrea

organizzazione Jessica Bruni, Cristina Niro
segreteria organizzativa Martina Antonelli, Gloria Follacchio, Mario Monari, Giulia Musumeci, Giulia Pompili, Mirko Salvioli
amministrazione Anna Maria Martino, Sonia Scanu, Cristina Tacconi
ufficio stampa nazionale Elena Lamberti
ufficio stampa locale Giulia Pompili
promozione Jessica Bruni, Alessandra Corsini, Francesca D’Ippolito, Giulia Pompili e Profili

contributi, testimonianze e suggestioni di ASP Città di Bologna – Azienda pubblica di servizi alla persona, Azienda USL di Bologna (Servizio Dipendenze Patologiche e Area Sociosanitaria del Distretto di San Lazzaro – Unità Sociosanitaria Minori), Casa delle donne per non subire violenza ONLUS, Cassero LGBTI+ Center, CDH – Centro Documentazione Handicap di Bologna, Centro per la Giustizia Minorile per l’Emilia Romagna e le Marche – sede di Bologna, Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati

si ringraziano Cerimoniale Comune di Bologna, Polizia Municipale San Lazzaro di Savena, Istituto Aldini Valeriani di Bologna, Istituto Mattei di San Lazzaro di Savena, Magnifico Teatrino Errante, Lucia Calandri, Giulia Franzaresi, Laura Gnudi, Matteo La Rosa, Matteo Malacarne, Sara Pezzi, Giulia Pompili, Filippo Regard, Patrizia Tossani

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