Recensioni — 08/06/2026 at 21:07

I Persiani una delle lezioni più poetiche e toccanti che il teatro ci abbia trasmesso sulla vanità della guerra

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Siamo all’interno dell’ex Caserma Gavoglio, nel rione del Lagaccio, uno dei cuori storici di Genova, uno spazio che nella sua essenza ci ricorda i teatri antichi. In primo piano, di fronte agli spettatori seduti su gradoni di pietra, lo scheletro di un letto di legno con baldacchino e, davanti, una panca sulla quale siede un anziano. Sullo sfondo un giovane uomo corre, senza avanzare, con ritmo veloce e martellante, portando con sé un presagio di sventura.

È l’immagine iniziale de I Persiani di Eschilo prodotto dalla Fondazione Luzzati Teatro della Tosse con l’adattamento e la regia di Giovanni Ortoleva che ne propone una lettura asciutta e incisiva. Senza nulla tralasciare dell’ampiezza concettuale del testo greco, qui tradotto con efficacia da Giorgio Ieranò, il regista ne trasmette la ricchezza poetica e la densità tematica lavorando per sottrazione.

Picello Campanati Santi Foto Giulia Lenzi

Unica tragedia di argomento storico che ci sia pervenuta dal teatro greco antico, I Persiani furono rappresentati ad Atene nel 412 a.C., otto anni dopo la battaglia di Salamina: una battaglia epocale dove l’esercito invasore del re persiano Serse, imponente per uomini e mezzi, fu sconfitto dai Greci che difesero eroicamente la loro terra.

Enrico Campanati, volto storico della Tosse, incarna con coinvolgente intensità emotiva il Coro di dignitari che nella reggia di Susa attendono con ansia crescente notizie dal fronte. Il senso di angoscia che grava sulla reggia si fa più pressante con l’ingresso in scena di Atossa, madre di Serse, vedova di Dario, modulata su molteplici corde da Valentina Picello. Dopo un esordio spiazzante con la regina che canta e accenna a passi di danza sull’onda di It’s Oh So Quiet di Björk, tra spensieratezza e inquietudine, prendono lentamente forma le sue paure e i cupi presagi e infine il suo immenso dolore di fronte alla disfatta del figlio e dell’esercito.

Valentina Picello foto Giulia Lenzi

L’arrivo del messaggero scioglie l’attesa. Pietro Giannini è magistrale nel riferire i tragici dettagli della devastante sconfitta dando così inizio a un crescendo di pathos, reso con credibilità e con ammirevole padronanza dei tempi e dei modi scenici. La scelta di Ortoleva di affidare allo stesso attore la parte di Dario, fantasma evocato dall’oltretomba (qui portato alla luce dalle mani di Marco Santi, comparsa muta), e poi di Serse, mette in evidenza, tra i tanti significati del testo, quello della linea identitaria: una propensione ai conflitti che sembra trasmettersi per via genetica. Non emerge la superiorità morale di Dario che accusa il figlio di Hybris, di superbia e tracotanza nel guidare in maniera sconsiderata la spedizione contro i Greci, ma l’immagine di una dinastia che ha nel proprio DNA una propensione alla guerra e all’esercizio tirannico del potere.

Campanati Picello Santi Giannini Foto Giulia Lenzi

I Greci che hanno combattuto per la propria libertà hanno vinto l’arroganza della forza. Eschilo, nell’affermarlo, non usa toni trionfalistici ma con una torsione prospettica audace volge uno sguardo partecipe, e noi con lui, sugli sconfitti, sulle perdite e sui morti dei nemici, dando voce al loro dolore.

I Persiani arrivano a noi come una delle lezioni più poetiche e toccanti che il teatro ci abbia trasmesso sulla vanità della guerra e sulla rovina insita nelle sue dinamiche ricorrenti attraverso i secoli. A Ortoleva va il merito di non aver percorso la via della facile retorica, dell’ovvio richiamo alla contingenza. Con solo tre voci e presenze attoriali potenti ha saputo creare pathos e autentica commozione.

Campanati Picello Giannini Santi Foto Giulia

A quasi trent’anni di distanza da I Persiani ambientati dal regista Tonino Conte nel 1998 alla Fiumara, in uno spazio industriale dismesso dell’ex Ansaldo, in stretto dialogo con una realtà in mutamento, Giovanni Ortoleva ha scelto un altro luogo esemplare di un mondo in continua evoluzione, il complesso ottocentesco dell’ex Caserma Gavoglio, ora in fase di riqualificazione. Un luogo la cui anima pulsa in sintonia con le parole di un’antica saggezza.

I Persiani di Eschilo
adattamento e regia Giovanni Ortoleva
traduzione Giorgio Ieranò
con Enrico Campanati (Coro), Pietro Giannini (Messaggero – Dario – Serse), Valentina Picello (Atossa) e con Marco Santi
costumi Daniela De Blasio
assistente alla regia e disegno luci Marco Santi
musiche Pietro Guarracino

produzione Fondazione Luzzati Teatro della Tosse

Visto il 4 giugno 2026 nell’ex Caserma Gavoglio, a Genova

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