Co-Scienze, Medicina — 08/06/2020 at 15:03

Report RAI 3: “Autonomia Covid” in Trentino Alto Adige. “Virus sovrano?” di Donatella Di Cesare

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RUMOR(S)CENA – REPORT – VIRUS SOVRANO? – Nella puntata di Report che viene trasmessa lunedì 8 giugno alle 21.20 su Rai 3 si parlerà anche del Trentino Alto Adige con il servizio realizzato da Rosamaria Aquino dal titolo “Autonomia Covid”(a cui ha collaborato Alessia Marzi)ReportRai3 in cui si vedrà come le due provincie autonome hanno gestito l’emergenza sanitaria da Covid-19. In Trentino la scelta di non chiudere gli impianti sciistici si è rilevata fatale per  la diffusione repentina dei contagi tra la popolazione, dove gli amministratori invitavano sui social a “venire a sciare perché il Trentino è sicuro”. L’inviata della Rai ripercorre quanto avvenuto fino al 9 marzo sulle piste innevate delle principali località turistiche, dove si erano riversate migliaia di persone provenienti da regioni già colpite dal coronavirus come la Lombardia e il Veneto, approfittando della chiusura delle scuole decisa dal governo. C’era chi invece  invocava la chiusura immediata (come nel frattempo aveva già fatto la Provincia di Bolzano) restando inascoltato. Sarà poi il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia a far chiudere il 10 marzo alberghi e impianti di risalita. Il Trentino risulterà poi una delle provincie maggiormente colpito per numero di contagiati specie tra gli anziani ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali.

A metà maggio si contavano 342 decessi (secondo i dati ufficiali) avvenuti all’interno delle case di riposo. Un numero di vittime che ha fatto partire un esposto presentato alla Procura di Trento da parte del Codacons da cui è scaturita un’ indagine attualmente in corso per reato di epidemia colposa affidata al sostituto procuratore Marco Gallina. Nelle prime settimane in cui il coronavirus si era manifestato non era stato impedito ai famigliari di fare visita ai propri parenti ricoverati. Analoga situazione accaduta nelle rsa della Lombardia dove si sono registrati centinaia di casi contagiati e deceduti. La situazione aggiornata al 6 giugno di decessi da covid19 in Provincia di Trento è di 468 persone. Report nella puntata di domani sera parla anche della Provincia di Bolzano dove racconta cosa è accaduto con la «distribuzione di trecentomila scaldacollo acquistati dalla ditta del cugino dell’assessore alla Sanità, e l’ordinativo di una partita milionaria di mascherine chirurgiche e tute provenienti dalla Cina, giudicate da due pareri non conformi ma distribuite comunque al personale sanitario».

La situazione aggiornata al 7 giugno in Alto Adige è di 292 decessi di cui 175 avvenuti negli ospedali e 117 nelle case di riposo della Provincia. Le 4 strutture residenziali del Comune di Bolzano risultano Covid-19 free: l’Azienda sanitaria locale ha fatto il tampone a tutti i 375 ospiti e al personale socio sanitario risultati tutti negativi. Fa discutere invece il rifiuto di parte della popolazione della Provincia (il 45 per cento non da il suo consenso) di sottoporsi al test gratuito per timore di risultare positivo e di finire in quarantena. Nella puntata di Report si parlerà anche di test con il servizio di Emanuele Bellano “La giungla dei test sierologici” (con la collaborazione di Greta Orsi). Nel comunicato stampa della redazione si legge che «i test sierologici sono uno strumento essenziale per gestire la fase 2 della pandemia di Covid-19. A livello nazionale sono stati avviati test per 150 mila unità che verranno gestiti dalla multinazionale Abbot. Le singole regioni invece hanno scelto, ognuna attraverso proprie gare d’appalto, le ditte a cui affidarsi. In Lombardia, la regione in cui il virus si è diffuso di più, la Regione ha scelto con affidamento diretto la società DiaSorin. In base a quali criteri è stata scelta? C’è il rischio che le multinazionali farmaceutiche sfruttino la legittima esigenza dei cittadini di sapere se hanno avuto o meno il Covid-19 per fare grandi profitti? Con affidamento diretto e senza gara è stato assegnato anche il contratto di fornitura di test sierologici rapidi in Umbria. E qui si entra in una giungla perché, accanto a test rapidi affidabili e validati, ce ne sono tanti che non danno certezze sul risultato».

Nella babele di notizie riversate nei media in cui virologi e medici – più o meno titolati – fanno a gara quotidianamente per attribuirsi il merito di indovinare come il Covid-19 cesserà o meno di circolare, vale la pena leggere “Virus sovrano?” (distribuito da la Repubblica L’Espresso) di Donatella Di Cesare che insegna Filosofia teoretica all’Università Sapienza di Roma, in cui affronta il tema del «Governo degli esperti. Scienza e politica. (…) . Non c’è talkshow che non sfoderi l’esperto di turno. È un turbinio di nomi, più o meno autorevoli, una ridda di tesi e ipotesi, che spesso si contraddicono, un vortice di cifre, tabelle, grafici. Gli esperti sono d’un tratto i padroni dello spazio pubblico». L’autrice di Virus sovrano? (ed. Bollati Boringhieri) si dedica ad analizzare tutti i contesti legati alla pandemia: «lo stato d’eccezione alla democrazia, il dominio della paura al contagio del complotto, la distanza imposta al controllo digitale, (fino a toccare il problema che si prospetta in futuro , ndr) di come sta cambiando l’esistenza e quali potranno essere gli effetti politici nel futuro.

Il coronavirus è un virus sovrano che aggira i muri patriottici, le boriose frontiere dei sovranisti. E rivela in tutta la sua terribile crudezza la logica immunitaria che esclude i più deboli. La disparità tra protetti e indifesi, che sfida ogni idea di giustizia, non è mai stata così sfrontata. Il virus ha messo allo scoperto la spietatezza del capitalismo e mostra l’impossibilità di salvarsi, se non con l’aiuto reciproco, costringendo a pensare un nuovo modo di coabitare». Scrive ancora Donatella Di Cesare: «A quanto pare l’epidemia non era poi così imprevedibile. Era stata, anzi più volte annunciata negli ultimi cinque anni. Non parlo né di scenari della fiction né di visioni escatologiche. Già nel 2017 l’OMS aveva avvertito che la pandemia era imminente, una questione di tempo; non si trattava di un’ipotesi astratta. Nel settembre 2019 un team del Global Preparedness Monitoring Board, formato da esperti della Banca Mondiale e dell’OMS, ha scritto in un rapporto: “la minaccia di una pandemia globale è reale. Un patogeno in rapido movimento ha il potenziale di uccidere decine di milioni di persone, devastare le economie e destabilizzare la sicurezza nazionale».

L’interrogativo che si pone la docente universitaria (firma autorevole su diverse pubblicazioni italiane e internazionali) è la domanda che tutti noi possiamo farci: «Come mai quest’allarme è caduto nel vuoto? La questione riguarda la scienza, prima ancora della politica. Il sospetto è che il capitalismo accademico non giovi alla ricerca (…) La fatica degli scienziati finisce per ridursi ad una vana produzione letteraria (…) – citando anche l’esistenza – di un trattato internazionale stipulato nel 2005, sotto l’egida dell’OMS, che in questo periodo è stato disatteso». Non tutta la Scienza però sta dimostrando l’attendibilità a cui è chiamata a rispondere, specie in questa fase di emergenza sanitaria, se studi pubblicati come quello di Lancet in cui si voleva dimostrare la nocività della idrossiclorochina e clorochina nel trattamento terapeutico del Covid-19, è stato ritirato. La decisione di annullare lo studio è stata presa perché si basava su dati «non attendibili». Gli studi sull’impiego di questi farmaci sono stati ripresi (dopo che erano stati interrotti) dall’ Organizzazione mondiale della sanità. Anche il The New England Journal of Medicine  è stato costretto a ritirare  lo studio : “Cardiovascular Disease, Drug Therapy, and Mortality in Covid-19” in quanto  gli autori della pubblicazione non avevano visto i dati.

Sulla corsa al vaccino poi si apre un capitolo a parte che meriterà di essere approfondito. Non si conoscono ancora le probabilità della sua efficacia, la sicurezza nel somministrarlo – e non ultimo per importanza – la sua scoperta se avverrà o meno in tempi brevi. Nel caso dell’Hiv (isolato oltre trent’anni fa) ancora non è stato realizzato.

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