Teatro, Teatro recensione, Teatrorecensione — 05/09/2016 22:16

Il teatro in Calabria, fuori dai luoghi comuni

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SQUILLACE (Catanzaro) – Nella Calabria delle rassegne turistiche e delle nomine politico amicali ai nuovi guru del teatro regional-popolare , c’è chi il teatro lo fa davvero, o almeno tenta di farlo. E mentre altrove per salire su un palco quasi devi chiedere il permesso… da qualche parte un palco lo si inventa, si costruisce, si piazza in luoghi dove altrimenti non se ne sarebbe e non se n’è mai visto uno.

Innesti, festival a Squillace, in paese, meraviglioso, tra alture e vento. Come si innestano gli ulivi, da queste parti dello Ionio, dove ancora le viti greche, quelle piantate proprio dagli Achei, riempiono bottiglie, e anime, di succhi sublimi. Innesti, nelle trame delle concezioni tribali portate tra queste strade e per i campi. Di vita, di morte, d’amore, di lotta. Innesti, per nuove fioriture.

Tre giorni per una decina di spettacoli e performance nello scenario naturale del castello di Squillace. I gestori privati della rocca, una meraviglia riportata allo splendore, giurano di non avere visto così tanta gente come nell’occasione.

lamagara
La Magara

Apre La magara, di Emanuela Bianchi, tra le anime del festival, nella nuova veste a scena quasi nuda – l’oggetto drammatizzato, pertinenti elementi naturali, figure materiche per segno non verbale – dove centralità acquisisce evidentemente la prova dell’attrice, sola. Con in bocca un testo poco prestante alla snellezza prosaica, in cui la semantica poetica domina sui linguaggi efficacemente teatrali, determinando però un’attenzione maggiore al corpo e alla parola dell’interprete. Esalta così le qualità proprie della maschera espressiva, della traccia sensoria indotta dall’artificio scenico. E un intrecciarsi drammaturgico, che acquista così sembianze, consistenza tattile. La storia di uno degli ultimi processi per stregoneria, avvenuto in Calabria. Premiato al Fringe Festival di Roma qualche anno fa.

Di malriuscita fattura Erostrato, dell’attore messinese Alessio Paraffini da Jan Paul Sartre, probabilmente per una monotonia oggettiva avvertita da poco dall’inizio di scena, per un’accentuazione eccessiva dei grigiori della letteratura esistenzialista, perché la stasi fisica e l’utilizzo della parola sola (seppure con merito) disossano la scena riducendola a un godimento striminzito. Un lavoro sicuramente che potrà esprimere la sua forza, con i giusti accorgimenti. A rendere grazia ad una competenza scenica notevole, attoriale a autoriale.

Di non eccelsa fattura, anche, lo spettacolo Memoria di Joe Zangara, acerbo resoconto biografico e semiotico d’un personaggio di Calabria, dei primi decenni del secolo scorso, pretesto per dare contorno a caratteristiche, caparbietà e perversioni dell’essere calabro. Ernesto Orrico, attore e autore dello spettacolo, dimostra la sua capacità di costruire un allestimento ineccepibile dal punto di vista dell’assemblaggio del materiale storiografico e drammaturgico, il suo talento nel ”cartografare”, non supportato, purtroppo, da un’altrettanta scioltezza recitativa. Per un utilizzo vocale del tutto privo di drammatizzazione, che ne fa derivare un tono e una tinta monolitici, l’uso scoordinato del gesto nel tentativo di dare estensione e immaginifico alla parola, fermarla troppo e allungarla in plastiche fisse, una drammaturgia troppo descrittiva, circostanziale, e poco verticale, poco funzionale al dichiarato, per una generale mancanza di rodaggio. C’è tempo per addirizzare il  tiro. I presupposti ci sono. Da prenderne nota il supporto sonoro di Massimo Garritano, drammaturgia silente determinante ambienti e umori auditivi.

Patres
Patres

Patres di Saverio Tavano, è, a furor di popolo, uno dei migliori spettacoli nell’ultimo quinquennio di scena. Premi raccolti dappertutto, in Italia, lo attestano. Completo per armonizzazione degli elementi, drammaturgia, impostazione registica, maestria attoriale, dinamismo tra questi e materializzazione compiuta dell’unicum, a portare con leggiadria un resoconto zeppo di significanti, di soluzioni efficaci, di stupore e colpi di altissimo spessore tecnico e d’impatto emozionale. In questa cornice l’eccelsa prova degli attori Dario Natale e Gianluca Vetromilo, impreziosiscono l’opera della traccia umana che rende possibile una visione altera dallo sguardo tecnico.

Ancora necessario di esercizio e supporto invece il nuovo lavoro di Tavano, La Marcia Lunga, promettente intuizione drammaturgica a monte, processo drammatico che fila liscio finché, nella seconda parte di scene, qualcosa s’inceppa a discapito del resoconto pregustato, scivolando nella reiterazione sostitutiva del personaggio, e una mancanza di slancio avvertita per un incedere di retoriche e stilemi poco ancora determinati. L’indagine, sulle identità, sui figli di terre a sud, sulle difficoltà di ‘posizionarsi’ in situazioni di omologazione, le costruzioni figurative e dialettiche di confronto e pregiudizio culturale, religioso e etnico, l’uso del mezzo materiale per identificare e testimoniare contesti popolari e collettivi, fanno intravedere le possibilità future di un lavoro potente, fruibile, di alto godimento. Ancora giovane. Applausi alla prova di Achille Iera, un misto di stoffa e padronanza, della giovanissima Soukaina Maktoum, sorprendente per l’energia espressiva come sorprendente l’entusiasmo e l’agio di Roberto Calimeri, non ancora ventenne.

Quel pazzo di Orlando
Quel pazzo di Orlando

Infine, un plauso allo spettacolo Quel Pazzo di Orlando, di Maria Grazia Bisurgi e Francesco Votano, della compagnia Conimieiocchi, musiche di Alessandro Rizzo. L’artigianato teatrale, la tecnica attoriale dosata per un approdo di genere (teatro ragazzi), la costruzione scenografica da fondale e strumento di accompagnamento drammatico, consequenzialità di scene innestando nell’onirico e nell’inserto d’evasione, semplicità e accortezza, rendono al pubblico la godibilità di uno spettacolo, sì, per ragazzi, ma adatto a un pubblico universale. Le avventure cavalleresche dell’Orlando d’Ariosto, spezzettate per generi e linguaggi diversi e unificati. Delizioso.

Le premesse per una seconda edizione da seguire con attenzione, ci sono tutte.

Visioni dal Festival Innesti 29-30-31 Luglio 2016 – Squillace Centro Storico (CZ)

 

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