Teatro, Teatrorecensione — 05/08/2014 15:33

L’Utopia di raccontare una storia di “Insabbiati”

Share

TREMOLETO (Crespina Lorenzana, Pisa) – Un borgo dalle origini contadine umili e operose sullo sfondo. Sedie di plastica disposte come una minuscola platea e il palco lo fa il sagrato di una piccola chiesetta. Un lampione a muro ricoperto da un panno nero per non disturbare le luci di scena che illuminano un filo dove stendere delle lettere, uscite da una cassetta di ricordi affettivi e famigliari. Memorie biografiche di un uomo diventato soldato in Etiopia. Utopia di un impero pensato dal potere incarnato da ambizioni smodate e la guerra che distrugge tutto. Chi organizza spettacoli teatrali in giro per tutta la Toscana è un’Utopia del Buongusto: teatrale, gastronomico e artistico. Con l’intento di piacere, divertire e soprattutto raccontare storie. 44 serate di cene e teatro ideate da Andrea Kaemmerle con la direzione artistica dell’Associazione internazionale di Teatro Guascone.

Valentina Bischi Insabbiati

Valentina Bischi Insabbiati

Una sera di luglio dopo le pioggia insistente a Tremoleto, frazione di Crespina Lorenzana, ci recitava Valentina Bischi, autrice e attrice di “Insabbiati”. Lei da sola racconta una storia ambientata a Roma nel 1940, quando l’Istituto Luce (un’istituzione culturale vanto italiano che fu) propone a un certo Ricciotti Menotti Bischi, di professione cineoperatore della nascente industria cinematografica (vedi alla parola Cinecittà) di partire per l’Etiopia e realizzare un documentario. Parte solo e lascia moglie e figli a casa. Una partenza senza un ritorno. Diventa un soldato costretto a combattere in terra straniera per qualcosa di cui lui non sa nemmeno il perché. La trama non è frutto di fantasia ma una ricostruzione storiografica che vuole riportare alla luce qualcosa che era stato insabbiato. Valentina Bischi cerca e scova le fonti, le lettere scritte per non perdere il ricordo di una felicità ormai sfumata. e riesce a confezionare (anche drammaturgicamente) un monologo denso di rimandi e atmosfere.

Valentina Bischi Insabbiati

Valentina Bischi Insabbiati

Parla del suo nonno. Con poco o nulla si muove in uno spazio minuscolo mentre bambini che parlottano con le loro mamme, rumori di sottofondo provenienti dalla strada, gente che passeggia, senza mai scomporsi e perdere il filo della narrazione. Ma è anche una buona recitazione capace di usare bene i vari registri, muovendosi con una fisicità che un’attrice deve sempre possedere. Sono frammenti di un vissuto riemerso dall’oblio (la tecnica delle storie di vita autobiografiche sono utili per un recupero delle identità), qui, in questo caso, ha il compito di trasmettere al pubblico come lo vive l’attrice e parente stessa del soldato mai ritornato vivo. Sarà proprio lei a scoprire la data di morte avvenuta in Etiopia. Non è semplice teatro di narrazione bensì un collage ben costruito tra notizie verificate e riscontrate e una interpretazione scenica a specchio, capace di suggestionare.

insabbiati 3

Voce, sguardo, corpo, proiezioni di filmati d’epoca (tratti dall’Archivio Luce) intuizioni se pur minimalisti di regia, fanno di Insabbiati un’occasione di finire nell’Utopia di chi sa gestire prima portare il pubblico a tavola e poi ad una forma di spettacolo forse più popolare quanto genuino e sincero, scevro di quell’aurea di formalismo che esiste entrando in un teatro con i velluti e le poltroncine rosse. Diffondere la cultura sul territorio andando di paese in paese, sarà anche utopistico, ma diventa una reale e concreta occasione per chi non conosce la Toscana, e non ha mai visto borghi antichi altrimenti destinati ad un turismo (spesso più straniero) che arriva e riparte. Senza dimenticare la degustazione di una gastronomia tra le più buone d’Italia. Le utopie servono qualche volta anche a questo.

Visto a Tremoleto (Pisa) il 20 luglio 2014 

Ti potrebbe interessare anche...

Share