Un “Officina” nata per formare una coscienza artistica a San Leucio

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logo OfficinaSAN LEUCIO (Caserta) – Un tempo era una fabbrica industriale, ora dismessa è diventato un centro di produzione teatrale: all’apparenza può “ingannare” la vista se ci si trova di fronte per la prima volta. A fianco, in una specie di coabitazione, del tutto singolare, esiste un’officina di riparazioni per automobili, mentre sul lato destro dell’edificio c’è una pizzeria da asporto che si chiama Doc, aperta fino a tarda notte. L’ideale per un dopo teatro, che in questo caso, si chiama OfficinaTeatro” e si trova a San Leucio in provincia di Caserta. Dal 2007 (anno di nascita) l’ impegno, la passione e il coraggio, hanno fatto si che Michele Pagano e Maria Macrì, si prodigassero senza cedere alla rassegnazione; là dove per condizioni ambientali, sociali e politiche culturali, tutto appare più difficile da creare. Il loro obiettivo è quello di dare una speranza ai giovani, invogliandoli a partecipare ai loro laboratori teatrali: strumento educativo in grado di sviluppare e sensibilizzare una coscienza adulta e creativa. Mutuando il titolo del celebre film dei fratelli Cohen da “Non è un paese di vecchi”, con un “Non è un “paese di giovani”, stupisce per come non vengano colte a pieno le potenzialità di un centro culturale e formativo qual’è Officina Teatro, in grado di sopperire ad un vuoto e soddisfare un bisogno di appartenenza collettiva e sociale. Siamo a pochi chilometri di distanza dalla Reggia di Caserta, un complesso monumentale dal valore storico artistico e architettonico, conosciuto in tutto il mondo.

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A San Leucio per i giovani non c’è nessun spazio di aggregazione o qualcosa che riconduca ad un serio progetto che rientri nell’ottica di un’azione di politiche culturali pensata per loro. OfficinaTeatro, al contrario, rappresenta “un’oasi nel deserto”, intorno al quale esiste un patrimonio ricco di testimonianze storiche e culturali, oltre ad avere un potenziale enorme nel settore agroalimentare. Maria Macrì e Mario Pagano ( è direttore artistico nonché regista) sono i fondatori di questa realtà dove il teatro diventa un catalizzatore di idee e di progetti capaci di portare fino a qui, artisti importanti del teatro contemporaneo. Chiediamo subito come sia nata in loro la passione del teatro: «Abbiamo iniziato 10 anni fa da soli, senza poter usufruire di nessun tipo di sostegno economico che ci venisse finanziato dalle istituzioni pubbliche. La nostra unica forma di autofinanziamento – spiega Maria – la ricaviamo solo dai laboratori di formazione che organizziamo ogni anno, a cui partecipano circa cento allievi, suddivisi nei vari corsi. Volevamo creare un luogo di aggregazione, di incontro e confronto, soprattutto rivolto ai più giovani . Abbiamo iniziato quasi per scommessa. Ricordo come all’inizio, i pochi spettatori che venivano ai nostri spettacoli, (uno spazio scomponibile dove il palco diventa platea e viceversa,ndr), erano spinti dalla semplice curiosità, dimostrando tutta la loro perplessità. Cercavano il guardaroba, le poltroncine in velluto rosso in prima fila – cose che non c’erano, e quando alzavamo la saracinesca di ferro restavano stupiti. Abbiamo mantenuta quella originale dell’officina meccanica e la utilizziamo per dividere il foyer dallo spazio scenico».

Allievi partecipanti ad un laboratorio di OfficinaTeatro. Maria Macrì e Michele Pagano, (seconda e terzo da destra)

Allievi partecipanti ad un laboratorio di OfficinaTeatro. Maria Macrì e Michele Pagano, (seconda e terzo da destra in piedi)


In effetti fa un certo effetto vederla abbassata mentre il pubblico attende l’inizio dello spettacolo: sembra quasi un muro metallico grigio e rumoroso, e quando viene spinta all’insù. Sembra un sipario tagliafuoco come quelli in funzione nei teatri lirici. Una sorta di “quarta parete” (che nella riforma registica e drammaturgica è stata abolita da molto tempo), per dividere il fuori dal dentro, l’attesa dalla rappresentazione teatrale. Il rito del andare a teatro per vedersi, parlarsi per poi passare al silenzio e all’attenzione (non scontata) una volta seduti e spente le luci. Una scelta simbolica degna di essere vista come un’operazione, anche di conservazione storica, di un edificio industriale. Ora si produce altro: un bene diverso, con l’intento di incentivare il concetto di una qualità di vita in grado di creare benessere. Dentro e fuori. image

«Il nostro obiettivo iniziale è stato quello di portare il teatro al di fuori degli spazi convenzionali, con l’intento di affrontarlo non tradizionalmente – spiega ancora Maria Macrì – ma con finalità che avessero le caratteristiche di affrontare la scena, scegliendo di rappresentare tematiche legate al contemporaneo; quello che oggi ormai lo possiamo considerare un genere più tradizionale».

Nel 2015 OfficinaTeatro ha proposto laboratori di teatro professionale per bambini, adolescenti alla loro prima esperienza come livello base e per adulti: oltre 150 iscritti suddivisi per fasce d’età. Oltre a questo la programmazione teatrale fa sì che giungano spettatori anche da Caserta e e perfino da Napoli. La sede è vivace e colorata e richiama l’ambientazione di un salotto aperto a tutti, dove incontrarsi.

A destra della foto Maria Macri'

A destra della foto Maria Macri’

«Vengono anche da città e paesi distanti da San Leucio. I genitori dei nostri allievi affrontano il viaggio e restano in teatro in attesa che le lezioni finiscano. Questo dimostra che riconoscono in me (Maria, ndr) e Michele delle figure fraterne, quasi dei genitori adottivi dei loro figli, nel periodo in cui noi formiamo i loro figli. Noi parliamo con i genitori per agevolare un confronto e stimolare la comunicazione tra noi e i bambini. Il teatro è un sogno perseguito da tutti come un substrato sociale e culturale che fa dire ai loro figli, di voler partecipare, perché nel nostro spazio trovano la “libertà”. Naturalmente ci sono dei vincoli, il rispetto delle regole e gli allievi riconoscono il setting in cui noi operiamo. Non ci vedono solo come dei docenti. Al centro della nostra attività, noi diamo importanza allo studio, alla ricerca, dedichiamo molto alla formazione e all’aggiornamento culturale. Una preziosa collaborazione è rappresentata dalla cooperativa Olmo che si occupa di reinserimento nel sociale attraverso delle attività, come quella di partecipare ai laboratori. Noi stimoliamo la percezione e l’ attenzione dei giovani che partecipano, attraverso degli input che Michele ci fornisce dall’esterno, mentre io sono in scena con loro».

Locandina del Festival 2015

Locandina del Festival 2015

Maria Macrì ripercorre all’indietro le prime esperienze quando ricorda, ad esempio, un gruppo proveniente da Casoria, città in provincia di Napoli, per un laboratorio «durato tre anni che si concluse con la messa in scena di Romeo e Giulietta. I partecipanti avevano un’età media sui sessant’anni, e furono ben trecento gli spettatori venuti a vederli a teatro. Quando lavoriamo con queste persone o con i giovani, ci danno la possibilità di aprirci verso orizzonti nuovi. Creiamo attraverso una scrittura scenica collettiva. Loro sono i migliori attori perché hanno la ‘verità negli occhi».

A così tanta determinazione non è seguita però un’attenzione da parte delle istituzioni pubbliche, incapaci di cogliere quanto sia importante creare una cultura della condivisione e fornire una possibilità così preziosa per crescere. «Non riceviamo nessun finanziamento da parte di Comune e Regione, nonostante il nostro tentativo di instaurare un dialogo con gli amministratori. Non abbiamo nemmeno ricevuto una risposta negativa – spiega ancora Maria – e il nostro bilancio si sostiene solo con le quote associative di ogni allievo, grazie a queste paghiamo le utenze e la stagione teatrale che organizziamo. L’unico aiuto che ci viene offerto è quello delle strutture locali, come gli esercizi commerciali e gli albergatori».


Produzioni OfficinaTeatro

IL MANGIAFUOCO – La compiacenza delle creature di terra e di legno


Creare una sensibilità per l’arte scenica, partendo dal basso, questa è la missione che si sono dati i fondatori di Officina Teatro: un compito non facile, se si pensa come la logica del profitto non è da loro perseguita, non basandosi su una mera offerta teatrale che soddisfi la fruizione e l’intrattenimento ludico fine a se stesso. Oltre ai corsi e alle produzioni teatrali, organizzano anche Il festival delle arti(n)contemporanee Ouverture, nato nel 2012, con la direzione artistica di Michele Pagano: “Con l’intento di racchiudere la varietà di linguaggi e forme d’espressione che, spaziando dal teatro di parola al teatro performativo, sta proiettando la drammaturgia contemporanea verso nuovi e stimolanti sviluppi. Un raccoglitore di codici espressivi e artistici, di nuove drammaturgie e linguaggi, di sperimentazioni di processi creativi. Un festival autofinanziato con sacrificio, per rispondere alla nostra esigenza di condurre un’azione permanente sul territorio, nel nostro bisogno di prospettive contemporanee”.


Presenze a OfficinaTeatro

Fulvio Cauteruccio

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Belvedere di San Leucio

Belvedere di San Leucio

 


Nuove esigenze che non dovrebbero essere sottostimate e dovrebbero avere la stessa visibilità di altre, più popolari che, al contrario di quanto appena descritto, trovano sostegno pieno, come la “Sagra delle pallottole”, ci spiega ancora Maria Macrì. Una manifestazione che “la comunità di San Leucio condivide momenti di gioia, mentre ricorda il ritorno di Ferdinando IV nella sua colonia, dopo l’esilio del periodo francese, 1805/1815”. Per celebrare la ricorrenza, da 39 anni le donne del paese cucinano insieme una specialità gastronomica a base di polpette, offerte sulla terrazza del Belvedere, all’interno del Complesso Monumentale di proprietà del Comune di San Leucio, (voluto dal re Ferdinando IV come sede di caccia in posizione decentrata rispetto alla Reggia di Caserta); ed è qui che viene ospitato il Museo della Seta, poco conosciuto e scarsamente visitato. Meriterebbe di di essere maggiormente valorizzato. Conserva i telai originali per la produzione della seta: le stoffe che venivano prodotte qui erano richieste in tutta Europa – e ancora oggi – nonostante la crisi, e la delocalizzazione della produzione, le sete di San Leucio si trovano in Vaticano, nel Palazzo del Quirinale, perfino nello Studio Ovale della Casa Bianca, sede del presidente degli Stati Uniti. Le bandiere esposte a Buckingham Palace a Londra.

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La residenza reale Belvedere fu fatta costruire dal Re per dar vita ad una comunità autonoma (chiamata appunto Ferdinandopoli), che nel corso dei secoli divenne un centro di produzione dell’industria tessile. Un importante sito storico e culturale (la Reggia di Caserta è di proprietà statale mentre il Belvedere è del Comune di Caserta), dove la prima adombra per magnificenza e risonanza mondiale, la seconda. Non meno importante per valore e testimonianza della lungimiranza di un re, capace di far sorgere un polo industriale che dava lavoro a migliaia di artigiani e alle loro famiglie.

Una parte del Belvedere con le stanze reali, il museo, la cappella interna è in buono stato di conservazione. Un’altra parte, situata nella parte inferiore, ai lati della scala principale che porta alla terrazza e agli appartamenti reali, risulta invece abbandonata e degradata per l’incuria, questo almeno durante la nostra visita alla fine del 2015. Spazi che un tempo furono dati in concessione ad una facoltà universitaria privata per alcuni anni fino al suo trasferimento. belvedere-di-san-leucio

Rino Rivetti

Rino Rivetti

Il dialogo con Officina Teatro ha permesso di conoscere ben oltre il loro operato, e le conseguenti difficoltà, alla base della gestione delle attività artistiche e teatrali: a causa dell’assenza di una controparte istituzionale, incapace di cogliere l’importanza e il valore di una formazione artistica che ha il merito di avvicinare ai giovani per permettere loro una crescita, e anche in alcuni casi un riscatto sociale da una condizione di svantaggio. Rino Rivetti è uno degli allievi che frequenta i laboratori da anni e in modo così assiduo, da essere stato scelto per interpretare un ruolo nello spettacolo “ Il Mangiafuoco” diretto da Michele Pagano. «Il teatro mi ha permesso di superare un mio passato terapeutico difficile e il dedicarmi a questa attività artistica mi ha permesso di soddisfare un mio desiderio e bisogno di realizzarmi nel campo dell’espressività artistica. Mi ha dato la possibilità di esistere. Il mio percorso è iniziato con la Scuola Elementare del Teatro gestita dall’Associazione Forgat di Napoli, diretta da Davide Iodice (Associazione che si occupa di contribuire alla crescita socio culturale dei giovani e in particolare di quelli in condizioni più deboli, ndr), dove ho potuto fare un’esperienza multidisciplinare anche con Antonello Tudisco, coreografo e regista dotato di tutte le componenti espressive, performative. Un vero performer non deve mai settorializzarsi».

video spettacoli OfficinaTeatro


Produzioni OfficinaTeatro

 

LE 99 STANZE DI BERCONÀCH


Il giovane Rino oltre al teatro, infatti, si dedica anche allo studio della danza ed è cosciente di essere entrato a far parte di un piccola comunità artistica della quale si sente orgoglioso. Ci cita anche alcune delle produzioni di Officina Teatro in cui ha partecipato: “Risveglio di Primavera”, (regia e adattamento di Michele Pagano, tratto dall’opera di Frank Wedekind), messo in scena nel 2013, e in “Avevamo i calzoni sulle ginocchia”, definito un laboratorio permanente di ipotesi espressive (2013), da cui è stato anche realizzato uno spettacolo dal titolo: “Avevamo i calzoni corti” sul tema delle campagne di conquista italiane in Africa durante il Fascismo. «Mi ha colpito anche lo spettacolo “MatriMoro” della Compagnia Manovalanza di Cava dei Tirreni», un’associazione di promozione sociale nata con l’obiettivo di restituire al territorio in cui agisce presenza attiva attraverso le arti, partecipazione critica e consapevole, innovazione culturale, collaborazione con luoghi e persone che operano mossi da fondamenti artistici comuni, tutto secondo principi di eco compatibilità e ottimizzazione delle risorse”. Sono gli stessi intenti perseguiti dall’associazione OfficinaTeatro, che nel corso degli anni ha realizzato anche progetti di inclusione sociale come “INVISI-bili – dal manicomio alla riconquista della vita”, rivolto ad un gruppo di pazienti psichiatrici gravi, inseriti in un laboratorio di teatro, insieme ad altri partecipanti. “Il risultato ha cambiato il modo di pensare delle persone che hanno lavorato con loro e degli operatori psichiatrici della residenza che li ospita”, si legge sul sito dell’Associazione. Un risultato importante da non sottovalutare.image


Presenze a OfficinaTeatro

Maniaci d’Amore

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Presenze a OfficinaTeatro

Iaia Forte

www.officinateatro.com interno-familiare

 


Oltre al merito di aver fatto conoscere nel corso degli anni, artisti di fama internazionale; basti ricordare la presenza di Cesar Brie o Mimmo Borrelli, Daniele Timpano, nomi che testimoniano come OfficinaTeatro sia un riferimento in Sud Italia nel settore del teatro contemporaneo. Artisti chiamati a condurre laboratori per gli allievi della scuola di teatro. “Finalità primaria delle attività di formazione è stimolare in tutti gli allievi le abilità emozionali e corporee in funzione dello sviluppo di una maggiore conoscenza di sé e delle personali capacità espressive” è la motivazione alla base di questo impegno che rappresenta un valore aggiunto per una crescita formativa e artistica. Una sensibilità che non riceve la giusta attenzione da parte di chi dovrebbe cogliere e incentivare, così come viene fatto legittimamente per altre manifestazioni, se si pensa alla prima edizione del “ Sonarè Festival 2016” in programma dal 9 al 15 luglio a San Leucio.

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L’evento viene pensato anche per “promuovere e attrarre il turismo“, e offrire alla popolazione momenti di svago. Se un festival di questo genere è frutto di una precisa scelta politico culturale, e di fatto finanziata con fondi pubblici (e su questo non ci sono obiezioni di sorta), creato per valorizzare un patrimonio storico importante, dovrebbe accadere anche per lavora nel corso dell’anno con finalità, non certo inferiori, a quelle ideate per il puro piacere, come molte altre sparse su tutto il territorio nazionale. Forme di intrattenimento pensate per coniugare l’Arte, la Cultura e Storia, nella migliore delle ipotesi, senza un vero e proprio radicamento sul territorio di appartenenza. La ricaduta economica grazie agli indotti è sicuramente un beneficio per l’economia locale. Officina Teatro ha forse un impatto minore e incide sicuramente meno a livello mediatico ma è una risorsa del territorio, che ci sentiamo di difendere. Come questa ce ne sono tante altre in Italia, accomunate dalla stessa condizione di sentirsi delle piccole “Cenerentole”, penalizzate anche dal decreto ministeriale che eroga i fondi per lo “Spettacolo dal Vivo” (vedi FUS), al centro di polemiche per i ricorsi accettati e la conseguente bocciatura del DM da parte del TAR del Lazio, la successiva sospensione del Consiglio di Stato e il ricorso annunciato da parte del Ministro Dario Franceschini.


Produzioni OfficinaTeatro

Sabbia: l’emozionante spettacolo di Michele Pagano


OfficinaTeatro

Viale degli Antichi Platani, 10 San Leucio (Caserta)

0823.363066 info@officinateatro.com

www.officinateatro.com

 

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