La Marmolada ferita. Il racconto di Carlo Budel

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RUMOR(S)CENA – CANAZEI (Trento) – La Marmolada subisce una nuova ferita. Il rischio di un nuovo crollo che minaccia la parete sul versante trentino preoccupa il sindaco di Canazei, Giovanni Bernard, il quale ha emanato una nuova ordinanza che amplia la zona rossa di sua competenza. È vietato l’accesso alla montagna esteso anche alla sponda del lago di Fedaia in corrispondenza del versante dove sono stati installati i radar per monitorare i slittamenti delle lastre di ghiaccio. La tragedia del 3 luglio scorso in cui hanno perso la vita undici persone dopo il silenzio assordante che è seguito alla caduta di ghiaccio, neve, pietre della grandezza di un’auto trascinando a fondo valle tutto quello che trovava sul suo percorso, la vita in questi luoghi sembrava aver assunto una connotazione irreale e desolante.

Un tempo meta di vacanze ed escursioni, la cima più alta delle Dolomiti è diventata inaccessibile per via del pericolo di altre frane. Divieto poi rimosso per la parte in territorio veneto nella provincia di Belluno, mentre permane nella zona di competenza del Trentino. Il 23 luglio scorso cinque alpinisti francesi sono rimasti bloccati sul ghiacciaio in una zona interdetta e non c’è stata altra soluzione che chiamare il soccorso alpino della Alta Fassa per recuperarli. Sul versante veneto le tre funivie della Marmolada sono operative da Malga Ciapela fino ai 3.265 metri di Punta Rocca, la seconda vetta della ‘Regina delle Dolomiti‘ dopo Punta Penia. Dopo che le ricerche dei resti appartenenti alle undici vittime erano state sospese per il pericolo di nuovi crolli, è notizia di pochi giorni fa che le squadre di soccorso sono tornate a perlustrare la zona dove è avvenuto il distacco e con l’aiuto dei cani addestrati sono stati ritrovati resti umani e oggetti appartenenti alle vittime. Non verranno più sottoposti all’esame del dna perché i funerali sono già stati celebrati e per alcune delle vittime è stata effettuata la cremazione e le ceneri disperse sulla Marmolada. Il 30 luglio a Falcade l’omaggio alle vittime della Marmolada con “La mia terra. Concerto” diretto dal direttore Diego Basso al quale hanno assistito mille persone.

Il celebre alpinista himalayano Hervé Barmasse si è pronunciato a riguardo con un lungo commento nel quale esprime meglio di qualunque altra cronaca giornalistica quali siano le responsabilità dell’Uomo nei confronti della Natura: «Le tragedie scuotono gli animi delle persone, fanno riflettere, creano sconcerto e sgomento e soprattutto molto dolore. Un dolore che rimarrà nei cuori dei familiari delle vittime, indelebile. Invece, per chi è triste spettatore di un evento di tale proporzione e tristezza rimangono dubbi e sconcerto, domande a cui non si trova risposta. Soprattutto poca chiarezza. In questi ultimi giorni i commenti e i giudizi su quanto accaduto, e più in genere sulla montagna, si sovrappongono creando confusione. Dalla confusione nascono ipotesi e dalle ipotesi suggestioni, proposte. Tra le più scontate c’è anche la proposta della chiusura incondizionata delle montagne. Certo, è molto più semplice emanare un divieto che ammettere un fallimento enorme. Quello di chi non ha saputo intervenire quando i primi campanelli di allarme la montagna, la natura, il pianeta li aveva lanciati. Viene più facile dire cosa ci facevano là, che accorgersi che il nostro destino sembra irrimediabilmente compromesso e non per la caduta di quel seracco, ma perché se non ci sarà un crollo, sarà un’alluvione, una siccità, una catastrofe naturale di proporzioni sempre più grandi e sempre più imprevedibili che coinvolgerà tutti».

Carlo Budel

C’è chi sulla Marmolada ci vive e lavora per una parte dell’anno e la sua testimonianza è tra le più toccanti per le emozioni che traspaiono nel suo racconto: Carlo Budel è il gestore del rifugio Capanna di Punta Penia il più alto della “Regina della Marmolada” a 3334 metri d’altitudine e sul suo profilo Instagram ha voluto scrivere un messaggio che appare come un congedo a tempo indeterminato: «La Marmolada l’ho amata, la amo e sempre la amerò anche se in questo momento sono arrabbiato con lei. In televisione ho sentito parlare grandi alpinisti, e persone esperte che tutti concordano che un evento così catastrofico era impossibile da prevedere poi parlano anche persone che prima erano virologi, poi esperti di guerra e ora alpinisti ed esperti di ghiacciai anche se l’unico dislivello che fanno è con l’ascensore. Finiamola di cercare colpevoli e preghiamo in silenzio per chi amava la montagna e ha perso la vita».

È anche l’autore de La sentinella delle Dolomiti. La mia vita sulla Marmolada (Ediciclo 2019) che testimonia il suo incondizionato amore : «È la montagna che mi ha insegnato a superare le prove più difficili. La montagna ti insegna a fare le cose una alla volta, un passo alla volta, con il tuo ritmo e le tue forze, appoggiando saldamente un piede dopo l’altro, per non scivolare e avanzare diritto. Ti insegna a non farti prendere dal panico o dallo sconforto, anche quando non ce la fai più e ti sembra che l’obiettivo finale sia troppo lontano».

Carlo Budel

Pochi giorni dopo la tragedia Carlo Budel ha accettato di raccontare cosa è accaduto:«Le vittime, nove delle quali io le conoscevo bene, stavano scendendo da Punta Penia con un dislivello di 1300 metri. La salita era iniziata presto la mattina ed erano accompagnati da guide alpine esperte. Nessuno poteva immaginarsi un distacco di tale portata e io stesso non pensavo che ci fosse così tanto ghiaccio (il seracco era alto ottanta metri, largo 200 e profondo 60, ndr). I soccorritori mi hanno permesso di restare nel rifugio per due giorni dopo la tragedia affinché potessi chiudere tutto e poi sono venuti a prendermi con l’elicottero per portarmi a valle. Dalla parte di Malga Ciapela, Rifugio Falier all’Ombretta a 2074 metri che sorge ai piedi della parete a sud della Marmolada, così come il Rifugio Contrin, non c’è pericolo di caduta ghiaccio e riaprire su questi versanti permette di non perdere del tutto la stagione turistica.

Carlo Budel

I rifugi Punta Penia e Cima Undici sono chiusi. Sulla Marmolada arrivano turisti da tutto il mondo. È stato decretato lo stato d’emergenza e questo da la misura di come stiamo vivendo. Per scalare la Marmolada arrivano alpinisti da tutto il mondo. La cima più alta delle Dolomiti è un simbolo».

Cosa ha visto quel 3 luglio tragico dal suo rifugio?

«Io mi trovavo in Capanna e ho sentito tutto tremare facendomi credere che fosse una scossa di terremoto. Ho visto cadere giù una massa imponente di detriti, ghiaccio, sassi, come fosse esplosa una bomba. Per i soccorritori che sono arrivati subito ho profonda stima e rispetto per il lavoro eccezionale che hanno fatto. I turisti arrivano per la gran parte il sabato e la domenica e sarebbe bastato due ore dopo che non ci sarebbe stato nessuno in quota. O durante un giorno feriale dove salgono pochi scalatori. La Natura ha segnalato che c’è qualcosa che non va e quando vedo gruppi di ragazzini che scendono dalla cresta ovest in scarpette da ginnastica e io che gli avvisavo del pericolo, ci ridevano dietro. Tre anni fa mi ricordo di una tormenta di neve con sei gradi di temperatura e il vento che spirava a 100 chilometri all’ora. Venti scalatori della Repubblica Ceca hanno subito principi di congelamento e tra loro c’era anche un bambino. Io li ho accolti in Capanna per darli assistenza e dopo 5 ore sono ripartiti. Sono stato quasi colpito dai fulmini a venti metri da dove mi trovavo e lo spostamento d’aria mi ha ribaltato a terra».

Carlo Budel

Qual’è il ricordo più particolare della sua vita in cima alla Marmolada?

«L’arrivo ogni anno il 4 agosto di Arrigo Pegoraro di Portogruaro che viene a festeggiare il suo compleanno. A 87, 88, 89 anni e un anno sotto la tormenta di neve ha dovuto desistere ma era così dispiaciuto che poi è tornato a 90 anni accompagnato da Massimiliano Ossini conduttore Rai e io per festeggiarlo ho preparato una crostata».

Massimiliano Ossini Arrigo Pegoraro Carlo Budel

Ora è il momento del silenzio e per Carlo Budel è tempo di riflessione e ha scelto, almeno per ora, di restare lontano anche se l’amore che ha per la sua Marmolada non potrà mai sparire.

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