Teatro, Teatrorecensione — 31/12/2014 15:28

Kids, il festival per le nuove generazioni a Lecce

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LECCE – Si chiama Kids, che in inglese vuol dire bambini e per loro è stato concepito e realizzato, a Lecce, il Festival Internazionale del teatro e delle arti per le nuove generazioni, ideato da Factory compagnia transadriatica e Pincipio Attivo Teatro con il sostegno del Comune di Lecce, la Regione Puglia, il Teatro Pubblico Pugliese. In corso fino al 6 gennaio. Per i bambini – il pubblico meglio predisposto al giudizio privo di sovrastrutture sugli spettacoli dal vivo – ma non solo, perché lo stupore è appannaggio universale e il bisogno di sorprendersi non ha età. Una rassegna dai numeri eccezionali: 16 spettacoli, una dozzina di compagnie da tutta Europa, trenta recite totali con 4-5 spettacoli al giorno, 8 giorni di rappresentazioni dislocate dappertutto si può fare teatro nella capitale del salento. Un festival dai grandi numeri riguardo anche la macchina organizzativa, capitanata da Tonio De Nitto (Factory) direttore artistico e organizzativo dell’evento e co-diretta da Raffaella Romano (Principio Attivo), con un corposo impiego di collaboratori e teste pensanti per quello che è diventato ormai un appuntamento storicizzato della cultura nazionale e salentina.

H.G. (Hansel e Gretel) dell’ensemble svizzero Trikster-p ha fatto da apripista alle esibizioni, negli spazi delle Manifatture Knos, ex fabbrica adibita a centro nevralgico di creatività. Una rilettura dell’evergreen dei fratelli Grimm, strutturata in un percorso estetico e sensoriale individuale. Perché la fiaba è un contatto con sé, una storia da raccontarsi, un motivo per scoprirsi, coccolarsi, con lievità e leggera pensosità. Nove ambienti tattili, visivi, sonori (da percorrere) accompagnano lo spettatore solitario dentro la storia, negli scenari della fiaba, avvertendo come avrebbero fatto i protagonisti, provando paura, apprensione, solitudine, liberazione. Condotti da un’audioguida (cuffia e ipod, la voce è di un’attrice con elementi drammaturgici uditivi), provvisti di torcia, si penetrerà nel mondo sospeso e crudele del bosco e le sue creature, nella casa della strega, dentro e fuori di sé. Lo spettatore diventa performer, si eludono i confini tra osservato e osservanti, l’esperienza sublima nel totalizzante. Portato a galla il carattere cattivo dell’opera: introiettarsi il disumano per espiarlo, per sentirne l’odore e concepirne le sembianze, per riconoscerlo proprio, confinarlo. Ma più che concettuale il lavoro s’incornicia esteticamente, rivolto a un target giovane (necessariamente non giovanissimo) meglio adatto e fruito con maggiore sensibilità da un pubblico maturo. Un teatro risolto non nel semplice guardare. Originale.

H.G. 2

H.G.

 

Di manifattura più tradizionale Secondo Pinocchio della compagnia Foggiana Burambò, messo in scena alle Officine Cantelmo. Tradizionale in senso ampio: anche in questo spettacolo la poca ordinarietà rispetto ai canoni del genere (teatro di figura) la fa da padrone, restituendo una fruizione chiaramente intellegibile e altamente digeribile percorsa per strade altre. Prediligendo la povertà scenografica nobilitata dall’artigianalità e dall’ingegno creativo. Scuole di pensiero adattate a marionette, puppets e burattini. Nella rilettura del capolavoro di Collodi, caposaldo della letteratura per ragazzi (opera massonica, in primis), s’intravedono tratteggi di poetica d’alto lignaggio artistico. E l’utilizzo di una dialettica mediata dalla cadenza locale, peculiarità dell’uso linguistico di commedia farsesca (commedia dell’arte), con l’interpolazione della storia e la riproposizione in chiave contemporanea. Si potrebbe pensare anche alla Tempesta di Strehler, quando la balena prende la scena del piccolo teatrino dei pupi allestito per l’occasione (il mare nell’opera del maestro fu realizzato con un enorme lenzuolo movimentato da attori, giochi di venti e di luci artificiali).Un complesso di elementi a rendere il lavoro dei Burambò degno di nota (vincitore dell’Eolo Awards 2012), non potendo non tenere conto delle finalità pedagogiche dell’allestito con un marcare ‘buone pratiche’ di sorta adatte alla buona educazione del piccolo pubblico: ubbidienza, dedizione allo studio, lontananza dai guai. “Raccomandazioni” conformi al senso esoterico originario del Pinocchio Collodiano: costruire profonde e buie prigioni al vizio… Bambini entusiasti.

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In visibilio, il piccolo pubblico, per The Afternoon of a Fohen versione 1Il pomeriggio di un fauno, della Compagnie Non Nova, di Nancy. La meraviglia in materia. Il gioco teatrale a prendere forma e movimento (e sostanza). Un cerchio magico dove prendono vita personaggi realizzati con buste di plastica, animati da “vita propria”, mossi idealmente da un demiurgo (presente in scena) e meccanicamente da un marchingegno di pura fisica composto da una serie di ventilatori sistemati circolarmente. Metafora dell’esistenza. Giocoso e d’attrazione subitanea, che non è sinonimo di faciloneria o trick (furberie per il pubblico), condito invece di quella pensosa leggerezza favorevole a un approccio riflessivo al carattere prettamente estetico dell’allestimento. Motivo di avvicinamento personale e immaginifico, soggettivo e interpretativo. Uno spettacolo adatto a diverse fette di pubblico, fruito da molteplici punti di vista e prospettive. Un dettaglio: un circo di ombre proiettate dai fari sul soffitto a volta a stella della sala Maria D’Enghien del Castello Carlo V (location dell’esibizione) crea un effetto ulteriore di sorpresa. Rende lo spettacolo pluridimensionale. Da non perdere.

The afternoon of a fohen

H.G. (Hansel e Gretel)

collaborazione artistica Simona Gonella

realizzazione tecnica spazio sonoro Area Drama RSI;
registrazioni Lara Persia, Angelo Sanvido;
montaggio audio Lara Persia;
co-produzione Trickster-p / Cinema Teatro Chiasso / Teatro Pan Lugano / Teatro Sociale As.Li.Co. Como; in collaborazione con Radiotelevisione svizzera-Rete Due
concetto e realizzazione Cristina Galbiari e Ilija Luginbühl.

 

Secondo Pinocchio

Ideazione e regia:Daria Paoletta e Raffaele Scarimboli
con Daria Paoletta e Raffaele Scarimboli
Produzione: compagnia Burambò (Foggia)

 

The Afternoon of a Fohen – Il pomeriggio di un fauno 
Prod. Compagnie Non Nova (Nancy)
Musiche: Claude Debussy
 

Visti a “Kids Festival Internazionale del Teatro e delle arti per le nuove generazioni” – Lecce dal 28 dicembre ’14 al 6 gennaio ’15

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