Teatro, Teatrorecensione — 30/09/2014 14:37

Ippolito Chiarello: psycho killer per burlarsi della morte. A Startup, il contemporaneo a Taranto

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TARANTO – Non solo la tragedia è capace di suscitare catarsi. Non è necessario, perennemente, provare dolore per espiarlo. Meglio liberarsene con una risata, invece. Il comico a teatro non è sinonimo di facile ironia e leggerezza di contenuti ed esposizione. Non avrebbe senso altrimenti l’alterazione dei personaggi per rappresentare distorsioni reali, la follia mezzo per enunciare verità indicibili, l’induzione alla riflessione, con lazzi e sberleffi, che non provochi malumore. Ricorda Ben Jonson (commediografo inglese del ‘600): “soggetto della commedia dovrebbe così essere un tratto, distorto e dominante, della personalità, non un semplice capriccio o un atteggiamento affettato. Lo scopo della commedia rimane morale, flagellare simili distorsioni mettendole in ridicolo”.

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Nel mezzo di un concerto jazz piomba un visibilmente alterato personaggio in giacca e cravatta armato di pistola. Minaccia pubblico e suonatori, minaccia di farla finita. Perché la sua donna è lontana, perché non trova posto, perché non sa fare altro che…uccidere. A quanti è venuto in mente di farlo (uccidere) almeno una volta? Pone questo interrogativo Ippolito Chiarello alla sua platea nei panni dello Psycho Killer che dà il titolo al suo spettacolo. Ispirazione: il testo di Walter Spennato “Quanto mi dai se ti uccido”, racconti pulp. Le capacità attoriali di Chiarello sono note. La duttilità nel passare da un ruolo a un altro, un utilizzo sciolto della mimica (la maschera a volto nudo) a consentirgli un ventaglio di soluzioni espressive senza incappare nella staticità, l’esperienza da veterano delle scene (e di set cinematografici, e di contesti urbani) a cucirgli addosso l’agio della prova, l’autenticità tanto più lustrata quanto più supportata da una tecnica raffinata. Nei panni dello Psycho Killer sembra divertirsi, sembra calzargli a pennello. Le citazioni su cui il personaggio è costruito drammaticamente sono innumerevoli: cinematografiche, televisive, teatrali. Persino il Krapp di Beckett viene scomodato tra i gangster dei mafia-movie, le starlette televisive e i cantanti italic-pop. Per un’interazione costante tra pubblico e mattatore, un rivolgersi volutamente confidenziale da trasposto televisivo. Una presa diretta a favorirne il visibilio. Una mitragliata di scene, responsi, gag, monologhi impossibili, skaz (il termine, dal russo, in ambito letterario indica il flusso di invettiva in slang d’uso quotidiano o in idioma inventati), invenzioni metatetrali.

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Non un semplice trovare la battuta giusta dunque, né un provocare lo sbellicarsi ludico, ma il risultato del lavoro d’una ricerca chirurgica nel consegnare più respiro possibile al fatto comico, un dire di morte e di esecutori ridendo, burlandosene. Agitare e indagare l’archetipo prendendosene beffa. Mescolando stilemi, riadattamenti, scenette, interazione diretta con pubblico, musicisti, tecnici (un omaggio a tutti i ruoli del teatro in barba a gerarchie, snobismi, divismi di sorta) in un caos di apparenza (la confusione di una mente psichicamente disturbata) e una confidenzialità che mette nelle condizioni il pubblico di agiarsi, di sentirsi parte dello spettacolo. Il performativo ironico – dove le tracce della performance s’individuano nell’istrionismo di Chiarello non impegnato in una mise attoriale ben definita e circoscritta nel genere – traccia di un rapporto mutevole e mutato con gli spettatori. Visibilmente divertiti a fine spettacolo.

PSYCHO KILLER – QUANTO MI DAI SE TI UCCIDO?

di Ippolito Chiarello e Walter Spennato

con Ippolito Chiarello, Raffaele Casarano (sax), Stefano Rielli (contrabbasso)

tecnico: Michelangelo Volpe

Prod. La luna nel letto/Associazione Tra il dire e il fare

Visto, in prima nazionale, alla sala Tatà il 26/09/14 – Festival Startup Teatro, il contemporaneo – Quartiere Tamburi, Taranto

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