Teatro, Teatrorecensione — 30/07/2014 17:58

Il Don Chisciotte moderno e una strada senza sfondo

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LARI – “… a lui non importava niente di quello che faceva la gente solo una cosa per lui era importante e si esercitava continuamente per sviluppare quel talento latente che è nascosto tra le pieghe della mente e la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle dalla finestra nel tetto con un messaggio voleva prendere contatto, diceva: Extraterrestre portami via voglio una stella che sia tutta mia, extraterrestre vienimi a cercare voglio un pianeta su cui ricominciare” (Eugenio Finardi, “Extraterrestre”)

Pinocchio, Ulisse, Don Chisciotte sono i fool di Simone Perinelli che investe una forza espressiva ed una potenza dialettica, che balla tra profondità e ironia, personaggi senza tempo dalle infinite letture, varianti, diciture, sfumature e le declina con questa sua particolare cadenza che pare un tocco di scherma, colpire a fondo e ritirarsi in superficie per poi riaffondare il colpo riannodando. Una tangenziale da Grande Raccordo Anulare è il panorama, o meglio l’orizzonte che chiude sempre uguale e se stesso, che il “nostro” vede, o è costretto a vedere, un poster sullo sfondo in continuo movimento di velocità d’auto e fari e lampeggianti ma sempre costante e immutevole, una lingua d’asfalto che viaggia e va, porta e fa tornare, ricuce e conduce sempre gli altri da qualche parte mentre lui sul bordo, sul ciglio della vita osserva lo svolgersi senza potervi porre rimedio, senza poter cambiare le cose, senza poter intervenire.

Luna
Il nostro è un disadattato bonario, carente d’amore e di affetti, solo e abbandonato, con cane immaginario, che spera nell’imminente atterraggio da un momento all’altro degli alieni per salvarlo. Dondola autisticamente nelle sue larghe scarpe da ginnastica (anche qui sembra l’attacco dello schermidore al rallenty come una cantilena, un’oscillare del metronomo che solo a guardarlo fa trance e ipnosi), le mani in tasca nel giubbetto slargato. Sente le voci, o le vorrebbe sentire, vorrebbe sentire l’altro che lo ascolta, lo interroga, che annuisce alle sue tesi su mondi e pianeti lontani. Viene in mente guardando il suo sguardo tralunato, e gli occhi che manda al cielo, il primo Verdone, o il primo Montesano, forse Proietti, a tratti il “Simone” di Panariello o il “Lorenzo” di Corrado Guzzanti o ancora “Ivo il tardivo” di Alessandro Benvenuti.

Luna Park 2

E’ coatto e borgataro, sembra uscito dai romanzi di Ammaniti, è ingenuo e dolce. Le sue digressioni sono fulminanti miscelando piani di realtà alla più completa illogicità folle. Cerca nel futuro, nelle stelle, in Dio, nella venuta degli alieni (ecco qui che bussa “L’ultimo terrestre” di Gipi) una certezza, una salvezza a quel presente incomprensibile, una spiegazione all’oggi che lo ha tagliato fuori, che lo ha emarginato. Perinelli è qui, ancor più se vogliamo rispetto ai precedenti due step della trilogia, visionario e fantasmagorico, irrazionale e poetico, fascinoso in questi quadri sezionati da un buio che pare tappare la bocca e tarpare le ali ai ragionamenti dialettici fini e dislessici del nostro antieroe.

Luna Park Do you want a cracker? Simone Perinelli

Luna Park Do you want a cracker? Simone Perinelli

In contrapposizione, come contraltare, appare laterale anche un “renziano” dallo smaccato accento fiorentino che parla costantemente di futuro. Un futuro che è oltre gli elenchi ossessivi delle uscite della tangenziale, una superstrada compulsiva che non lo condurrà da nessuna parte, che lo vede sempre come platea di uno spettacolo grigio che non ha scelto. Purtroppo i troppi finali rendono faticosa e poco scorrevole, se non proprio difficoltosa e claudicante, l’ultima parte quando dopo aver catturato e convinto e conquistato e ammaliato e fatto innamorare il pubblico, deborda in altri quadri che oltre a non aggiungere appesantiscono la narrazione, la rendono incerta e zoppicante arrivando a toccare ora Schettino adesso due stralci, in spagnolo, da Cervantes. Con opportuni tagli la bomba innescata è pronta all’esposione, adesso la miccia, comunque ben carica, ha le polveri bagnate pur rimanendo Perinelli un importante narratore sul binario dell’assurdo che impregna l’esistenza.

 

“Luna Park”, di e con Simone Perinelli. Regia Simone Perinelli. Aiuto regia e consulenza artistica: Isabella Rotolo. Visto al festival “Colinarea” di Lari (Pisa), il 29 luglio 2014.

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