Teatro, Teatrorecensione — 29/12/2013 23:21

Il Burrasca che sembra uscito dal Libro Cuore è un uomo che gioca con la sua vita

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BIENTINA – In un suo spettacolo di qualche anno fa stava nudo sulla scena con un piccolo ukulele che gli copriva le zone dove non batte il sole. Adesso, in questo nuovo “Burrasca”, i capelli sempre sparati a raggiera come una Madonna penitente, si trasforma in un discolo che vive di marachelle attendendo prima la ricreazione e poi la fine delle sudate lezioni. Ugo Sanchez, nome che ai calciofili ricorderà il centravanti messicano del Real Madrid anni ’80, al secolo Guido Nardin (fan appassionato ed accalorato di Maradona), è un colosso con due baffoni che lo avvicinano al “Petroliere” di Daniel Day Lewis. Sembrano di scena ed invece sono veri, gonfi e lunghi e caravaggieschi.

“Oggi è sabato domani non si va a scuola”, cantava Pino Daniele nasale. Il tavolo e le sedie piccole, dove si incastra alla perfezione il gigante Sanchez, portano alla mente “La classe morta” kantoriana, il recente History boys” dell’Elfo Puccini , o ancora “Nemico di classe” o la pellicola “L’onda” o “L’attimo fuggente”. Ma, nessuna paura, qui si gioca sul filo del riso. La classe non è acqua.

Accompagnato da un chitarrista arpeggiante che spazia dalla tradizione americana blues fino a sonorità che rimandano alle arti orientali fino a scoppiettanti ritmi sudamericani. Ma non siamo di fronte ad un Lucignolo acido e perfido collodiano, il “nostro” sembra uscito da “Libro Cuore”, scherzoso, burlone ma mai esagerato. Meglio un Pierino o perché no proprio il Gianburrasca dal quale prende le mosse: tira aeroplanini, mangia la vernice, fa ritratti al pubblico, mangia le gomme da masticare con varie evoluzioni, compone piramidi tra fogli di carta arrotolati e libri, costruzioni che sfidano la gravità, lancia coriandoli in quantità sempre più coinvolgenti.

Ed in questi passaggi Ugo spreme la sua arte di strada, giocolerie, funambolismi, palloncini di ogni forma, palle di carte che roteano e svolazzano fino al clou: il momento del gargarismo, prima in versione singola poi coinvolgendo tutto il pubblico in una intonazione di “Imagine” dalla quale i Beatles si sono dissociati.

Ed è un continuo scambio di riflessi tra platea e palco: il lancio dei coriandoli con fionde sempre più grandi, fino ad arrivare a gigantesche versioni dell’arma di Davide contro Golia, gli aerei che volano che sembrano droni in Medio Oriente, pistole e fucili ad acqua per annacquare tutto il teatro. La scuola rimane la grande lezione della vita, trauma e formazione.

C’era Antonello Venditti che cantava “Compagno di scuola”: “Le otto e mezza tutti in piedi, il presidente, la croce e il professore che ti legge sempre la stessa storia sullo stesso libro, nello stesso modo, con le stesse parole da quarant’anni di onesta professione”. O ancora la più celebrata “Notte prima degli esami”: “Notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Edoardo Bennato che gli rispondeva “Ebbi dei dubbi già, il primo giorno di scuola e all’Università”. Si intravede più la goliardia in Ugo Sanchez degli AC/DC che in calzoncini corti, già grandi e maturi, saltellavano su un palco scarmigliati.

Tutti però saremo d’accordo con i Pink Floyd e il “The wall” da scardinare: “Non abbiamo bisogno di educazione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero, niente tetro sarcasmo in classe, insegnanti, lasciate in pace i ragazzi”. Comunque, pare dirci, tra un occhiolino ed una lisciata di baffi: “Io speriamo che me la cavo”.

“Burrasca”, di e con Ugo Sanchez jr, visto al Teatro delle Sfide, Bientina (PI) il 15 dicembre 2013.

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