Teatro, Teatrorecensione — 29/05/2013 23:25

Un Amleto dove il suo “essere” è una proiezione delle nostre paure.

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Amleto è una proiezione delle nostre paure. Una costruzione mentale che si materializza nelle nostre coscienze sollecitate da ricordi ancestrali. Amleto siamo noi, uomini in preda alla nostre insicurezze e paure che non sappiamo affrontare e combattere come è lui stesso così ambiguo ma introspettivo, capace di modificare il suo pensiero sul mondo e sull’essere umano, fino a diventare pessimista di se stesso del proprio vivere umano. Un tempo orgoglioso di essere uomo muta nel corso della tragedia per le angherie subite, gli oltraggi, la morte del padre ucciso dallo zio già amante della madre quando ancora il re era ancora in vita. È a lui che il fantasma del padre si rivela per confessare l’indicibile verità e chiede di essere vendicato. Per Amleto è l’inizio del suo peregrinare tormentato da mille dubbi nel tentativo di assolvere la promessa fino a quando la sua vita precipiterà e la morte avrà la meglio.

L’Amleto di Roberto Bacci è “Essere un altro Amleto”capace di  togliere le sovrastrutture della tragedia, creandone una versione asciutta e geometrica grazie all’essenziale scenografia, una costruzione lignea e ferro che funge da castello, prigione, una specie di gabbia dove si cela tutta la tragedia che esploderà in tutta la sua virulenza. Per il regista e la compagnia del Teatro Nazionale Rumeno -Cluj NapocaEssere un altro Amleto” è una storia senza le sovrastrutture consuete che a teatro si notano in questo genere di allestimento, a beneficio di un lavoro corale e coreografico che amplifica e sottolinea le dinamiche tra i protagonisti. Sulla scena duellano schermidori abbigliati da ampie gonne bianche da assomigliare a seguaci dell’arte marziale giapponese. Attendono l’arrivo del Principe di Danimarca per coinvolgerlo in una sfida incessante in cui Amleto si troverà prigioniero, costretto a combattere fantasmi del suo passato che lo rincorrono. Deve vendicare il sangue versato come un’ossessione.

Questa particolare versione di Amleto è vista come possibilità di far emergere la fisicità degli attori e la loro duttilità nell’interpretare più personaggi senza far cadere mai la tensione drammaturgica. Il regista percorre per quadri essenziali avvalendosi di pochi ma decisivi elementi di scena per ricreare le azioni più significative. Tra le scene più suggestive la scena del dissotterramento dei teschi al cimitero senza dover ricorrere ad un’azione realistica che prevederebbe la presenza di uomini intenti a scavare. Bastano dei sacchi di terra svuotati sul palcoscenico e la potenza visiva dell’azione si amplifica e da il senso della tragedia incombente. È un teatro che richiede una preparazione rigorosa in cui eccelle Cristian Grosu nei panni del tormentato Amleto, il cui abito è attuale per sottolineare la contemporaneità. È l’unico ad avere una caratterizzazione psicologica definita su cui il regista assembla lo scorrere degli accadimenti. L’uso della maschera per celare e scoprire la propria identità e personalità spiega come sia presente in questa lettura il tema del doppio. I personaggi si sdoppiano e si moltiplicano per diventare più regine e re, da uno a più spettri. Non una ma più Ofelie e Poloni come tante visioni allucinatorie che popolano la sua mente. Un lavoro sicuramente originale nel suo insieme con la caratteristica di voler addentrarsi in un labirinto oscuro dove far emergere le contraddizioni dell’uomo costretto a soccombere.

Amleto. Essere, un altro Amleto”, di William Shakespeare, regia Roberto Bacci, con Cristian Grosu, Cãtãlin Codreanu, Eva Criºan/Patricia Brad, Cãtãlin Herlo, Radu Lãrgeanu, Miron Maxim, Irina Wintze; drammaturgia Roberto Bacci e Stefano Geraci, scene e costumi Marcio Medina, musiche Ares Tavolazzi, luci Jenel Moldovan. Teatro Nazionale Rumeno – Cluj-Napoca.

 

Visto al Teatro Era di Pontedera il 13 aprile 2013

 

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