cinema — 28/05/2016 11:46

Olmo and the Seagull: La forza inquieta del materno

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BOLOGNA – La forza inquieta del materno. Olmo and the Seagull di Petra Costa e Lea Glob al Biografilm di Bologna. E’ ancora una volta l’arte che prova a dire la verità. In questo caso la verità su una pancia che cresce perché cresce il figlio che lì dentro alberga, per nove mesi. In quella prima casa che nessuno di noi ha scelto di abitare e che accomuna (unica tra le esperienze esistenziali) tutti gli umani del mondo. Olmo and the Seagull, della brasiliana Petra Costa e della danese Lea Glob (produttore esecutivo Tim Robbins) prova a raccontare, tra realtà e finzione, quello che accade nel corpo solitario, desiderante, inquieto, di Olivia, una giovane donna, attrice di teatro, compagna amata di Serge (anch’egli teatrante), negli anni migliori del suo respiro biologico che, per tirannia della sorte femminile, sono anche gli anni più promettenti della sua carriera teatrale. L’annuncio di una gravidanza desiderata coincide con l’annuncio da parte del produttore della tournèe che porterà la piéces (il Gabbiano di Cechov) sei mesi a New York e forse altrove e coincide, per principio naturale e di mestiere, con l’impossibilità di vedersi nei passi di una Arkadina incinta di cinque mesi, sul palcoscenico all’epoca del debutto. Il principio di realtà irrompe ancora più prepotente con un segno di sangue a smentire la convinzione che tutto si può fare, basta sapersi organizzare. Il medico vede l’invisibile agli occhi e parla di un brutto ematoma uterino che ha bisogno di calma, di silenzio, di sonno. In una parola ha bisogno di essere accudito come va accudito un figlio anche quando non c’è, ma c’è. Dunque cambia la scena davanti agli occhi di Olivia. Il suo sipario si apre e appare un’altra storia, dove si muove lei bambina (sempre in scena, per essere amata) e poi gli amori adolescenti, le memorie inconsolabili, le paure travestite da qualcos’altro (così come succede in teatro quando ci si cambia di costume).

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Questo figlio grande come un fagiolo ferma il mondo e con la forza di un albero (il suo nome è scelto: Olmo) chiama sua madre nell’intimità che le/gli conviene. Ma non tutto va in ordine, resta la malinconia per Arkadina che si allontana, la gelosia per la giovane attrice che prende il suo posto, l’invidia sottile, e il languore, per Serge/Trigorin che saluta sulla porta (perché lui sì in tournee a New York ci va davvero), e la paura di invecchiare di colpo. E resta lo straniamento perché “sei al riparo da tutto se fai del teatro”, ma per questo ruolo di madre, sei gettata sul palco senza neanche una prova. Ce la farò? La domanda diventa ossessiva. Ce la farò? Ed è ancora il teatro che offre risposte. Certo che ce la farò se mi guardi, perché la mia forza non viene solo da me e da questo figlio, ma dalla forza dello sguardo del pubblico (dello sguardo dell’altro) che dice: non ti preoccupare, ti vedo, non sei da sola, avanti, sei brava. “E’ di questo che andiamo a parlare” dice una voce fuori campo (è la voce della regista) quando Olivia costretta all’immobilità, tra il letto e il divano a costruire giorno dopo giorno le ossa, le ciglia, il fegato le unghie di suo figlio. Una voce che resta in sottofondo come la fata gentile delle fiabe che ci ricorda che quel sangue minaccioso è in verità un percorso iniziatico di energie creative, costellato di prove. La liberazione dell’oro dalla pietra grezza.

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Olmo ad the Seagull, Olmo e il Gabbiano, magistralmente interpretato da Olivia Corsini e Serge Nicolai (del Théatre du Soleil di Parigi), e girato dentro la loro stessa casa, con le loro stesse facce senza trucco, con i loro stessi conti che non tornano, si può dire un film “politico”, perché mette il materno nel posto che gli compete. Al centro dell’universo. E chiama a guardare dove non si guarda mai (perché è affare di donne?) e chiama a vedere, se solo si aprisse il sipario, che quella forza è forza spendibile per tutti. Magari anche antidoto alla violenza e alla guerra.

In programmazione alla Sezione Concorso Internazionale Festival Biografilm Bologna in programma il 10 e il 12 giugno

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