Teatro, Teatrorecensione — 26/10/2011 at 07:24

Vision Disturbance ti fa vedere la vita con occhi diversi

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La degenerazione maculare è una patologia multifattoriale che colpisce la zona centrale della retina, detta macula. È ad andamento progressivo e può portare alla perdita completa ed irreversibile della vista. Malattia molto diffusa nel mondo Occidentale. In Vision Disturbance di Richard Maxwell, visto al Vie Festival di Modena, c’è una donna che soffre di questa grave patologia e lo racconta ad un oculista a cui si è rivolta. Vuole guarire a tutti i costi. Lo rivendica ad alta voce nel cercare ogni forma di cura possibile. Non accetta la condanna che la renderebbe cieca. È una donna semplice ma dal carattere forte e determinato. È la protagonista di Vision Disturbance, una creazione per il teatro firmata da Richard Maxwell, celebre regista dei New York City Players, che sceglie di dirigere un testo di Christina Masciotti. La paziente si chiama Mondo, quasi minuta, un viso severo, e sta per affrontare un divorzio dal marito. Desidera tornare nella sua patria: la Grecia.

Il medico che la deve visitare è un uomo sufficientemente mediocre, dal fisico un po’ pingue. Le loro vite si incrociano per colpa di un occhio che non ci vede più bene. Ma non sono soli, c’è un pubblico disposto su una gradinata di legno posta sul palcoscenico di un teatro che è meraviglioso nella sua architettura. Il Teatro Herberia di Rubiera. L’occhio degli spettatori è lì per vedere cosa accade tra una donna malata e un medico poco entusiasta della sua vita. Scapolo senza qualcuno o qualcosa che lo possa entusiasmare. Ma da lì a poco la sua vita potrebbe cambiare. L’occhio della sua paziente è al centro del suo interesse professionale, ma sono i suoi occhi che vedono qualcosa di diverso. Intravedono una luce diversa nella sua noiosa vita fatta di ambulatorio, casa con la madre, e la compagnia di un gatto.

Chi assiste diventa, a poco a poco, partecipe di un nascere sempre più mirato a curare la malattia e anche l’anima. Vicendevolmente. C’è molta attenzione a quanto accade. Sulla scena semplice fatta di una parete di legno, Linda Mancini e Jay Smith danno vita a qualcosa di simile ad un romanzo di vita, fatto di colpi di scena che svelano piccoli ribaltamenti relazionali. La donna non ha molta fiducia del medico, lo ritiene poco preparato ad affrontare la sua malattia. L’uomo non usa farmaci per curarla, ma propone una terapia originale e alternativa. L’ascolto di brani di musica classica per rilassare la mente e allentare la progressiva cecità.

Lei sta diventando cieca per frustrazione, rabbia, sintomi di un malessere esistenziale. Si scambiano i ruoli, la tensione è sempre più palpabile, lei inizia a migliorare. Suona con violenza il pianoforte predisposto per la musicoterapia. La vista che ha sulla vista è disturbata, distorta, resa sempre più sfuocata. Deve ritrovare la fiducia in se stessa.

Lo spettatore viene coinvolto, non è un semplice osservatore, prova una sorta di empatia per la sua condizione, e spera nella sua guarigione. Gli interpreti si distinguono per l’aderenza al testo e soprattutto alla regia, che chiede loro di non scadere mai nel patetico o nel facile pietismo. La donna migliorando la sua condizione di salute fa si che l’uomo riveli il suo fallimento professionale. Le sue terapie così poco ortodosse li sono costate la sospensione dell’esercizio della professione medica. Ma tra loro due nasce un legame forte. La scena finale di Vision Disturbance è poetica e carica di pathos. L’oscurità del teatro lascia spazio alla luce che filtra dal fondo della platea. Si aprono le porte e lei ricompare e va incontro all’uomo che le ha permesso di rivedere dentro la sua vita. Merito di un uomo che ha creduto in lei. Si è prodigato senza cedere mai allo sconforto e alla sua frustrazione. Il bacio suggella la loro unione e insieme mano nella mano escono da quella porta che da sulla strada. Metafora potente e visionaria: fuori c’è il nuovo mondo, una vita che valga la pena di essere vissuta.

Una recitazione serrata, in lingua inglese che non impedisce di fatto la comprensione drammaturgica della narrazione. La dinamicità della regia di Richard Maxwell sfrutta bene l’ottima scrittura di Christina Masciotti, sempre tesa a dare risalto alle problematiche sociali ed esistenziali, aderenti alla realtà in cui tutti noi facciamo fatica a “vedere”.

Tra gli spettacoli più interessanti e originali visti al Vie Festival.

Vision Disturbance visto al Teatro Herberia il 22 ottobre 2011

 

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