Teatro, Teatrorecensione — 25/04/2017 18:18

“Franco Stone”: una storia gotica semi vera

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PISA – A chiusura della stagione del Teatro Verdi di Pisa un nuovo lavoro de I Sacchi di Sabbia ( Premio UBU 2008, Premio speciale critica 2011, Premio Lo Straniero 2016) in collaborazione con Sergio Costanzo e I Gatti Mezzi, giovane gruppo musicale di stampo jazzistico formato dal duo Tommaso Novi e Francesco Bottai, anche in tournèe internazionali con sei album. Stavolta il tema trattato prende spunto dal capolavoro di Mary Shelley, autrice di Frankenstein che insieme al marito il poeta Percey Shelley (mori trentenne per naufragio nel Golfo di La Spezia), furono ospiti della città di Pisa e delle Terme di San Giuliano, piccola cittadina a pochi chilometri di distanza fra Pisa e Lucca, già nota nell’Ottocento per le sue acque salutari. Fra i dati documentati, il fatto che i due scrittori inglesi sono stati in soggiorno a Pisa nel 1818 e poi nel 1820.

La presenza dei coniugi Shelley si inquadra in quel peculiare clima pisano segnato e attraversato dalla stagione del Romanticismo letterario in cui la città era meta di ambiti soggiorni di importanti scrittori fra cui Lord Byron, quasi in concomitanza tra l’altro con Giacomo Leopardi che in via della Faggiola nel suo soggiorno fra il 1827 e il 1828, iniziò a scrivere alcuni dei suoi più importanti Grandi Idilli: i Canti pisano-recanatesi, fra cui A Silvia. Tutto questo materiale entra nel nuovo lavoro dei Sacchi di Sabbia in collaborazione con artisti che in città vivono come I Gatti Mezzi o con cui ci sono forti rapporti artistici di lungo corso, come quelli maturati nel tempo con Marco Azzurrini e GIPI, film maker, fumettista ed illustratore di fama internazionale. In questo nuovo lavoro dal curioso titolo Franco Stone, si affronta in scena la sperimentazione di una scrittura multi-codice, un’invenzione concertata in bilico tra dati documentari storici e fantasia in salsa gotica risultato degli apporti e delle contaminazioni fra i diversi artisti che hanno collaborato al progetto.

 

Ne risulta un pastiche linguistico-visivo- musicale-sonoro molto godibile che ha alcune caratteristiche di un raffinato musical tenuto bene in saldo dal filo rosso di un’epica narrazione affidata a Marco Azzurrini in gran forma di affabulatore. Il nucleo del lavoro ruota intorno alla presenza in città dell’autrice di Frankenstein Mary Godwin Shelley e all’ipotesi che l’ispirazione del suo gotico romanzo sia nata proprio dalla frequentazione di luoghi e personaggi qui realmente vissuti : i medici chirurghi e docenti universitari di fama internazionale Francesco Vaccà Berlinghieri ed il figlio Andrea Vaccà detto il Vampiro, Giuseppe Morosi di Ripafratta, ingegnere ed inventore di automi e Andrea Valli di Casciana, fisico e scienziato noto per i suoi studi sull’elettricità sulle orme di Galvani. Gli illustri medici pisani erano noti per i loro studi sui cadaveri e per i loro esperimenti legati alla ricerca della possibilità di rendere “immortali” gli esseri umani, una utopia Illuminista e massonica. Il personaggio, che secondo leggenda avrebbe ispirato Mary Godwin, sarebbe dunque un mitico medico pisano detto Franco Stone, cioè Franco Pietra che tradotto in tedesco si enuncerebbe appunto come Frankenstein. Partendo da queste premesse il lavoro Franco Stone, costruito su un solido testo drammaturgico di tipo narrativo-storiografico-letterario, si sdipana fra citazioni storiche, miti e leggende a ruotare intorno al personaggio reale e letterario di Frankenstein.

 

All’evocazione delle diverse personalità pisane coinvolte nella presunta ricerca ispiratrice di Mary Shelley, ecco che partono siparietti quasi in forma di Carosello, che di volta in volta commentano le vicende oggetto di intreccio letterario e meta-letterario attraverso ora brani musicali dal vivo ( pianoforte e chitarra nelle mani del duo in scena aperta Tommaso Novi-Francesco Bottai), ora con canzoncine e filastrocche orecchiabilissime e passi di danza d’antan di un duo di bambine terribili che fanno il verso alle gemelline di Kubrick in Shining ad evocare e sottolineare i contenuti thriller oltre che macabri dell’impianto narrativo. Vari personaggi si appalesano in scena ( bardati dai costumi d’epoca primo Ottocentesca, disegnati dal pittore Guido Bartoli, che ha anche curato le scene) , dai quattro scienziati pisani impersonati da Giovanni Guerrieri, ad un buffissimo automa: il famoso Turco ( Enzo Illiano) che gioca a scacchi, inventato da Giuseppe Morosi, al Frankenstein sdraiato sul suo letto-tomba oggetto di esperimenti ( Gabriele Carli), mentre sul fondale appaiono via via proiezioni video a disegnare personaggi e ambienti citati dal narratore che è continuamente interrotto in scena a cominciare dai due musicisti anche in veste di attori. E così vengono anche a galla nell’intreccio, gli esperimenti sulle rane del Valli, gli studi sull’elettricità che portarono Alessandro Volta alla invenzione della pila, in un avanti e indietro temporale di esilarante comicità condito con espressioni in vernacolo pisano.

Fra verità storiche e leggenda metropolitana non è certo se la scrittrice Mary Shelley abbia trovato ispirazione per il suo soggetto del dottor Victor Frankenstein nel pisano dottor Franco Stone. Si tratta di un gioco di rimandi, di toponomastica? di sicuro però I Sacchi di Sabbia con il loro ensemble di collaborazioni artistiche, hanno trovato un ispirato materiale per uno spettacolo che si prospetta aggiungersi alla già lunga lista di lavori di meritato successo di pubblico e di critica, in linea con una poetica comico-surreale di originale riconoscibilità stilistica.

Franco Stone

I Sacchi di Sabbia, Gatti Mezzi, Marco Azzurrini, Guido Bartoli con il contributo di GIPI

da un’idea de I Sacchi di Sabbia, Sergio Costanzo, I Gatti Mezzi
con Marco Azzurrini, Francesco Bottai, Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Tommaso Novi, Rosa Maria Rizzi, Giulia Solano
testo e regia I Sacchi di Sabbia

musiche I Gatti Mezzi

scene e costumi Guido Bartoli

produzione Internet festival/I Sacchi di Sabbia in co-produzione con Armunia
Visto in prima nazionale al Teatro Verdi di Pisa, l’8 Aprile 2017

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