Teatro, Teatro recensione — 24/12/2014 at 13:55

War Now!ovvero guerra mai!

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PISTOIA –  Un efficace ed intelligente lavoro sul tema della guerra che – come quello sull’amore- rischia in scena l’autodeflagrazione , a meno che non tratti trasfigurandole, le idee e certi copioni traendole dai classici. Così non è stato per War Now , in prima regionale, che sembrerebbe pescare, ma non è così o almeno non solo così , dai linguaggi dei video games. In realtà molto è giocato fin dalla costruzione drammaturgica dell’incipit, sull’interazione col pubblico. Ma fino a qui poco c’entra colla Rete, basti pensare agli allestimenti di Judith Malina e Julien Beck anni Settanta di Living theatre (ripresentati anche trent’anni dopo a Pontedera Teatro) sui temi della guerra, della finanza, della violenza tout court.
L’unica differenza con l’allora, è la presenza niente affatto massiccia ma solo in funzione di galleria fotografica, a restituire in un bianco e nero da Istituto Luce proiettate sul fondale, alcune struggenti dia delle grandi città internazionali coi loro segni di monumenti– a cominciare dalla Tour Eiffel e poi Londra passando per la capitale australiana prima e dopo i bombardamenti della Grande guerra 1915-18. Sono diapositive ben incentrate dentro il plot narrativo- solo apparentemente sconnesso, che procede per azioni sceniche interattive col pubblico fra flash back e incursioni nel futuribile, quale fosse un fantasy per microstorie di famiglie davanti la TV. Ci sono molte azioni fisiche sopra e sotto il palcoscenico fra il pubblico, una narrazione franta, domande e dialoghi in presa diretta con gli spettatori secondo lo stile di Sotterraneo, ritmo veloce che per questo potrebbe sviare verso la visionarietà estetica un po’ prossima alla forma delle video performances.

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Si tratta di una collaborazione artistica che ha visto insieme dal festival di Santarcangelo, il Teatro Sotterraneo in sinergia col regista lettone Valters Silis all’interno del progetto internazionale SharedSpace. In scena tre attori di grande forza espressiva (Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri), che si immedesimano in situazioni di guerra. Questi in tuta mimetica fissa, si infilano maschere per rischio guerra chimica e|o nucleare- il richiamo è all’ipotesi di una Terza guerra mondiale proposta come idea neanche tanto pellegrina a generazioni che fortunatamente mai ne hanno vissute almeno nel nostro Occidente europeo .

Le donne o sono a loro volta inserite nel sistema della guerriglia (dei tre armati con mitra o kalashnikov, Sara Bonaventura , è donna) o sono Grandi Madri a cui viene sottratto oltre che ucciso l’infante. E provano a raccontarci una storia impossibile sullo scenario mondiale, attualissimo al punto che nella estrema azione di coinvolgimento del pubblico- assai consenziente- portano sulla scena gli “attori” afoni di una impossibile trattativa diplomatica internazionale. Il tutto con leggerezza mescolata alla ferocia indossata dalle loro tute militari, dalle loro maschere fasulle fra strazio e cinismo etico ed etnico- e qui l’influsso della co-regia di Silis è pulsante..
Ciò che emerge da questo laborioso complesso lavoro è la disinvoltura del catturare il pubblico per alla fine, rovesciare i ruoli da attivi in passivi e viceversa: insomma alla fin fine il coup de théatre è che i morti siamo noi.Questa operazione fa riflettere sulla tragedia delle guerre. Perché ci induce a soffermarci sul fatto che l’odio chiama odio. L’ultima sezione ( dopo il pleonastico vomito con allegato di spremitura di orbite oculari con tanto di spruzzi) rimbalza sulla umanissima, purtroppo, condizione di chi dopo eccidi ed eccidi, anche di fronte alla Terza, evocata, Guerra Mondiale, dichiara che vorrebbe riprendere ad ammazzare tutto e tutti. Ma l’occhio per occhio, si sa, non può che produrre ulteriori lutti, e questo meccanismo psichico umano del “ te la farò pagare” è molto ben rappresentato in War Now.

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Questo bel lavoro è un inno al pacifismo, al far riflettere sullo stereotipo così umano della vendetta che può solo chiamare e sviluppare a sua volta odio e sangue: ma quali bandiere sventolare se alla fine nessuno vince e tutti siamo sconfitti? È un lavoro contro la retorica dei vincitori. Alberto Moravia scrisse a suo tempo, e non era certo Capitini, che la guerra deve diventare per l’umanità un tabù.
Eravamo morti anche tutti noi al Teatro Bolognini, noi pubblico vivo partecipante e di target under quaranta per lo più. Alla fine del lavoro di Silis col Teatro Sotterraneo War Now i miliziani microfonati ci hanno “nominati” uno per uno e una per una, in quanto spettatori in quanto co-attori compartecipi e testimoni (ci avevano “uccisi”già fin dal’ingresso mettendoci in lista nome cognome prima di consegnarci il nostro biglietto). Perché la guerra è adesso e dobbiamo, da vivi, vigilare. I mostri sono fuori e dentro di noi tutti.

Concept e regia Valters Silis e Teatro Sotterraneo
Con Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri
Scrittura Valters Silis e Daniele Villa
Produzione Associazione teatrale pistoiese con Santarcangelo dei Teatri, Festival Internazionale del Teatro in Piazza, Teatro Sotterraneo
Visto a Pistoia, Teatro Bolognini il 15 novembre 2014

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