Teatro — 24/06/2014 10:18

Metastasio: se non fai le domande giuste ti tolgono il microfono

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PRATO – Questo spazio virtuale doveva essere occupato con la presentazione della prossima stagione del Teatro Metastasio pratese, al suo ultimo, crediamo, e vedremo se saremo smentiti, anno da Stabile della Toscana. Nell’annata che sta per arrivare molte le novità ministeriali a partire dalla formazione dei tanto temuti Teatri Nazionali che taglieranno le gambe a tutta una serie di esperienze sul territorio. Ma al di là dei soliti nomi che gli Stabili si passano non staremo qui a vivisezionare una stagione che vale un’altra. Almeno non in questa sede. Molte le anomalie accadute in questi anni di direzione artistica da parte di Paolo Magelli. E soprattutto molti gli scontri dialettici verso quella parte di stampa (sempre meno corposa visto che a Firenze e dintorni hanno chiuso prima Il Corriere di Firenze, poi in rapida successione Il Firenze, Metropoli, e le edizioni locali de Il Giornale, Il Manifesto, L’Unità) che non si è allineata, non è stata supina e prona. Non vorrei scendere in personalismi anche se, stavolta, mi pare inevitabile.

"Furia avicola", nella prossima stagione al Met - Foto di Giovanni Chiarot

“Furia avicola”, nella prossima stagione al Met – Foto di Giovanni Chiarot

L’ultima conferenza stampa, appunto quella di presentazione della nuova stagione (convocata non a caso alle 17.30 ed a Prato, orario non utile e disagevole per i giornalisti, se ne sono rimasti, e decentrata rispetto al capoluogo Firenze dove ancora resistono i “colossi” Repubblica e La Nazione) è stata l’ultima perla di una serie di cadute di stile nei contenuti e nella forma. Il sottoscritto era in platea. Al tavolo della conferenza sedevano Umberto Cecchi, presidente del Metastasio, Simone Mangani, nuovo assessore alla cultura comunale, Sara Nocentini, neo assessore culturale regionale, Lamberto Gestri, presidente della provincia di Prato, Paolo Magelli, direttore artistico del Teatro Metastasio, Massimo Luconi, direttore amministrativo. Già il fatto che, dopo il primo triennio in concomitanza, Magelli sia stato riconfermato per due anni, e Luconi per uno soltanto, rende chiaro il senso di caos e poca lungimiranza e programmazione di quello che era uno Stabile.
Mentre i relatori esponevano, mi sono segnato qualche appunto e quando è stata la fatidica ora del “se i giornalisti hanno qualche domanda”, (dal tavolo sperano sempre che il silenzio porti la ciurma direttamente al brindisi con prosecco e tartine), ho riletto il mio taccuino. Ho cominciato con il dire che le mie non sarebbero state domande nel senso stretto del termine ma riflessioni e considerazioni, cosa che, in una conferenza stampa, quando si incontrano soggetti dell’ente teatrale e giornalisti, sarebbe sempre opportuno fare.

"Le sorelle Macaluso" di Emma Dante, nella prossima stagione al Met. Foto di Carmine Maringola

“Le sorelle Macaluso” di Emma Dante, nella prossima stagione al Met. Foto di Carmine Maringola

Il presidente Cecchi aveva, nel suo intervento, elogiato il genio di Luca Ronconi, che inaugurò la stagione del Fabbricone nel 1974 con “L’Orestea”, sbandierando con orgoglio che sarebbe stato festeggiato a quarant’anni da quell’esperienza che, insieme con la direzione di Massimo Castri, permisero a Prato di ottenere quella stabilità regionale tenuta fino ai nostri giorni. Ma, si sa, la memoria, storica e sociale, per pigrizia e dimenticanza, per noncuranza e ignoranza, è labile. Proprio due anni fa, in occasione della produzione del Met “Isola”, per la regia di Magelli, e testo di Tommaso Santi, Umberto Cecchi rispondendo (fuori luogo fu quella critica alla critica) su un sito pratese alle critiche, del sottoscritto e del collega Massimo Marino, se ne uscì con la tesi che i problemi economici dello Stabile toscano dipendevano, nel 2012!, dagli sprechi, dagli sperperi e dai buchi economici lasciati in eredità dalla gestione Ronconi degli anni ’70!. Nero su bianco, seppur virtuale. Volevo solamente sapere quale dei due Cecchi era quello di cui fidarsi, se quello che imputava al regista principe del Piccolo di Milano l’affossamento delle casse oppure quello che lo voleva inneggiare come avanguardista contribuendo al salto di qualità culturale della città.

"Natale in casa Ivanov" di Oliver Frlijc

“Natale in casa Ivanov” di Oliver Frlijc

Secondo appunto: sempre Cecchi parlava di Prato come città da sempre di sinistra. Sono dovuto intervenire dicendo che sì storicamente Prato sarà sempre stata di sinistra, o centro-sinistra, ma che certamente negli scorsi cinque anni il Comune era stato gestito dal centro destra del sindaco Roberto Cenni, mister Sasch, e che proprio quest’ultimo aveva investito Magelli, che da sempre si fregia di provenire dal teatro comunista dei Balcani o da quello di Pina Bausch, del ruolo che tuttora ricopre. A questa affermazione Paolo Magelli, già molto nervoso, lanciava un “fascista” insieme ai suoi occhiali sul tavolo. A Prato non amano le domande, ma neanche le riflessioni. Non sono così aperti e democratici allo scambio ed al confronto.
Il terzo approfondimento concessomi riguardava la questione della stabilità e del Teatro Nazionale; rivolgendomi alla Nocentini ho detto che il discorso era molto più ampio e meno semplicistico visto che nel ragionamento dovevano per forza essere coinvolti spazi come La Città del Teatro di Cascina o Pontedera Teatro (che ricadono nella sezione “stabilità regionali”), ma soprattutto il Teatro della Pergola con la direzione di Gabriele Lavia che sembra avere tutte le carte in regola per essere designato come “nazionale”. Avevo anche altre questioni da porre e precisazioni da fare ma non me ne è stata data l’occasione né l’opportunità visto che mi hanno tolto la parola, cominciando a parlare, con i microfoni, sopra a decibel moltiplicati. Magelli, con il suo solito savoir faire e calma olimpica, ha sbottato a gran voce chiedendo se “questa era un’intervista o una conferenza stampa” e “di lasciare spazio per le domande anche agli altri colleghi”, anche se gli altri colleghi non stavano chiedendo di fare domande.

"Otello" con Luigi Lo Cascio

“Otello” con Luigi Lo Cascio

Sarei voluto intervenire sulla dichiarazione di Paolo Magelli secondo il quale “la programmazione teatrale italiana estiva è affidata a festivalini improvvisati”, offendendo così collaboratori lì presenti del suo staff come Edoardo Donatini, direttore di “Contemporanea”, e Massimo Luconi, direttore di “Radicondoli”. Ma non ne ho avuto la possibilità. Volevo chiedere spiegazioni riguardo l’affermazione che “il teatro può essere volano del turismo”: in che senso, che programmando un titolo al posto di un altro orde di stranieri dai più disparati Paesi europei si precipiterebbero e si riverserebbero in massa a Prato? La vedo difficile, quanto meno ardua. Ma non mettiamo limiti alla provvidenza. Avrei voluto chiedere lumi sulla frase di Magelli: “Vedrete quando programmerò Marthaler quanti tedeschi dal Chianti verranno a vederlo”. Volevo sapere se quindi aveva chiamato il regista svizzero per il divertimento di quei teutonici che avevano comprato fienili e cascine tra Greve e l’Impruneta? Ma non mi è stato permesso. La bagarre ha preso il sopravvento.

"Tong men G". Foto di Ilaria Costanzo

“Tong men G”. Foto di Ilaria Costanzo

Magelli aveva poi parlato del prezzo politico dei biglietti (un euro) per i disoccupati. Avrei voluto chiedere se invece che dare il biglietto ad un euro ai disoccupati in generale potesse far lavorare i tanti disoccupati del mondo del teatro toscano visto che al Metastasio lavorano, da quattro anni, praticamente sempre gli stessi cinque attori, quelli della famosa Compagnia Stabile sulla quale personalmente ho già ampiamente scritto nel recente passato. Insomma quest’ultima querelle, lungi dall’essere tra persone fisiche, per intenderci tra Paolo Magelli e Tommaso Chimenti, ma tra ruoli, tra direzione di uno Stabile e giornalista che esercita le sue funzioni professionali, è l’ultimo atto di una lunga serie tra cui qui ricordo gli sms offensivi da me ricevuti, le mie inchieste sulla formazione della compagnia stabile, i trecento casting non trasparenti, l’intervista all’attrice argentina che interruppe “Isola”, le mie recensioni non giudicate così positive. Forse si perdono stabilità, e faccia, anche per tutta una sequela di atteggiamenti di superiorità, presunzione di intoccabilità e arroganza.

www.metastasio.it

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