Teatro, Teatrorecensione — 24/04/2015 17:10

Donne: un percorso stanza dopo stanza

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CATANIA – Quelli di Statale114, la compagnia siciliana diretta da Salvo Gennuso, non sono spettacoli gratuiti, concepiti con leggerezza, al contrario si tratta di una produzione discreta. meditata, mai banale, che si palesa con un ritmo di più o meno uno spettacolo l’anno e che sembra dispiegarsi, lavoro dopo lavoro, sviluppando potenzialità, immagini, idee e linee di riflessioni interne ed afferenti ad una ricerca poetica e umana prima che (semmai i due ambiti si possono separare) strettamente teatrale. Una ricerca che, nel corso degli ultimi spettacoli, ha portato spesso, Gennuso a confrontarsi con le grandi lezioni del teatro europeo novecentesco (Beckett, Muller), ma soprattutto con ciò che accade fuori d’Italia (in Francia specialmente), con dimensioni nuove della teatralità; una ricerca, infine, che si è concentrata spesso sul tema dell’alterità assoluta e della distanza della donna rispetto all’immaginario maschile: un’alterità assoluta e una distanza che riposano, “stanno”, trovano forma, trovano “stanza”, in un’infinità di possibilità di forme che hanno nel corpo, nei corpi, il loro primo segno e medium comunicativo. stanze 1Un’infinità di forme e voci che, per altro, diventano il rovello dello sguardo maschile troppo spesso semplificatorio e, proprio in quanto tale, violento e, di certo, sono anche il rovello di una regia critica che continuamente si mette in discussione e mette in discussione il suo linguaggio e la forma stessa dello spettacolo.. Nel caso di cui scriviamo questa volta, ovvero inStanze, lo spettacolo che s’è visto nello Spazio Zo di Catania domenica 19 e lunedì 20 marzo e nel Teatro comunale “Tina di Lorenzo” di Noto il 24 aprile (in scena Elaine Bonsangue con Eleonora Lipuma, Elisa Marchese, Sade Patti, Alice Sgroi, voci fuoricampo – di cui però non si avverte la necessità nell’economia dello spettacolo – di Jean-Paul Manganaro, Sabine Arnhold, Segolen Lecontellec, ambienti sonori e musiche di Giancarlo Trimarchi), le donne di cui si esplorano i mondi (le stanze) sono tre, Giada, Ambra e Agata.

Nella vicenda di Giada a dispiegarsi è un amore ferito, avvelenato, irrisolto: l’atmosfera è cupa, il verde della pietra omonima sembra trasformarsi nel grigio dell’incomunicabilità, dell’abbandono, della malattia. La vicenda di Ambra, raccontata durante la festa del suo compleanno, è paradossale, comica e corrosiva: lei, trentenne avvocato, sgomita poi annaspa, sa quel che vuole, usa, in studio e fuori, ma sempre con svampita determinazione, il suo corpo e le sue mani, sa quello che gli uomini, ovvero il suo giovane capo e i suoi fidanzati, vogliono e sa come praticarlo senza sporcarsi, è vittima e carnefice al contempo, gioca, vince e, se talvolta perde, sa sempre come si fa a restare in piedi.

stanze 3

Vittima e carnefice come tutti, del resto. Agata s’innamora, abbandona ogni difesa, per il suo uomo non esita a diventare anche lei Testimone di Geova, quindi ripudia il suo passato “leggero”, i suoi vestiti, la sua umanissima fragilità, sceglie con quasi fanatica determinazione il matrimonio e una via di purezza assoluta, desidera avere dei figli ma questo desiderio sarà totalmente frustrato col conseguente disprezzo di quell’uomo che l’ha sposata: ecco che ogni parola del suo racconto è una ferita che le si apre dentro, è una serie di grossi ago che (materialmente attraverso le mani di Cettina Tranchina, ma è evidente la fascinazione artaudiana) gli perfora il corpo. Vite: stanze, deserti di umanità e, insieme, abissi di senso da esplorare. Inutile dire in tutto questo quanto sia convincente, ancora una volta, Elaine Bonsangue e fa bene sicuramente Gennuso a lavorare in dialogo con lei, a dirigerla e lasciarle tutti gli spazi d’espressione e libertà in scena (no, non è un paradosso né un ossimoro) che lei sa conquistarsi. Uno spettacolo importante insomma che, come si diceva, recupera, rielabora, approfondisce e porta avanti alcuni temi e indirizzi formali già presenti in altri lavoro di Gennuso e, se pure in qualche momento si avverte qualche calo di tensione o qualche eccesso d’intellettualismo, resta il fascino di una ricerca teatrale necessaria che val la pena di seguire.

“Stanze”, regia di  Salvo Gennuso,

con Elaine Bonsangue
e con Eleonora Lipuma, Elisa Marchese, Sade Patti, Alice Sgroi.
Voci f.c. di Jean-Paul Manganaro, Sabine Arnhold, Segolen Lecontellec,
terapeuta Cettina Tranchina.
Ambienti sonori e musiche di Giancarlo Trimarchi.
Costumi di Elaine Bonsangue
Luci di Aldo Ciulla
Video a cura di Siciliaultimachiamata.
Organizzazione Silvio Parito.

Fotografo di scena Gianluigi Primaverile.
Spettacolo nato in residenza a Centro Zo, Catania – coproduzione tecnica di Antenna Sicilia.

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