Teatro, Teatrorecensione — 24/03/2014 23:04

RIII RiccardoTerzo: un sanguinario uomo vittima di se stesso in versione dark

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Riccardo III uomo di infinita malvagità pur di impossessarsi della corona assassina chiunque si frapponga ad esso nella scalata al potere, Edoardo principe di Galles e ne sposa la vedova Anna che a sua volta verrà mandata a morire. Non esita a far uccidere anche il fratello Clarence, i nobili Rivers e Grey, Lord Hastings. Non ha pietà nemmeno per i bambini innocenti colpevoli solo di essere i legittimi eredi al trono dopo che il re Edoardo IV è morto. La sua perfidia e sete di sangue non si esaurisce tanto che decide di far assassinare anche Buckingham, a suo tempo alleato e complice nella carneficina che si consuma a corte. Il potere si conquista calpestando chiunque e Riccardo non prova sentimenti di pietà tanta è la bramosia di possedere trono e scettro. William Shakespeare con “Vita e morte di Riccardo III”, scriverà l’opera teatrale più lunga della sua carriera, dopo Amleto, che fa parte della tetralogia minore dedicata alla storia inglese.

Ad affrontarla dopo illustri predecessori, tra cui Vittorio Gasman, ora ci prova il figlio Alessandro Gassmann con una versione originale che si avvale della traduzione e dell’adattamento di Vitaliano Trevisan, a cui viene chiesto di farne una riduzione per soli 17 personaggi da affidare a dieci attori. Il testo viene sfrondato e reso il più possibile stringato tanto da creare qualcosa di simile ad un linguaggio più cinematografico che puramente teatrale. Amplificato anche da proiezioni che amplificano la sensazione di vivere dentro un lugubre incubo dai toni macabri. Le citazioni ad un cinema squisitamente horror si sprecano e sono dettate da una precisa volontà del protagonista nonché regista di “ RIII-RiccardoTerzo”, che si rifà anche al cinema di Tim Burton con il suo “Dark Shadow”. Un allestimento noir che si rifà più ad una costruzione cinematografica che ad un vero e proprio impianto teatrale dove la storia viene creata per sequenze più che narrata nello stile classico in uso a teatro e nell’intento registico tradizionale.

La lunga sequela di omicidi sono orditi da un Riccardo che assume le sembianze di un deforme uomo molto simile ad un Frankenstein ante litteram in preda ad un delirio di onnipotenza, reso ancor più grottesco dalla sua altezza che sovrasta tutti gli altri personaggi, sciancato nella postura e con un braccio infermo, un arto inutile appeso al suo corpo. La sua disabilità così accentuata lo ha reso ancor più desideroso di vendicarsi verso il prossimo, la sua diversità richiede costantemente il sacrificio umano per colmare la sua sofferenza. Brutale verso tutti gli uomini e ancor più cinico verso le donne che vengono private dei loro cari. Il suo incedere sulla scena sembra quasi dettata da una cieca follia che lo porterà inesorabilmente verso un destino a sua volta funesto. Dopo aver procurato tanti lutti egli stesso andrà incontro a morte nel corso di una battaglia, dopo una notte di incubi in cui appaiono sinistri fantasmi che non sono altro che le sue vittime. La scure della Morte si abbatterà su di lui per volontà inesorabile che egli stesso sapeva di doversi sottomettere.

Il male procura sempre altro male sembra dire Shakespeare. Alberga in un’oscura corte dalle sembianze di un antro malefico in cui si è perso il lume della ragione. Gassmann inpersonifica un Riccardo deforme nel suo aspetto fisico tanto da sovrastare tutti gli altri per altezza e crudeltà. La scelta di alzare la sua statura amplifica le movenze del suo corpo per molti versi simile ad un Frankenstein che muove solo un braccio. La sua disabilità lo ha condannato ad essere vittima e carnefice allo stesso tempo. Si muove claudicando con la furia di chi vuole ottenere il potere assoluto a costo di annientare ogni vita umana che glielo impedisca.

R-III

La scelta registica adottata da Gassmann è quella di rappresentare il dramma come quadri che si susseguono come delle scene a se stanti e non come una progressione più organica dell’intera vicenda che nella nella sua edizione originale risulta molto più lunga e complessa (soluzione che deriva dalla riduzione drammaturgica operata da Vitaliano Trevisan), e che risulta a tratti più didascalica. Gassmann è protagonista assoluto creandosi un personaggio quasi paradossale se inserito nel contesto storico in cui si svolge la storia, ma è volutamente ironico per smorzare la gravità delle sue azioni criminali che sembrano proiettarsi fino a tempi più recenti con il riferimento al nazismo nei costumi indossati dagli attori, eccessivi, trasgressivi, eccentrici.

La crudeltà di RiccardoTerzo è insita nell’uomo che si continua a replicare nel corso dei secoli ed emana più dal suo corpo deforme che dalla mente che lo partorisce. In un’ambientazione corredata da proiezioni su schermi trasparenti al fine di amplificare spazio e azioni sceniche, mescolando linguaggio teatrale e cinematografico, la tragedia si consuma vittima dopo vittima fino all’epilogo dove lui stesso, il malvagio Riccardo soccomberà per mano vendicatrice. Lo spettacolo crea momenti di ilarità adatta più ad un pubblico giovanile piuttosto che in spettatori abituati ad assistere alle opere shakespeariane ben più tradizionaliste. Tra gli attori si distinguono Manrico Gammarota abile nell’interpretare il sicario assoldato da Riccardo e il ruolo della Regina Margherita interpretato da Mauro Martino volutamente travestito da donna.

Visto al Teatro Sociale di Trento il 21 febbraio 2014

 

 

Alessandro Gassmann RIII – RICCARDOTERZO

da William Shakespeare

traduzione e adattamento di Vitaliano Trevisan

con Alessandro Gassmann Mauro Marino Giacomo Rosselli Manrico Gammarota, Emanuele Maria Basso, Sabrina Knaflitz, Marco Cavicchioli, Marta Richeldi , Sergio Meogrossi, Paila Pavese

ideazione scenica e regia Alessandro Gassmann

scene Gianluca Amodio

costumi Mariano Tufano

musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi

videografia Marco Schiavoni.

 (crediti fotografici di Federico Riva)

 

 

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