Teatro, Teatrorecensione — 23/09/2012 18:13

Il Teatro di Up To You è “creazione di eventi politici”. Discorso Grigio di Fanny & Alexander e Villa + Discurso

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Lo dice lo slogan scelto per questa settima edizione del Festival della creazione contemporanea di Terni: Up To You ovvero ‘sta a te decidere’, ‘la scelta è nelle tue mani’. Non è un semplice slogan ad effetto quanto, invece, un invito a prendere una posizione nello scegliere e manifestare la propria scelta. Rivolto agli artisti ospiti e al pubblico. I due attori protagonisti  impossibili da scindere l’uno dall’altro. L’artista nel proporsi sulla scena si dichiara e propone quella che è la sua visione, l’idea, l’intendimento di ciò in cui crede e vuole manifestare. Lo spettatore dichiara la sua scelta nell’assistere e presenziare, scegliendo di fatto quale delle proposte lo convincono di più. Le intenzioni dichiarate dalla direzione del festival (Massimo Mancini e Linda Di Pietro) sono quelle di “riconsegnare all’arte il suo servizio sociale di misurazione e previsione delle pressioni, dei movimenti nella comunità”.

L’interrogativo è d’obbligo: “ Un ruolo anacronistico? Illuministico? Moralistico?”. Ciò in cui sono sicuri è che questo “ruolo sia tornato ad essere essenziale. L’arte non reazione agli eventi politici. È creazione di eventi politici”. L’ultima frase che compare nell’editoriale pubblicato sul catalogo del festival è scritta in neretto. Ciò sta a significare il valore di tale affermazione. Creare artisticamente e teatralmente significa concorrere a manifestare un pensiero politico. Il gesto dell’artista è un’azione politica. Lo hanno ben chiaro i Fanny & Alexander, con il loro Discorso Grigio, interpretato con efficacia da Marco Cavalcoli e ideato da Luigi de Angelis (regista) e Chiara Lagani (drammaturga), nel ruolo, appunto, di un politico. Il gruppo di Ravenna con il primo di sei spettacoli che compongono un più ampio progetto, vuole indagare attraverso un lavoro sulla forma discorso, il rapporto tra singolo e comunità, tra individuo e gruppo sociale. Solo in scena Marco Cavalcoli sfoggia indubbie qualità di attore in grado di dare vita ad un monologo intessuto di rimandi a voci conosciute, con l’intento di esplorare le “forme e le retoriche degli interventi politici ufficiali”.

Le voci sono quelle dei politici che ci governano o che ci hanno governato. L’oratoria è l’enfasi declamatoria esce in tutta la sua virulenza e ci dimostra come sia lontana dal popolo la volontà della politica, intenta solamente ad auto affermare la sua supremazia. Marco Cavalcoli da vita ad un “Presidente”che parlerà alla Nazione. Lo fa dando voce ai Berlusconi, Bersani, Napolitano, Di Pietro, senza farne una facile parodia ed evitando di scadere nell’imitazione del genere più televisivo.  Dialoghi surreali contrapposti tra Monti e Grillo. Non c’è facile satira bensì una denuncia forte e circostanziata di un meccanismo perverso tra presenzialismo dei politici e l’asservimento di molti mass media, appiattiti sulle parole vuote che vengono scandite dal politico che usa l’eloquio per convincere le masse, dove il primo a  non crederci è lui stesso. Appare in scena come se fosse in attesa di parlare in pubblico affetto da una gestualità sempre più nevrotica, ansiosa, come in una sorta di corto circuito da dove è impossibile uscirne. L’uomo si trasforma e assume sembianze simili ad un automa che si muove a ripetizione.

Grigio come lo è un discorso di un politico qualunque, abituato a declamare frasi fatte, retoriche, alienate da una cultura che non si sofferma sui reali problemi della gente. “L’Italia è un paese che amo”, non è una dichiarazione d’intenti ma solo parole che risuonano in una stanza grigia e claustrofobica dove si respira un’aria soffocante. L’abito elegante (grigio) e la cravatta sono solo una divisa che scompare nel buio per ritornare in scena come pupazzo. Un’enorme testa di gomma e due mani che si trasformano in piovre. L’icona del politico che parla a vuoto nel grigio di una società a cui tutto ormai non fa più scalpore. # Discorso Grigio (2011/20149 proseguirà con #giallo#Chiara Laganipedagogico; #rosa#Francesca Mazza#sindacale; #viola Fabrizio Gifuni#giuridico; #rosso#Sonia Bergamasco. Sei spettacoli per altrettanti radiodrammi.

Politico è anche lo spettacolo di Guillermo Calderón, drammaturgo e scrittore cileno, autore e regista di Villa + Discurso, due performance portate a Terni, occasione unica di poter assistere in Italia ad una denuncia di cosa è accaduto in Cile durante il regime di Pinochet dal 1973 al 1990. Villa si riferisce a Villa Grimaldi il centro di tortura e sterminio che i servizi segreti chiamavano “Cuartel Terranova”, un famigerato luogo dove almeno cinquemila detenuti sono stati torturati e duecento di loro “spariti”, assassinati e gettati in mare dopo essere stati torturati. Nella prima parte Francisca Lewin, Macarena Zamudio e Carla Romero, interpretano tre donne intente a discutere sul futuro dell’ex centro di tortura, distrutto dalla dittatura per cancellare le prove dei suoi crimini. I sopravvissuti hanno creato uno spazio vuoto come luogo e memoriale per ricordare le vittime.

La conversazione è concitata e rischia di esplodere. La tensione tra le tre donne è alta nell’accusarsi a vicenda su come votare il destino di Villa Grimaldi. Discurso è l’immaginario discorso di congedo alla nazione della presidente Michelle Bachelet (Presidente della Repubblica del Cile dal 2006 al 2010, figlia di Alberto Bachelet morto in carcere dove fu torturato). Teatro politico, teatro civile, teatro di narrazione. L’intento è quello di raccontare a tre voci un dramma subito dal popolo civile. Le tre giovani attrici sono brave nel dare vita a tre credibili donne che non vogliono dimenticare, e la scena finale dove il modellino della Villa Grimaldi che va a fuoco e i tanti bicchieri di vetro sul tavolo, cadono a terra frantumandosi, risuonando come un eco sinistro che fa venire i brividi.

Visti al Festival Internazionale della Creazione Contemporanea Terni, il 22 settembre 2012

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