Editoriale, Pensieri critici, teatro digitale — 23/07/2021 at 16:38

Il teatro e il digitale in epoca Covid-19. Il palco e la platea sul web

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RUMOR(S)CENA – Parafrasando il titolo del saggio “Cercami su Instagram. Tra Big Data, solitudine e iperconnessione” di Serena Valorzi e Mauro Betti, si potrebbe affermare per similitudine “Cercami sul web”, rivolto al pubblico che fino a pochi mesi sedeva sulle poltrone di un teatro. Il Covid_19 ha costretto (non solo gli artisti teatrali e il rispettivo comparto professionale) a rivedere comportamenti e abitudini sociali, relazionali, quanto lavorative tanto da prospettare un futuro ravvicinato dove la vita di ciascuno sarà regolata dal distanziamento. Dovremo imparare a convivere con questo virus e con i successivi: rispettare regole e comportamenti disciplinati da regole severe; stare a distanza di sicurezza l’uno dall’altro con tutte le difficoltà del caso con la capienza ridotta secondo le disposizioni sanitarie obbligatorie. Si è cercato di trovare delle soluzioni alternative immediate (come lo streaming) e la diffusione sui social di rappresentazioni teatrali estemporanee o provenienti dall’archivio digitale, televisivo. Le nuove tecnologie hanno sviluppato forme di comunicazione sempre più innovative e spericolate, fino a produrre anche effetti nefasti portati all’eccesso: l’iperconnessione durante questo periodo tende ad eccitare gli animi, a snaturare i reali rapporti sociali e relazionali, a saturare la rete e di conseguenza anche la psiche umana.

Superata la fase critica dettata dall’emergenza sanitaria, quali abitudini potranno essere ripristinate come in precedenza? Ancora nessuno lo può affermare con totale certezza: la diffusione del Coronavirus nel prossimo futuro, a detta dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), pare non si allenterà ma potrà agire ancora a lungo. Ieri è stato approvato in Consiglio dei ministri a Roma il decreto legge che prevede dal 6 agosto l’introduzione della certificazione verde Covid-19 (per chi ha ricevuto due dosi di vaccino) per accedere a qualsiasi tipo di servizio di ristorazione al tavolo al chiuso, spettacoli, eventi e competizioni sportive, musei, istituti e luoghi di cultura.

Il web è andato “in soccorso” ad una legittima necessità di salvaguardare un patrimonio culturale qual è anche lo spettacolo teatrale. Il web come antidoto al rischio di veder sparire un’offerta artistica che in passato si è dimostrata a volte eccessiva superiore alla richiesta, al fabbisogno e ad un’attività scenica non sempre all’altezza della qualità. L’offline ora diventa online per il teatro e le sue maestranze e non ultimo il pubblico. La scelta di trasferirsi dal palcoscenico alla ipotetica (ma molto probabile) proposta del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha suscitato reazioni allarmate da parte di molti operatori del settore. Tutte da verificare in itinere senza dubbio, ma c’è anche avanza anche l’idea «invece di stare fermi e morire di cosa ne pensate di provare INSIEME (letterale) a chi ha spazi strutture e attrezzature … a fare un esperimento di DRIVE IN TEATRALE (idem) ? Potremmo tentare con una rassegna organizzata da me (l’autore del post in facebook, ndr) e da chi vuole partecipare a questa startup… teatro live ma il pubblico drive in auto… lo stiamo già pensando per un film che mi vede coinvolto.. ma perché non pensarla anche a teatro? Un palco … all’aperto..radiomicrofoni e frequenza audio per le auto…» .

Un po’ bizzarra come soluzione alternativa ma è il caso di ricordare che il teatro all’aperto è sempre esistito (dal teatro greco in avanti) anche se seduti sul marmo, su panche di legno e perfino per terra, ma la questione è un’altra (premessa la necessità del distanziamento sociale): il teatro alla Netflix (citando ancora il ministro Franceschini) fa così paura? Non c’è dubbio che l’emozione di vedere degli attori recitare seduti di fronte a loro non ha eguali; per atmosfera, calore umano, la gratificazione dell’applauso e anche un compiacimento per la propria professione (in presenza) “senza il quale un attore non è un attore”. L’eccessiva presenza – sovraesposizione attraverso le pratiche del web 2.0, dove la comunicazione, l’espressione, il desiderio/bisogno di esprimersi è continuamente alimentato dal bisogno di apparire. Ora cosa accadrà quando il webteatro” terrà distanti artisti dal pubblico per loro scelta? La decisione di riaprire l’archivio del repertorio teatrale (di proprietà della RAI) e ritrasmesso nulla toglie al teatro dal vivo. Le nuove generazioni non hanno mai visto spettacoli storici che hanno fatto la storia del teatro (quest’anno ricorre il centenario della nascita di Giorgio Strehler) e questa modalità è da incentivare, ma il teatro che verrà cosa può determinare nella visione da casa? Ci sono già stati esempi nel corso del 2020-21 teatri che hanno proposto stagioni sul web e residenze digitali.

Tutte soluzioni da sperimentare con l’incognita aperta di interrogarsi sugli esiti: avremo ancora voglia di andare a teatro o la comoda soluzione di restare seduti sul divano (quanta responsabilità ha la televisione dell’ultimo ventennio nell’averci condizionato a non uscire di casa?) diventerà una cronica e atrofica scelta? Urge tenere alta l’attenzione su costi e benefici, quanto è importante ridimensionare una frenetica rincorsa ad apparire, ora e domani, dove, al contrario, è urgente un ripensamento collettivo su scelte e dinamiche del passato (anche deleterie) in cui tutto il teatro si è trovato a gestire.

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