Altrifestival, Danza, Recensioni — 23/07/2021 at 10:46

Fuori Formato Festival di Genova e il corpo “politico” della danza

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RUMOR(S)CENA – GENOVA FuoriFormato è “un festival dedicato alla sperimentazione dei nuovi linguaggi e delle forme espressive della danza contemporanea” : il pieghevole descrive in che ambito si esplica un “festival internazionale di danza contemporanea e video danza che completa l’offerta della città di Genova per la danza, integrandola con la creatività contemporanea e offrendo a cittadini e turisti diverse proposte di livello culturale (oltre alla possibilità per giovani artisti di poter presentare i propri lavori”. L’intento degli organizzatori (Comune di Genova e la cura per la sezione danza live del Teatro Akropolis, RETE Danzacontempoligure, contest Stories We Dance: Augenblick. Partner culturale COORPI, e la collaborazione della Società per Cornigliano). Una visione inaspettata, rispetto all’invito per moderare il seminario “Le nuove generazioni, i linguaggi artistico – performativi e la tecnologia digitale”, con la partecipazione anche di Maria Genovese di Radio Frammenti e Lucia Carolina De Rienzo di COORPI). Evento realizzato nell’ambito del progetto europeo di cooperazione culturale CreArt. Parliamo della danza che si assume la responsabilità di diffondere un messaggio-testimonianza e di un’arte in grado di includere lo spettatore-pubblico in quanto anche cittadino – popolazione a cui viene chiesto di sensibilizzarsi.

Non solo danza ma impegno politico e denuncia sociale: “Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo – “ , ideazione e creazione di Gennaro Lauro, è “Un solo per non essere solo”. La solitudine esistenziale ma anche dopo aver subito delle ferite (non solo fisiche) difficilmente sanabili. Parla di una tragedia dell’umanità nel suo a(s)solo, creato per danzatore solo. Può apparire un banale gioco di parole ma in realtà è la sintesi di un’idea sviluppata attraverso un corpo che parla a tutta l’umanità. Scrive Gennaro Lauro: «Ci ritroviamo immersi in una guerra senza nome né definizione. La attraversiamo e ne siamo attraversati, benché non sappiamo darle un nome. Eppure ci riguarda. La nostra vita quotidiana è perlopiù piegata a una silenziosa allerta e circospezione: il nostro tempo di pace non è affatto pacifico, ma nervoso, isterico e diffidente».

Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo Gennaro Lauro

Sembra scritto pensando alla pandemia da Sars-Cov-2 con i proclami bellicosi del tipo: “siamo in guerra” o “andiamo a prenderli casa per casa”, quando invece il linguaggio dovrebbe avere modalità di inclusione e pacificazione rispetto a temi divisivi come la salute, l’emergenza sanitaria, il Covid-19, i vaccini: «Così è la guerra: è quel che accade al di fuori? Nei giornali? Nei campi di battaglia, nelle nostre case, in noi stessi? Quante sono le forme della guerra? O piuttosto una sola e medesima cosa? – spiega l’artista nella presentazione del suo lavoro – È quanto accade fuori di noi ad avere effetto sulla nostra maniera di essere, o è forse il contrario?». Sono interrogativi a cui è difficile rispondere ma capaci di sollecitare un dibattito etico e unire insieme lo sguardo e l’attenzione per fermarsi a riflettere. Le connessioni che si possono far nascere sono molteplici e mettono in relazione le nuove generazioni e la diffusione dei linguaggi artistici-performativi, nell’ottica di un rapporto che necessita di uno sguardo attento nell’osservare la realtà. Il danzatore riesce a contestualizzare bene l’aspetto della nostra società in crisi, in dissolvenza o perlomeno in grave stato di dissoluzione, quando dice: «Come individui siamo soli: professionalmente soli, emotivamente soli, fisicamente soli, socialmente soli (un ossimoro ormai reale)». Una solitudine che si acuita anche in questi ultimi due anni di emergenza sanitaria e che ha fatto emergere delle problematiche già presenti e non affrontate . Nella società civile, nelle famiglie, nel nostro habitat dove l’identità sociale

Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo Gennaro Lauro

si sta smarrendo. Anche la cultura, le arti, il teatro, può e deve denunciare, lanciando appelli per fermare un processo (forse) irreversibile. Il teatro ha una valenza politica? Una risposta definitiva non c’è ma il ruolo è sicuramente quello di interrogare, porre delle domande, indirizzare su temi attuali e “Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo” si fa portavoce di una ferita ancora aperta: «Un dopoguerra, però, è forse possibile: una volta che il disastro dell’umanità è assodato e tutto è da ricostruire, potersi ritrovare, accanto e meno soli, in un concreto sforzo fisico, al di là delle solitudini e della paura, perché la paura stessa ha bisogno di un mondo. Come posso essere meno solo attraverso un solo? Non esiste uno spazio né un tempo ulteriore per essere umani. Il paradiso è una forma del momento presente». Gennaro Lauro traccia così il suo percorso artistico e filosofico (ha compiuto studi di Filosofia e Lingue Orientali e traduce per case editrici italiane e riviste accademiche italiane e internazionali), creando un assioma per poi materializzarlo sulla scena con il corpo in relazione parla un linguaggio espressivo corporeo dove agisce in sottrazione: il suo viso non appare per lungo tempo, la fisicità si fa intima, si racchiude in se stessa. Si contorce avvitandosi spasmodicamente per poi rivitalizzarsi e uscire dirompente verso gli altri, proiettata sul mondo che lo circonda.

Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo Gennaro Lauro

Il cortile di Villa Durazzo Bombrini (un edificio nobiliare di grande pregio in cui si svolge Fuori Formato, un tempo aveva l’accesso diretto al mare – ora è banchina portuale-, è luogo di meditazione e di cultura), diventa il palcoscenico e luogo in cui è possibile recuperare la memoria fallace e destinata altrimenti all’oblio di una tragedia epocale: l’assedio di Sarajevo durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, il più lungo e drammatico assedio nella storia fine ventesimo secolo durato dal 5 aprile del 1992 al 29 febbraio 1996. Oltre dodicimila vittime, cinquantamila i feriti, nella maggioranza tra la popolazione.

Gennaro Lauro riporta a quelle scene belliche in cui la sofferenza, il dolore, il terrore, dilagavano tra i civili inermi. Il corpo parla più delle parole se la danza si fa testimonianza e impegno etico. Fisicità che emana una potenza di segno e di contenuto, artistico e politico frutto di un lungo studio che fa di questo danzatore-filosofo uno degli artisti più capaci della scena contemporanea. “Fuori Formato” si svolgeva a Villa Bombrini (dispone della prima scala a sbalzo autoportante d’Europa) diventato luogo di aggregazione sociale grazie al lungimirante lavoro del Comune di Genova che ha scelto un edificio storico per organizzare eventi culturali e dare alla cittadinanza l’idea di appartenenza, in un quartiere circondato da edifici portuali e industriali. Qui si sono esibite nove compagnie selezionate e provenienti da tutta Europa (Rimini, Bruxelles, Milano, Genova, Perugia, Berlino, Parigi, Livorno, Barletta) in un connubio particolare dove gli artisti si confrontavano tra di loro.

Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo Gennaro Lauro

Nella giornata del 1 luglio in cui abbiamo partecipato al seminario si sono esibiti anche Faustino Blanchut con Le Marin Perdu, Davide Valrosso con Who is Joseph? Per tutta la durata del Festival (29 giugno – 2 luglio 2021) si svolgeva re-FLOW WR, un’installazione coreografica transmediale dell’artista greca Chrysanthi Badeka e prodotta da COORPI: un’esperienza in realtà virtuale incentrata sul tema del corpo in emergenza, che si poteva fruire indossando l’Oculus Quest2, una delle tecnologie più avanzate nell’ambito della realtà virtuale. L’artista si è concentrata sul tema del “potere del corpo politico sullo schermo, attraverso un’installazione audio-video (danza) e un’inedita esperienza VR”.

re-FLOW VR

Si parla di corpo politico nella danza e rumor(s)cena si dedicherà in una prossima pubblicazione di spettacoli di danza -opere coreutiche viste al Festival Inequilibrio di Castiglioncello- Rosignano Marittimo di Armunia. In re-FLOW VR la performance si occupa di fluire tematiche presenti nella nostra realtà quotidiana: “i flussi migratori, il viaggio, lo stato di emergenza e sotto scacco del corpo, prigioniero e in pericolo, condizione che con la pandemia ha evidenziato quanto siamo geograficamente, fisicamente e politicamente a rischio. Un’esperienza partecipativa in realtà virtuale” (come è accaduto con Il labirinto del Teatro dell’Argine a Bologna). Anche in questa esperienza era riconducibile un legame con gli interrogativi posti dalla danza e dal più trasversale e complesso pensiero che attraversa l’essere umano in questa fase di vita: “Cosa siamo noi? Animali intangibili? Lottiamo. Fuggiamo. Osiamo. La risata e l’urlo, il respiro affannoso, l’inquietante vigilanza”.

Sarajevo – la strage dell’uomo tranquillo Gennaro Lauro

Chrysanthi Badeka si pone lei stessa la domanda se “C’è un’uscita definitiva dal vortice di una tragedia?”, e tutto ritorna al presente storico con una pandemia (ma è più corretto definirla sindemia) in cui siamo tutti immersi e nel caos totale cerchiamo di trovare la strada per uscirne. Non danza ma un’esperienza immersiva in cui il proprio corpo poteva muoversi liberamente nello spazio fisico e con una libertà d’azione in cui ci si fa coinvolgere emotivamente, sensorialmente, fino ad arrivare a riflettere come un’esperienza virtuale possa portare ad un confronto-dibattito sociale e politico. Il cerchio si chiude. Va segnalata l’attenta partecipazione delle allieve del Liceo Coreutico Gobetti di Genova che ha partecipato al seminario: “Le nuove generazioni, i linguaggi artistico – performativi e la tecnologia digitale”.

seminario con il Liceo Coreutico Gobetti di Genova

Un dibattito in cui le giovanissime studentesse si sono confrontate con le relatrici esperte Maria Genovese, Lucia Carolina De Rienzo (e chi scrive) in cui sono state analizzate le risorse delle metodologie digitali al servizio delle arti performative. Nell’ambito della psicologia e delle scienze educative è in corso, in questi ultimi anni, un’indagine mirata a studiare le connessioni tra le nuove generazioni e le diverse forme di diffusione dei linguaggi artistico-performativi mediate dalla tecnologia digitale, che rappresenta, in questa fase storica dettata da una pandemia mondiale, un campo tutto da esplorare per valutarne le sue potenzialità e favorire una cultura che per i cosiddetti “nativi digitali” possa diventare occasione privilegiata di conoscenza.

Visto a FuoriFormato Festival di Genova 1 luglio 2021Prossima pubblicazione di critica danza e teatro da Inequilibrio – Armunia

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