Teatro, Teatro recensione — 23/07/2015 10:12

Zucchero bianco o brown sugar?

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SANSEPOLCRO (Arezzo) – La torrida serata di Kilowatt Festival  si apre con la rilettura di Zaches Teatro dal romanzo di Collodi. Spettacolo inteso per adulti e bambini dagli otto  anni in su, si giova di una molteplicità di mezzi espressivi propri del teatro, quali le ombre cinesi, l’uso delle maschere ben supportato da una recitazione che, a tratti, rimanda alla Commedia all’Arte.  La pantomima, la scelta di stilemi provenienti anche da altri generi, come la favola nera. A completare la messinscena, l’uso intelligente di pochi oggetti oltremodo funzionali. Essenzialmente, una cassa che funge da tavola, bara o letto,  una corda che può servire per impiccare il burattino, nella scena in cui il gatto e la volpe assalgono Pinocchio per derubarlo. O ancora, per calare il cerchio d’argento nel quale Pinocchio-somaro deve saltare per ordine di Mangiafuoco,  di un paio di teli  mossi con vigore su un fondale che si fa sempre più cupo, capaci di suscitare con semplicità l’orrore di ritrovarsi in balia delle onde. Il pubblico applaude  per la padronanza tecnica.

Zaches Teatro

Zaches Teatro

Zaches Teatro

Zaches Teatro

Analizzando il messaggio in sé e il sottotesto che si legge nelle pieghe di un racconto,  ci si rende conto che sa ormai di stantio. Questo burattino  per diventare umano deve perdere la voglia di giocare, fantasticare e persino amare il teatro. Deve  adattarsi pedissequamente a una scuola nozionistica (da abbecedario) e all’ubbidienza, modalità che può andare bene in Indonesia, dove un regime militare che non garantisce neanche il più basilare dei diritti (dall’educazione alla sanità), impone agli studenti una quiescenza acritica. In Italia, al contrario, dove non vogliamo arrenderci alla privatizzazione dell’istruzione, al ritorno al maestro unico (o prevalente detto in altre parole),  al progressivo abbandono del tempo pieno e delle materie “complementari”, abbiamo bisogno più che mai di un bambino critico.

Questo Pinocchio zuccheroso – che ci ricorda ancora –  i tempi in cui il bimbo disubbidiente faceva morire di crepacuore la fatina dai capelli turchini, si pensava di averlo messo per sempre da parte, insieme alla maestrina dalla penna rossa, e ai racconti edificanti di De Amicis.

Oscar de Summa

Oscar de Summa

Di diverso genere e tenore il secondo spettacolo, Stasera sono in vena scritto e recitato da Oscar De Summa. Epopea epica di un ragazzo pugliese risalente ai primi anni 80, capace di passare senza soluzione di continuità, da un consumo saltuario di droghe leggere alla dipendenza da eroina. Senza indagare il perché un’intera generazione abbia perso i propri sogni di cambiare il mondo e la capacità di socializzare il dolore e condividerne le vie di fuga – o rivelare chi permise che questo avvenisse – contribuendo a spargere quella pioggia di brown sugar devastando l’ Europa e  gli Stati Uniti,  De Summa racconta un vissuto singolo, emblematico di una generazione capace di annientarsi il cervello. Morta con la siringa infilata nel braccio in qualche gabinetto pubblico; rinchiusa in comunità/lager,  e magari dopo essersi disintossicato, di dover fare i conti con il virus dell’ Hiv.  Oscar De Summa, novello Omero, questa generazione la canta, la recita, la sente nelle viscere con una sincerità che arriva diritta allo spettatore.

Dimostra una capacità interpretativa e un ritmo teatrale sapiente,  sa crea un  climax e un anticlimax, arrivando  a quell’Hallelujah finale che non si può ascoltare senza ripensare a Jeff Buckley. Nel racconto si riconosce anche la generazione a cui chi scrive appartiene, cresciuta nel quartiere milanese del Giambellino, che ha visto – con la scomparsa della malavita e di Renato Vallanzasca detto anche il “bel René”,  il dilagare della polvere bianca nei cortili delle case popolari, dove i bambini e adulti erano costretti a rintanarsi tra quattro mura per guardare Canale 5, mentre si chiudevano le fontane e la vasche con i pesci rossi si riempiva di siringhe sporche. Perché il teatro è proprio questo: un potente mezzo di comunicazione, nel quale specchiarsi per tentare di capirsi e capire.

Visti a Kilowatt Festival 2015, martedì 21 luglio, San Sepolcro (Arezzo)

 

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