Teatro, Teatrorecensione — 23/01/2012 18:58

Blackbird non condanna e non assolve vittima e carnefice. Interroga le coscienze

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È in basso che si cela l’anima di un uomo che deve fare i conti con la sua coscienza. La legge ha già adempiuto al suo dovere e la condanna è stata inflitta. Lui però deve convivere con la sua “colpa” difficile da dimenticare, anche perché il suo “peccato” è stato quello di amare una minorenne. Scontata la pena è un uomo libero ma il fantasma del suo gesto sembra aleggiare in quella stanza tetra, grigia, disadorna e sporco. Una discesa negli inferi del genere umano, dove le contraddizioni convivono con il dubbio e i tanti interrogativi che sorgono dalla vicenda accaduta tra un uomo maturo e una dodicenne. Blackbird ti inchioda senza via di fuga. Il suo autore, David Harrower, ti costringe a interrogarti senza la possibilità di darti nessuna risposta esaustiva. Ogni moralismo è bandito, ogni teoria o spiegazione scientifica o psicoanalitica che sia, non porta a nulla. Il dubbio resta fino alla fine.

La legge disegna un confine tra comportamento lecito e illecito – morale o immorale – oltre non si va da nessuna parte. E non deve essere altrimenti. Il primo merito della regia di Lluís Pasqual è proprio quello di narrare una storia che di tutto ha bisogno fuorché di giudicare e sentenziare sul tema, lasciando solo ai dialoghi dei due protagonisti, il compito di raccontare i tormenti, l’angoscia, la propria esperienza umana, le emozioni depositate nel profondo di ognuno e riemerse improvvisamente allorché l’uomo e la donna diventata adulta, si rincontrano dando vita ad un serrato confronto. Una sorta di partita di ping pong dove il palleggio della pallina è sostituito dalle parole sferzanti, taglienti, secche, anche portatrici di dolore mai sopito.

E forse sotto traccia anche di un sentimento d’amore che cova subdolo nei meandri della psiche umana. Non c’è una differenziazione drastica tra chi è la vittima e chi è il carnefice. Troppo banale e se fosse così il testo di David Harrover si trasformerebbe in una sterile riproduzione di un fatto di cronaca dal quale il drammaturgo si è realmente ispirato. Un rischio inconsistente proprio per la firma del suo autore e di quella del regista. Blackbird procede con una sua esemplare linearità dove il crescendo emotivo è dato dallo sviscerarsi dei pensieri che si scambiano Ray interpretato con una adesione fisica e intellettuale che lascia stupiti, un Massimo Popolizio inquieto e tormentato, contorto su se stesso, e da Una, la sua ex amante, Anna Della Rosa, capace di incarnare il profilo di una donna ora complice ora vittima, che diventata adulta costringe l’uomo a sentirsi colpevole non di aver abusato di lei, ma di aver rinunciato a lei dopo. Il confine tra i due è sempre più distante. Un altro pregio che si percepisce nel concitante dialogo tra l’uomo e la donna è la sterzata che subisce il dialogo tra i due e l’impatto sul pubblico, come un colpo di pistola sparato in aria per zittire tutti e richiamare l’attenzione su cosa è accaduto realmente.

Il rapporto tra un adulto e una minorenne piomba come un fulmine a ciel sereno sulla scena e tra gli spettatori, quando ognuno era ormai convinto di assistere ad un contraddittorio tra ex. La prospettiva si ribalta e spiazza ogni debole convinzione fino a lì creduta valida. Costringe un ripensamento ma senza mai arrivare ad un giudizio definitivo. Altro pregio di Blackbird, il quale non ha il dovere e il compito di dare una risposta univoca. La libertà di pensiero individuale è più importante di ogni altra cosa. Cosa rara di questi tempi, senza citare cosa sta accadendo in questi giorni per un altro spettacolo che sta suscitando reazioni abnormi.

Libertà che viene messa in crisi dal principio alla fine. I continui spiazzamenti drammaturgici e registici funzionali al testo, creano uno spaesamento tra chi assiste: l’uomo ha una nuova relazione e fa di tutto per dimenticare il suo passato e l’apparizione in quella specie di confessionale del proprio inconscio (la stanza creata dallo scenografo Paco Azorin), di una bambina minorenne (Silvia Altrui) che lo abbraccia come fosse il padre, ma non lo è, lo stordimento è totale. I dubbi riaffiorano a galla, ci si interroga per l’ennesima volta: colpevole o innocente? Le apparenze ingannano o la verità è un’altra. E qual’è? Inutile accanirsi, la vita è molto più complicata di quanto appare e il Teatro di Harrower non fa sconti e non lascia indifferenti. Si esce con uno strano malessere che permane a lungo.

 

Blackbird

regia di Lluís Pasqual

Con Massimo Popolizio, Anna Della Rosa, Silvia Altrui

Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

visto al Teatro Storchi di Modena il 15 gennaio 2012

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