Teatro, Teatro recensione — 22/04/2018 22:32

Delitto e castigo senza la sua “umanità”…

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MILANO – Rivedere a distanza di un anno “Delitto e castigo” di Dostoevskij  (al Teatro Elfo Puccini di Milano) nell’adattamento e regia di Konstantin Bogomolov, prodotto dall’ERT e già recensito al debutto per Rumorscena, è in gran parte una nuova delusione. Di un autore come Dostoevskij che aveva della letteratura un senso così teatrale, si mantengono invece brani interamente narrati, come la confessione di Marmeladov interpretata mirabilmente da Enzo Vetrano, oppure il sogno di Raskolnikov affidato purtroppo ad un’attrice elementare. Per il resto, la regia cerca, con gratuite mascherate africane, di dimostrare la tesi che lo scrittore russo, forse il più grande, fosse soltanto un cinico osservatore delle contraddizioni dell’uomo, capace di essere angelo o demonio secondo necessità o situazione. Se è stato così, Bogomolov riesce a farlo intuire solo negli ultimi dieci minuti mostrando il riso di Raskolnikov (Leonardo Lidi) che non si pente di aver ucciso la vecchia usuraia, confessa il suo delitto e se ne va tranquillo in Siberia. Molta volgarità è presente nelle relazioni basse e disperate che intercorrono tra alcune figure femminili costrette al vizio dal bisogno e i patron, ma niente affiora della loro umanità stravolta.

 

 

Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano il 22 aprile 2018

 

La recensione dello spettacolo visto al Teatro Storchi di Modena in prima nazionale il 18 maggio 2017

“Delitto e Castigo”: Quando la trama la decidono i personaggi (e il regista)

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