Teatro, Teatrorecensione — 21/11/2013 22:37

La bella Rosaspina addormentata la salva Emma Dante che manda in soccorso una principessa

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L’unico principe che può salvare “La bella Rosaspina addormentata” da cento anni nel bosco è una principessa. E’ questo l’assunto-teorema sul quale si basa la produzione targata Emma Dante. Se tutti i principi avevano fallito ed erano rimasti impigliati nelle radici e nei rami degli alberi del bosco, quindi se gli uomini erano stati tutt’altro che cavalieri senza macchia e senza paura, se erano stati dei buoni a nulla, degli incapaci, allora solo una donna poteva (e può) capire le esigenze di un’altra figura del suo genere. Favola moderna, si dirà.

Tra balletti e canzoni, le tre brave attrici, anche veloci trasformiste dietro la tenda da casbah che doveva rappresentare il castello, in questa pièce breve (50 minuti), ritmata, energica, che non avrebbe avuto bisogno nemmeno delle parole tanta era la forza espressiva, la cromatura, l’estetica del gesto e del colore messo in azione, a vortice, con punte d’ironia sagace. Pop come nella linea tracciata con “Gli alti e bassi di Biancaneve”. Favole per bambini di tutte le età. Non il solito spettacolo per ragazzi. Potremmo fare un parallelo tra questo tipo di spettacoli per l’infanzia e l’animazione della Pixar al cinema che colpisce anche gli adulti per le molteplici chiavi di letture e stratificazioni che si possono leggere al suo interno.

Dicevamo l’amore lesbo e saffico quindi è la risposta giusta a tutte le inquietudini e dubbi femminili, a tutto ciò che l’uomo non potrà mai soddisfare: tesi quanto meno discutibile. L’uomo ne esce come essere di serie B. Tutti i personaggi hanno il volto velato e coperto. La piccola Rosaspina è caduta a dieci anni in un incantesimo che la farà dormire, dopo appunto essersi punta un dito con la spina del fiore per antonomasia, fin quando un bacio del futuro sposo non la riporterà in vita. Nove sono le fate: è stata una di queste, l’unica che non è stata invitata alla cerimonia per celebrare e festeggiare la nascita della piccola nella Fortezza che ha scagliato la sua ira a suon di sortilegi e magia nera.

Le fate si presentano con abiti sgargianti a suon di musica. Entrano come ad una sfilata di moda o come rock star in concerto: la prima è in rosso, look molto hip hop e parla in rima con le dita a formare le corna, la seconda è in bianco, col cappuccio mentre sotto viene sparato Terence Trent D’Arby, la terza ha un giubbotto di pelle e la sua colonna sonora prevede i Chemical Brothers acidissimi. La quarta arriva con la noir “Lullaby” dei cupi Cure, la quinta è in rosa e va a braccetto sonoro con Amy Winehouse, la sesta sa di tango con i Gotan Project, la settima è candida e lattea, l’ottava è la colpevole del folle attentato ed ha “Roxanne” grattugiato nelle corde vocali di Tom Waits come trampolino di lancio, mentre la nona ha con sé l’antidoto.

Divertenti le tre fatine giardiniere, che dovevano tagliare tutte le rose del giardino per scongiurare l’effetto dell’incantesimo: si muovono una dietro l’altra, instupidite, caotiche, confusionarie, in arancione assomigliano tremendamente ai Minions di “Cattivissimo me”. La musica sottolinea, anche in maniera coprente ed a volte debordante la drammaturgia, divenendo essa stessa testo, come nel finale quando prima il De Andrè, colto e meno sfruttato di “Georgie”, “salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso”, e poi “Albachiara” di Vasco Rossi, nella versione operistica chiudono questa sgargiante e lucida atmosfera di festa. Vi dichiaro moglie e moglie.

 “La bella Rosaspina addormentata” testo e regia di Emma Dante. Compagnia Sud Costa Occidentale; con: Gabriella D’Anci, Rosanna Savoia, Emilia Verginelli. Assistente alla regia Davide Celona; luci Gabriele Gugliara. Visto al Teatro di Rifredi (Firenze), il 16 novembre 2013.

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