ALTRITEATRI, Interviste — 21/05/2018 21:58

Massimiliano Barbini racconta l’Archivio Neumann del Funaro

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PISTOIA – Aperto al pubblico nel 2016 presso il Centro Culturale Il Funaro di Pistoia l’Archivio Teatrale Andres Neumann rappresenta il lascito del fondatore dell’agenzia omonima, la Andres Neumann International, che a partire dagli anni Settanta si era specializzata nella produzione, organizzazione e distribuzione di spettacoli di avanguardia in tutto il mondo. L’intero archivio professionale del manager è così approdato presso il Centro Culturale toscano, raccogliendo documenti come rassegne stampa, fotografie, progetti, dossier di compagnie, contratti, corrispondenza, manifesti, riviste, raccolti dal 1955, oltre a disegni, caricature, lettere autografe degli artisti, copioni, appunti, materiali audiovisivi di artisti quali Tadeusz Kantor, Peter Brook, Bob Wilson, Bread and Puppet, The Living Theatre, Meredith Monk, Pina Bausch, Dario Fo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Enrique Vargas e molti altri.

Massimiliano Barbini

Professor Barbini, lei è il curatore dell’Archivio donato da Andres Neumann (fra i fondatori e già collaboratore artistico del Funaro fino al 2013), ci vuole raccontare come nasce il nuovo progetto di spettacolarizzazione di alcuni documenti di rilevante importanza dell’Archivio ?

«Fra le finalità dei legati della Donazione di Andres Neumann all’Archivio storico presso Il Funaro di Pistoia (avvenuta nell’anno 2010), vi è la necessità di conservare, promuovere e diffondere i materiali donati dal manager e produttore. Fra le varie opportunità aperte da questa clausola, una delle possibili era provare a vedere se la macchina per raccontare storie, lo strumento di narrazione delle stesse, potesse passare anche attraverso la creazione di una performance in forma di spettacolo che partisse dall’elaborazione dei documenti. Abbiamo pensato quindi al primo progetto: la Carmen. Il racconto di un allestimento leggendario”, a partire dai materiali legati a La tragedie de Carmen, che Peter Brook allestì a Les Bouffes du Nord di Parigi nel 1981.

Palermo Palermo artista città foto Silvia Tosetti

Il lavoro su Carmen è del 2014. Abbiamo realizzato questo esperimento attraverso i lucidi di Peter Brook. E’ stato un lavoro molto definito, fra spettacolo e conferenza in collaborazione col Conservatorio Cherubini di Firenze con alcuni cantanti che si sono alternati in scena alla conferenza tenuta da me. La sfida era vedere se i soli documenti fossero risultati sufficienti a testimoniare la realizzazione di uno spettacolo. Sulla programmazione della Carmen c’era l’interesse storico della Soprintendenza per la Toscana di Firenze. Lo scopo della collaborazione era quello di rendere il progetto pilota per altri Archivi della Toscana, promuovendo anche possibili residenze artistiche. Da questa prima felice sperimentazione siamo giunti all’attuale operazione sull’Archivio di Andres Neumann, questa volta con il focus su Pina Bausch. L’idea era quella di lavorare su Palermo Palermo, una delle sue creazioni più importanti. L’idea era quella di una collaborazione con il Conservatorio Boccherini, la Fondazione Luigi Tronci Museo della Musica e strumenti musicali a percussione e Centro Studi pistoiese, la partecipazione del musicista Gennaro Scarpato. La nuova avventura inizia con una apertura di dialoghi tra due Archivi, quello pistoiese della Fondazione e quella degli strumenti a percussione, nota a livello mondiale.

Palermo Palermo artista città foto Silvia Tosetti

È lo stesso musicista Gennaro Scarpato a portare in scena questi strumenti a percussione, creando un paesaggio sonoro in dialogo con il video di Palermo Palermo. La proposta sonora parte dalle domande che Pina in improvvisazione rivolgeva ai suoi artisti, cioè le improvvisazioni sugli strumenti che Scarpato ha ideato, nascono dalle stesse domande che la coreografa poneva ai suoi danzatori. Il lavoro del percussionista si alterna alla conversazione che conduco io dove racconto anche delle difficoltà produttive sopraggiunte fra la Compagnia Wuppertal e Pina Bausch e la città di Palermo, capitanata allora dalla Giunta di Leoluca Orlando: una sorta di giallo. La mia è la ricostruzione di tappe di lavoro tratte dai documenti in Archivio fra cui vi sono anche recensioni come telex e rassegne stampa. Il lavoro che vedrete a Firenze si intitola: Palermo Palermo: l’Artista, la Città, e ha per sottotitolo L’Archivio dal vivo.»

Qual è stata la reazione di Neumann e del pubblico alla presentazione del 20 aprile scorso in anteprima di Palermo Palermo al Funaro?

«Neumann era entusiasta così come la figlia. Sembrava loro di essere tornati indietro nel tempo, così hanno dichiarato. Ma lo spettacolo ha funzionato anche col pubblico. L’esperimento di Archivio dal vivo possiamo dire che ha avuto successo: è stato come mettere in scena un racconto epistolare. La prossima tappa sarà il 31 maggio con la Prima al Cinema della Compagnia a Firenze. Per l’intera giornata del 31 maggio è in calendario anche un importante Convegno in accordo triennale fra Soprintendenza della Regione Toscana con altri archivi come quello della Scuola Normale di Pisa e quello del Metastasio di Prato, dedicato al tema: Memoria e Contemporaneità. Una, nessuna, centomila? Un’altra voce dell’accordo triennale con la Sovrintendenza toscana è quello di lavorare su un altro documento di Pina Bausch ovvero O Dido del 2000. Il 31 maggio sempre al Cinema della Compagnia, sarà proiettato il documentario di Graziano Graziani Pina Bausch e Roma, prodotto da Riccione Teatro in collaborazione con Archivio Andres Neumann/ il Funaro.»

Andres Neumann

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