ALTRITEATRI — 29/04/2024 at 09:13

Con “La felicità” sogni e desideri di tre donne della Catania del ’68

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RUMOR(S)CENA – CATANIA – Realizzato nell’ambito del “Roma Fringe Festival 2019” è tornato in scena a Catania, al Teatro del Canovaccio, in via Gulli 12,  il breve ma intenso spettacolo, prodotto dall’associazione socio – culturale Madè,’“La felicità” di Roberta Amato e Giorgia Boscarino, con l’attenta e pregevole regia di Nicola Alberto Orofino. In una scena minimale, con pochi oggetti, tre sedie e con lo squillo di un campanello che annuncia l’arrivo dell’uomo, si raccontano tre mini storie immediate, quelle di tre donne della Catania del ’68, chiuse in casa, mentre fanno cose da femmine. La prima, la più anziana, la zia Maria, è una zitella, tutta casa e chiesa e bacchettona, intollerante e maschilista,  felice nel suo bigottismo; la seconda, intenta a preparare da mangiare, è sposata con un uomo, Gaetano, che non c’è mai perché si spacca la schiena, ma non le fa mancare niente (il televisore, la lavatrice, una 1100 D, la cabina al lido Casabianca, il corredo della Paoletti, l’iris la mattina, le calze di nylon, la carne Montana, la dispensa piena, il capezzale della Madonna sopra il letto) che vive insomma, felice nella sua “Jaggia” (gabbia) dorata ed infine la terza è quella più aperta al cambiamento, ai movimenti ed alle idee femministe, ma è sposata con un imprenditore, il dottor Giacomo Micalizzi e viene sempre zittita quando parla, accenna, di collettivi, di diritti delle donne.

Proprio lei, in un ambiente non proprio facile, dove la donna deve stare a casa, fare figli e pensare ai “sivvizza” (servizi di casa), inizia a non sopportare più la subordinazione nei confronti del marito, vuole trovarsi un lavoro e comincia la sua rivoluzione. Sarà una donna che troverà la sua dimensione, la sua essenza, la sua felicità, quando avrà il coraggio di abbandonare la sua gabbia domestica affermando”… il marito non me lo sono saputa tenere, ma neanche lui si è saputo tenere me”.

Roberta Amato, Luana Toscano e Giorgia Boscarino sono abilissime a disegnare, a rendere vivi ed attuali i loro personaggi, ovvero le tre donne – le regine della casa – che parlano della loro vita, delle loro convinzioni, della loro gabbia domestica, di Carosello, delle pubblicità e di quella che è per loro la felicità ovvero dedicarsi a figli, mariti e servizi domestici o anche provare a ribellarsi alle regole imposte dall’uomo e cercare di cambiare il proprio status, iniziando una rivoluzione nel privato per affermare la propria indipendenza.

Roberta Amato, Luana Toscano e Giorgia Boscarino

La regia di Nicola Alberto Orofino è attenta ai particolari, scorrevole e si avvale di una azzeccata scelta musicale che utilizza la sigla di Carosello, i motivetti pubblicitari del ’68, le canzoni “Io ti darò di più”, “E qui comando io” cantate dalle stesse interpreti in scena ed il brano di Anna Identici  “Quando mi innamoro” (Pace, Panzeri, Livraghi – Sanremo ’68) che ben inquadra la situazione delle tre donne, il periodo e la forza del lavoro ben assemblato dal regista. I costumi sono di Vincenzo La Mendola.

Le tre donne della pièce le possiamo ancora oggi incontrare nei quartieri delle nostre città, sempre uguali, fissate in eterno, sospese e bloccate, a recitare, senza interruzione, il rosario della loro esistenza, in ogni epoca. Spettacolo intenso, che nei suoi 55 minuti fa riflettere sulle condizioni della donna di quegli anni e di oggi, sulla concezione e ricerca di una quasi utopica felicità che svela desideri, delusioni, speranze. Una ricerca della felicità tanto anelata e che, ieri come oggi, accomuna un po’ tutti. Una felicità vissuta, consumata, attesa, agognata, imposta. Alla fine applausi convinti del pubblico per lo spettacolo e per le tre convincenti interpreti.

Visto il 21 aprile 2024 al Teatro del Canovaccio di Catania

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