Chi fa teatro, Focus a teatro, Teatro — 20/11/2018 16:57

Il ricordo di Eimuntas Nekrosius: testimonianze e vissuti durante la sua carriera

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RUMOR(S)CENA – EIMUNTAS NEKROSIUS – TEATRO – TESTIMONIANZE  –Eimuntas Nekrosius e l’Otello veneziano.

Eimuntas Nekrosius

Ho incontrato Eimuntas Nekrosius alla Biennale di Venezia: era l’anno 2000 e al Teatro delle Fondamenta Nuove, dove teneva una laboratorio aperto a giovani registi, mi imbucai qualche volta per vederlo lavorare. Stava preparando Otello che avrebbe debuttato in prima mondiale nel mese di marzo del 2001. Era di poche parole Nekrosius. Dovevi cercare di capire cosa volesse da quegli esigui elementi che ti forniva. Non era facile. Non si poteva certo dire che fosse espansivo. A volte mi perdevo a osservarlo assorto in quello che avveniva sulla scena piuttosto che studiare quanto accadeva sul palco. I suoi occhi erano immersi nell’azione, la dissezionavano come fa un bisturi del chirurgo. Parlava quasi sottovoce e da quelle poche parole sorgeva sempre un mondo, quasi inaspettato.
Una volta chiese a chi partecipava al laboratorio di scrivere un progetto di regia per una scena di Otello. Non ricordo quale, forse quella del fazzoletto tra Otello e Desdemona. Gli presentai la mia scena e a lui non piacque. Diceva che era troppo distante dal testo. Io gli dissi che il teatro aveva il dovere di discostarsi dal copione per trovare la sua lingua. Ero giovane e avvertivo quasi un brivido a sfidare il maestro sul suo terreno.

 

Otello regia di-Eimuntas Nekrosius Foto di Giorgio Zucchiatti. @Biennale di Venezia

Lui replicò con un gesto come a dire: quante storie! e non perse molto tempo a spiegarmi cosa veramente non andasse. Con quel gesto mi insegnò molto. Forse più che con mille parole. Mi insegnò l’umiltà, a procedere a piccoli passi, che prima di innovare bisogna apprendere, che il maestro lo si uccide quando hai “rubato” la sua arte, non per partito preso Quelle prove mi fecero capire anche quanto di Stanislavskij ci fosse in lui. Ne era forse l’erede più vero, nel far emergere la parola da una fitta partitura di azioni fisiche. Ai primi di marzo ebbi anche la fortuna di assistere alla prima di quell’Otello. Riuscii a procurarmi un biglietto di platea al Teatro Goldoni. Alcune scene mi rimarranno impresse per sempre, soprattutto quella lunga e dolorosa dell’assassinio di Desdemona, quel tormentoso strazio dell’uomo consumato dalla gelosia che spegne il suo amore, che incredulo muore innocente.Oggi, leggendo della sua scomparsa, mi sono tornati alla mente tutti questi ricordi, soprattutto la sua figura altera e discreta, che osserva la scena con un’intensità che vidi nel solo François Tanguy. Nel ripensare a quei momenti lontani della mia gioventù non posso fare a meno di ritenermi fortunato nell’aver potuto vederlo lavorare, nell’aver appreso dalle sue azioni, più che dalle sue parole quanto profondo fosse il suo teatro. I suoi insegnamenti sono quanto di più prezioso la vita mi ha donato.

Enrico Pastore

www.enricopastore.com 


Giaccone di pelle nera, occhi azzurri, calvo: quando il personaggio si è girato ho creduto per un momento fosse una guardia del corpo di Nekrosius. Invece era lui, timidissimo, nonostante l’apparenza. Lo intervistavo per il Corriere della Sera, prima dell’andata in scena dello sconvolgente, straordinario “Hamletas”. Le gocce del candelabro di ghiaccio che si scioglie le ho ancora nelle orecchie, nel cuore. Poi vennero Otelas, Macbetas… Unici i suoi attori, agili come atleti ma assolutamente “dotati di parola”. Il suo teatro a Vilnius, in Lituania, è semplice, funzionale, fatto per lavorarci, e molto.

Claudia Provvedini 


 

Divina Commedia regia di Eimuntas Nekrosius

Eimuntas Nekrosius ha diretto per il Teatro Olimpico di Vicenza per tre anni la stagione teatrale del Ciclo di Spettacoli Classici 2011 – 2013 e il titolo scelto della rassegna “Carattere” riassume bene le qualità artistiche quanto quelle umane del regista lituano scomparso nella notte del 20 Novembre 2018 a soli 65 anni. Il 21 Novembre avrebbe compiuto 66 anni. Un uomo di teatro dotato di carattere eccezionale, personalità carismatica, difficile da avvicinare per chi come noi scrive di teatro e chiede di intervistare gli artisti. Poche parole a volte strappate dietro le quinte di un teatro in cui lui dirigeva spettacoli indimenticabili e ormai parte della storia teatrale mondiale. Carattere che richiedeva agli attori una totale adesione al suo progetto e ideale registico – scenico quanto attoriale. Non si stancava mai di lavorare e infaticabile professionista della scena chiedeva agli attori di restare concentrati giorno e notte, senza soluzione di continuità, parco perfino nel consumare i suoi pasti e rigoroso nelle prove dove richiedeva la massima attenzione. Vedendolo in prova nel Giardino dei Ciliegi di Cechov fu determinante capire la sua straordinaria capacità di “vedere” l’insieme dell’opera come un architetto fa quando disegna un progetto e lo realizza in scala.

Come non ricordare le tante regie che Nekrosius ci ha donato portando in scena le opere di Shakespeare, dove la sua capacità introspettiva è riuscita a sondare fino all’immaginabile le vicende umane raccontate sulla scena come solo può fare uno studioso della sua portata. Avvicinarlo destava sempre un timore reverenziale ma non dettato dal suo agire o comportamento quanto dalla paura di non saper dimostrare di aver capito la sua poetica, il suo illuminato e lucido pensiero che spaziava dentro la realtà e in quell’immaginario mondo a noi sconosciuto. La sua arte divideva il pubblico e non solo, chi abbandonava la platea e chi, invece, restava fino all’ultimo istante rapito dalla visione. Al Teatro Comunale Pavarotti nel 2012 vidi una delle repliche della sua “Divina Commedia”, allestimento che fece scalpore e suscitò pareri diametralmente opposti: spettatori per nulla convinti si alzarono nell’intervallo quasi infastiditi, altri mi confessarono perfino l’intenzione di tornare a rivederlo. Il teatro di Nekrosius era questo.

Roberto Rinaldi


Il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta:Ricordiamo il regista lituano Eimuntas Nekrosius che prese parte alla Biennale Teatro negli anni 1999-2000-2001, dove in particolare mise a punto la sua regia di Otello, una delle sue grandi interpretazioni dei drammi shakespeariani”.

 

Otello regia di-Eimuntas Nekrosius Foto di Giorgio Zucchiatti @La Biennale di Venezia

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