musica e concerti, Recensioni — 19/10/2025 at 12:38

Oedipus Rex scelta coraggiosa e inusuale del TSB e Orchestra Haydn

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RUMOR(S)CENA – BOLZANO – È coraggiosa e inusuale la scelta del Teatro Stabile di Bolzano di aprire la stagione 2025-2026 con uno dei capolavori di Igor’ Stravinskij, Oedipus Rex, l’opera-oratorio da lui composta nel 1927 su testo dell’amico poeta Jean Cocteau. Lo spettacolo nasce dalla collaborazione del Teatro Comunale di Bolzano con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. Sul palco, all’orchestra Haydn diretta dal maestro Donato Renzetti si affianca l’Ensemble Vocale Continuum guidato da Luigi Azzolini. Interpreti, il tenore danese Magnus Vigilius (Edipo), il contralto tedesco Katharina Magiera (Giocasta), il tenore Saverio Fiore (il pastore), il basso neozelandese Anthony Robin Schneider (Tiresia) e il baritono polacco Mateusz Ługowski (Creonte/ Il messaggero).

crediti foto Ivo Corrà

Nell’ Oedipus Rex, l’essenza drammatica della tragedia sofoclea distillata in una scrittura compatta ed essenziale viene sublimata dalla traduzione dal francese in latino affidata da Stravinskij al religioso e teologo Jean Daniélou: una lingua che, come scrive il musicista russo, «offre un mezzo espressivo non morto, ma pietrificato e divenuto così monumentale da essere immune da tutti i rischi di scadimento nella volgarità».

Mito e musica si fondono così in un amalgama che tramette in maniera sublime la forza di un mito immortale come quello di Edipo senza nulla concedere a una spettacolarità basata sull’azione. Il racconto dei fatti procede per nuclei narrativi giocati sugli snodi della vicenda, scanditi dagli interventi del Narratore, cinque, oltre al prologo: la peste, Creonte, Tiresia, Giocasta, la verità, l’epilogo. Concepito da Cocteau come tramite tra scena e platea non solo per rendere comprensibili i contenuti del canto, ma per sottolinearne la pregnanza, il personaggio assolve una funzione non secondaria nell’architettura drammaturgica dell’opera. Da qui la scelta di un attore del calibro di Toni Servillo che con una dizione scandita e asciutta guida il pubblico nella parabola del mito, a partire dalla sicurezza iniziale del re convinto di poter salvare il popolo di Tebe dalla peste così come lo aveva salvato dall’oppressione della Sfinge, fino ad arrivare alla tragica conclusione, il suicidio di Giocasta e l’accecamento di Edipo, colpevole di parricidio e incesto.

crediti foto Ivo Corrà

La via seguita nella realizzazione scenica dello Stabile è quella indicata dallo stesso Stravinskij che affidava il dinamismo narrativo alla musica e non all’azione. Nell’intento dell’autore la staticità si fa portatrice di senso nel mettere in luce la rocciosa incombenza di un destino ineluttabile, al quale l’uomo non può sottrarsi. Tutto è ridotto all’essenziale, sulle tracce di un libretto che usa l’anafora diffusa e insistita come grimaldello per arrivare al cuore degli eventi. Pregnanti alcune parole chiave. Qualche esempio: nell’esordio, pestis (peste) e poi peremptor (assassino); nel confronto con Tiresia, dicere, la parola che svela e che si trasforma poi in clamare, le grida dell’alterco tra Edipo e l’indovino; l’inattendibilità degli oracoli ripetuta come un mantra da Giocasta ne probentur oracula quae semper mentiantur; i sostantivi rex e pater, iterati ossessivamente; e in chiusura il nome di Edipo, alfa e omega della vicenda.

crediti foto Ivo Corrà

Un’operazione meritoria, quella portata avanti dallo Stabile, che ha voluto offrire al suo pubblico un’occasione preziosa. Due osservazioni sulla realizzazione scenica: si è avvertita la mancanza di soprattitoli col testo in latino, che sarebbero stati utili per meglio apprezzare la compenetrazione musica/parola, sia pure focalizzata a livello di suono, se non di senso letterale, per chi non conosca la lingua arcaica, e la ridotta visibilità degli interpreti, nascosti allo sguardo degli spettatori dagli orchestrali nella dislocazione sul palco.

Caterina Barone

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Toni Servillo_Donato Renzetti crediti foto Tommaso Le Pera

Edipo re opera – oratorio pensata per questo allestimento è stata composta da Stravinskij (tra il 1926 e il 1927) per orchestra, solisti, coro e un oratore. Scritta all’inizio del periodo neoclassico è considerata una delle partiture più significative di questo periodo della sua carriera in considerazione anche del valore musicale che detiene intrinsecamente, sia per quanto riguarda tutta la carriera artistica di Stravinskij che per il valore rivestito all’interno della musica del Ventesimo Secolo. La prima esecuzione assoluta si tenne al Théàtre Sarah Bernhardt di Parigi il 30 maggio 1927 con la direzione dello stesso autore compositore, in forma di concerto nell’ambito dei Ballets Russes di Djagilev, (compiva venti anni la sua attività teatrale). Il risultato però fu deludente e non riscosse il successo sperato e fu eseguito per sole tre volte. La versione ascoltata a Bolzano è di grande rigore musicale e corale, dove si è optati per una soluzione esclusivamente improntata all’esecuzione concertistica con il contributo fondamentale di un ottimo cast di cantanti e del coro, il cui contributo è fondamentale per esaltare la potenza espressiva e drammaturgica dell’opera stessa. Le voci dei solisti e di tutto il coro avvalorano e potenziano la sublime partitura musicale eseguita dall’Orchestra Haydn diretta con energia e sicura maestria da Donato Renzetti a cui sono stati aggiunte delle parti. (Cento gli orchestrali in scena).

L’organico per l’Edipo re prevede un’orchestra sinfonica con l’inserimento anche di quattro corni e quattro trombe, tre tromboni, un basso tuba, timpani, tamburo militare, grancassa, piatti, un pianoforte, un’arpa e archi. Sul podio il direttore Donato Renzetti ha saputo creare quella spasmodica tensione emotiva emergente dalle note di questo capolavoro, esaltando la drammaticità che esala dalla partitura e dal canto corale. Il dramma emerge grazie a queste componenti fondamentali.

crediti foto Ivo Corrà

Coglie perfettamente ogni singola sonorità dalle quali si comprende bene come Stravinskij sia stato capace di assemblare passato e presente, citando canti sacri e profani medievali. Rivoluzionando in forma contemporanea musica barocca e un certo romanticismo musicale. L’ascolto illustra la tragedia con una gamma di coloriture cesellate unitamente alla qualità timbrica sia del suono che della voce di tutti i solisti perfettamente allineati e coesi per dare vita alla narrazione, la cui voce di Toni Servillo, come lui stesso ha dichiarato nella presentazione che ha preceduto l’esecuzione, ha messo completamente al servizio del canto e della musica. Un continuo crescendo nel caratterizzare un qualcosa di simile ad un lamento dolente, funereo e tragico composto da voci ed echi che si rarefanno nell’atmosfera che richiamano incessantemente alla tragedia.

Roberto Rinaldi

Coproduzione tra Teatro Stabile di Bolzano  e L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Donato Renzetti Il cast composto da Magnus Vigilius (Edipo), Katharina Magiera (Giocasta), Matheusz Ługowski (Creonte/Il Messaggero), Anthony Robin Schneider (Tiresia) e Saverio Fiore (Il Pastore). Il coro dell’Ensemble Vocale Continuum è diretto da Luigi Azzolini.

Visto e ascoltato il 9 ottobre 2020 al Teatro Comunale di Bolzano

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