Rags of Memory: per non dimenticare, 10 anni di Instabili Vaganti

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Anurada Venkataraman durante la VI Sessione Internazionale, Tepantar theatre village, India, 2015 (Foto di S. Laurenzana)
Anurada Venkataraman durante la VI Sessione Internazionale, Tepantar theatre village, India, 2015 (Foto di S. Laurenzana)

 

 Qualche aneddoto sul lavoro fatto e sulle esperienze condivise?

 

«Credo che Stracci della memoria sia stato uno tra i progetti più avventurosi nei quali ci siamo imbarcati. Soprattutto se dobbiamo riunire partecipanti provenienti da oltre dieci nazioni diverse, o spostarci in Paesi che a volte conosciamo poco. Può sembrare la trama di un film surreale ritrovarsi lungo un’autostrada deserta della Puglia, su un carroattrezzi che trasporta la tua auto in panne con un coreano che canta canzoni pop, un brasiliano che cerca di accompagnarlo, mentre tu t’interroghi su come raggiungere la prossima tappa, con un mezzo in meno e un gruppo di attori che sembra uscito dalla pubblicità della United Colors of Benetton! Questo è accaduto davvero. Nella seconda sessione, svoltasi tra Matera, Fara in Sabina e  a Bologna. Nella città dei sassi bastava percorrere il tragitto dall’alloggio allo spazio di lavoro per destare l’interesse degli abitanti. Coreani, armeni, sudamericani, europei, così tutti insieme, non si erano mai visti da quelle parti.

Sun Young Park e Nicola Pianzola alla IV Sessione internazionale, Modena, 2013 (Foto di V. Agolino)
Sun Young Park e Nicola Pianzola alla IV Sessione internazionale, Modena, 2013 (Foto di V. Agolino)

Abbiamo condiviso molte esperienze negli anni. In particolare con Sun Young Park, una performer coreana che ci ha seguito da quella sessione in Italia in poi, spingendosi anche in luoghi dei quali aveva timore. Durante le terza sessione si è ritrovata in Messico nel Día de Muertos, il 2 novembre, ed è rimasta scioccata dalla presenza di scheletri, teschi e persone che suonavano e mangiavano nei cimiteri. A Calcutta, durante l’ultima sessione è rimasta due giorni nel suo alloggio per il timore di affrontare l’India. Vestita da capo a piedi per non lasciare parti del corpo scoperte, con temperature sopra i 30° gradi  ha varcato la soglia del suo alloggio solo quando l’abbiamo raggiunta.

È anche attraverso i suoi occhi che abbiamo assaporato la diversità estrema delle culture con le quali siamo venuti in contatto in questi dieci anni. Con ogni partecipante è accaduto qualcosa di magico, nell’istante in cui il mondo esterno sembrava seguire l’andamento del progetto. Lavorando su un testo che aveva come tema l’acqua con Chandana Sarma, in un villaggio sperduto nella foresta del Bengala, siamo stati sorpresi da un uragano tropicale, una tempesta che non ci ha fermati ma, al contrario, ci ha spinti a indagare in profondità ciò che stavamo facendo. E ancora, nello stesso villaggio, siamo stati svegliati in piena notte da un elefante, dopo aver lavorato con Anurada Venkataraman su frammenti di danze connesse con Ganesha, il Dio elefante. Il caso o il destino ci ha sempre seguiti da vicino in questo nostro viaggio. Gabriela Belard, attrice messicana, l’abbiamo conosciuta a Londra, dove vive, durante un altro progetto. E solo casualmente, quando abbiamo organizzato la terza sessione di lavoro a Città del Messico, abbiamo scoperto che anche lei era lì, nello stesso periodo, e non sarebbe potuta mancare! Stracci della memoria sembra aver legato i destini delle persone che vi hanno preso parte e la cosa che davvero ci rimane, nell’evanescenza della pratica teatrale, sono proprio queste persone ritrovate a distanza di anni, in luoghi lontani».

Stracci della Memoria è un work in progress. Il prossimo step?

«In occasione del decennale abbiamo previsto una serie di attività. Tra le quali, la più significativa, oltre all’edizione speciale del Festival PerformAzioni, dedicata quest’anno al progetto e appena conclusa, sarà la direzione della settima sessione internazionale di lavoro, in Cile. Questa tappa s’inserisce nell’ambito del Fitich – Festival Internacional de Teatro Itinerante por Chiloé Profundo, nella zona più meridionale dell’America Latina,  finalizzata alla coproduzione della performance Riemersioni, che dirigerò io stessa, con un cast internazionale e includerà anche artisti e attori dell’arcipelago di Chiloé. Un’operazione importante dal punto di vista della cooperazione tra due Paesi; per l’approccio pedagogico e di ricerca antropologica che contraddistinguerà il processo di lavoro, soprattutto in un momento di estrema difficoltà per la popolazione Chilote, insorta proprio in questi giorni a seguito del disastro ecologico che ha colpito la Regione di Los Lagos».

 

Di cosa si tratta? Non mi sembra si siano avute notizie, in Italia, di disastri ecologici in Cile.

«Dall’inizio del 2016 una proliferazione anomala di micro-alghe ha portato alla morte per asfissia di quarantamila tonnellate di salmone, sardine e altri pesci. Questo fenomeno, denominato marea rossa, è dovuto al proliferare di un’alga, causato dall’innalzamento delle temperature. Una catastrofe ecologica ed economica per i pescatori, privati della loro fonte di sostentamento. La protesta dei pescatori e di altri gruppi della popolazione contro le disposizioni del Governo,  e dovuta al divieto  della pesca che sta paralizzando tutte le attività economiche locali. Forse sarebbe più esatto parlare di una catena di problemi, provocati anche dalla presenza di aziende straniere che operano attraverso lo sfruttamento predatorio. Tornando al progetto, lo stesso comporterà la circuitazione della nuova coproduzione, e dello spettacolo Il Rito, in dieci isole dell’arcipelago, e una fase di ricerca storica e antropologica sul campo. Al momento stiamo raccogliendo tutto il materiale prodotto in questi anni per poter realizzare una pubblicazione capace di raccontare questo lungo, indimenticabile percorso».

 

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