Il confine (metafora di un declino) di Michele Rielli

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RUMOR(S)CENA – Il quesito in quarta di copertina del libro, “Il confine” (Metafora di un declino) di Michele Rielli pone una questione dirimente per quanto è accaduto in Italia negli ultimi quarant’anni, a partire dal 1980 e nel 2020 quando è comparsa la pandemia da Covid-19: «Esiste un punto esatto, un momento preciso, una linea di confine da tracciare nella storia recente del nostro Paese, oltre la quale le cose hanno incominciato inesorabilmente a precipitare?». Michele Rielli è un medico di Bolzano, specialista in reumatologia e medicina interna, esperto cultore di Dante Alighieri, ed è anche l’autore di “Salento anni ‘60. Come eravamo e come siamo diventati”, “La mano del padre”, “Alla scoperta delle malattie reumatiche. Cause, fenomenologia clinica, possibilità di cura”, “Treno espresso 621. L’Italia in chiaroscuro” e “Con Dante nell’Oltremondo”.

Il confine cui si riferisce il dottor Rielli, capace di analizzare con uno stile descrittivo e analitico come pochi, è riferito ad una situazione sempre più drammatica che viene affrontata come un trattato sociologico, culturale e politico ad ampio spettro: «L’epidemia di Covid diventa un’occasione per riflettere sul lento ma inesorabile declino dell’Occidente e dell’Italia».

Una catastrofe mondiale cui stiamo assistendo subendone le infauste conseguenze e da cui non sembra per ora si riesca a trovare una via d’uscita. Rielli indica una delle cause del declino in cui siamo tutti coinvolti, considerando responsabilità e cambiamenti pregressi: «Anestetizzata dal consumismo americano e dal relativismo etico, l’Italia ha dimenticato le sue antiche virtù mediterranee: la sobrietà, la prudenza, la genitorialità, la tendenza al risparmio».

Impietosa quanto realistica e cruda realtà a cui siamo stati tutti assuefatti e condizionati da scelte etico – politiche le cui conseguenze stanno emergendo sempre di più, con risultati di evidente declino. Basti pensare alle politiche sanitarie degli ultimi decenni. “Il confine” è stato scritto in due anni: 2020 e 2021 e racconta in sequenza cronologica quanto è accaduto in Italia; a partire dal 1980 e in particolare nel 2020: l’annus horribilis della pandemia da Covid-19 .

Già nel Prologo l’autore spiega bene uno dei mali che affliggono la nostra società affrontando un interrogativo esistenziale al quale tutti dovremmo rispondere con onestà intellettuale: «Ma tu ti ritieni forse normale? Ma cos’è poi la normalità, se tutti ufficialmente guardano ai diversi, agli ultimi…. (…)», ed è scontato come poi sia obbligatorio far parte della popolazione social in cui identificarsi pena l’esclusione, o peggio, come bene classifica definendolo un «(…) caravanserraglio dei social che hanno stabilito la socialcrazia dei connessi che credono di sapere tutto mentre postano le loro opinioni che esprimono spesso senza avere conoscenze approfondite su questo o quell’argomento? In questo mondo iperconnesso, spesso in balia delle bugie tecnicamente definite fake news…»

Il condizionamento delle false notizie ha creato nel pensiero comune danni irreversibili ed è uno dei problemi più gravi che stanno assillando la nostra società , fatto ancora più evidenziato dalla comunicazione dei media insistente e spesso fuorviante in rapporto al Covid-19.

“Il confine” è composto da 23 capitoli con una postfazione dal titolo “Oltre l’ultimo confine”; dove la lettura diventa sempre più avvincente e densa di aneddoti, basata anche su riferimenti autobiografici dell’autore. Un’elencazione puntuale di quanto è accaduto a partire dal mese di marzo del 2020 e un capitolo interamente dedicato all’assassinio di Aldo Moro, definito «l’inizio del declino italiano (avvenuto nel 1978) e che «ha costituito l’atto iniziale di uno scadimento qualitativo della politica italiana e di un declino economico – sociale del nostro Paese; di uno sfaldamento del tessuto industriale; sia delle grandi fabbriche che delle piccole e medie imprese espressione dell’imprenditoria familiare, tutte realtà che avevano realizzato il miracolo economico degli anni ‘60 del secolo scorso, ricostruendo l’Italia dalla macerie della II guerra mondiale; della riduzione qualitativa dei servizi pubblici, in particolare del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), e del netto balzo in avanti del nostro debito pubblico che nel 2020 è ulteriormente aumentato a causa della pandemia da Covid-19, mal governata da ripetute e scriteriate chiusure lockdown, che hanno pericolosamente tarpato le ali alla nostra economia nazionale».

Parte da questo inciso la disamina su quanto è accaduto dall’arrivo del Covid-19 in poi dove l’analisi si fa sempre più incalzante e punta il dito su quello che è uno dei punti focali del sistema in crisi: «(…) il fallimento del SSN che, in mancanza di un’efficace Medicina territoriale, non ha contrastato con la dovuta tempestività l’infezione virale che avrebbe dovuto essere curata da subito al domicilio dei pazienti, prima che gli stessi, dopo giorni di abbandono in preda alla febbre virale, arrivassero a migliaia a intasare i Pronto Soccorso e i Reparti ospedalieri, quando ormai l’infezione per molti di loro aveva già concluso il suo percorso fisiopatologico mortale».

Una verità ormai acclarata e denunciata anche da centinaia di medici di base che nonostante i divieti del Ministero della Salute hanno curato a domicilio e con successo migliaia di malati. Emergono sempre più dati scientifici sulla validità delle cure domiciliari praticate in questi due anni e validate anche da pubblicazioni, grazie all’incessante lavoro di medici rispettosi del dettato deontologico secondo “scienza e coscienza” . Quella, al contrario, omessa e rimossa da chi ha preferito scegliere una non – terapia chiamata “vigile attesa e tachipirina” per trasformare questo virus in un’occasione mediatica senza precedenti: «Il Covid-19 cinese che ora nel 2020, ogni giorno, domenica e altre festività incluse, viene brutalmente e lugubremente ricordato coi suoi contagi, coi suoi decessi e con le immagini terrorizzanti imaging civilisation di uomini e donne giacenti su letti di terapia intensiva, privati della dignità della sofferenza che è e dovrebbe restare sempre un fatto privato, dai plurali canali informativi televisivi che da tempo cercano esclusivamente lo spettacolo, è diventato un incubo pubblicizzato ad arte, un vero e proprio terrorismo psicologico per gli ancora sani che guardano da casa».

In questi anni abbiamo assistito a un’informazione devastante e spesso fuorviante, come nel caso delle interviste e passerelle mediatiche di virologi, politici, star della televisione, capaci di dire tutto e il contrario di tutto, con il risultato di creare sempre più confusione, disagio, paura e mistificazione della realtà stessa. La spettacolarizzazione del virus utilizzato per fare audience, salvo poche eccezioni rappresentate da giornalisti e media capaci di approfondire con quella professionalità e serietà cui tutti dovrebbero attenersi. Come spiega bene l’autore de “Il confine” quando definisce una «realtà sociale che ora nel 2020 annus horribilis del Covid-19 cinese, in Italia si confronta e si scontra al di qua e al di là del Confine culturale e antropologico del 1980».

Il tema della questione sanitaria e di come è stata gestita trova nelle parole di questo medico una lucida e impietosa analisi – diagnosi, la cui gravità è tangibile nello scorrere le pagine del libro. «Una squilibrata gestione della pandemia da Covid-19 completamente affidata ad un costoso e poco selezionato Comitato Tecnico Scientifico (CTS), più che essere affrontata, come invece avrebbe dovuto, da una compagine ministeriale governativa preparata e competente che dialogasse in particolare coi Presidenti degli Ordini dei Medici dislocati sul territorio nazionale», e il riferimento ad un discorso tenuto da Aldo Moro nel lontano 1978 appare come una premonizione: «Questo Paese non si salverà, se non nascerà in Italia un nuovo senso del dovere», dove l’autore sigla il primo capitolo con un richiamo forte e determinato che vale più di tanti slogan fuorvianti e inutili in questi anni di pandemia: «Ora ci sarebbe bisogno di uno scatto d’orgoglio nazionale che richiederebbe ai più la fatica d’imboccare la via della virtù personale e collettiva, uno sforzo che il popolo italiano, per motivi vari e complessi, all’epoca corrente mostra di non avere l’intenzione e forse neanche la facoltà di produrre. A meno che non vi sia clamorosamente costretto da eventi eccezionali come l’attuale pandemia da Covid-19, o da altri che il futuro potrebbe riservare».

Un auspicio come premessa ad un cambiamento radicale a cui tutti dovremmo partecipare. Seguendo la narrazione del libro è sempre più evidente come l’autore abbia saputo analizzare con dovizia di particolari, l’evoluzione progressiva di un declino, sempre più evidente e ancora troppo poco compreso per le sue gravi implicazioni sul futuro. Il linguaggio scelto dal dottor Rielli non fa sconti a nessuno e indica passo dopo passo cause ed effetti: “Cambiamenti epocali” dedicato al riscaldamento globale dove la “China – PCR fabbrica del mondo” viene indicata come la maggior produttrice di CO2 nell’atmosfera «che da sola eguaglia le emissioni degli USA, India e Germania messi insieme, con il conseguente esteso effetto serra greenhouse effect, per cui l’uomo può a ragione sostenere di aver dato inizio da qualche decennio a questa parte a una nuova era geologica gelosamente tutta sua, l’Antropocene. Un’era che, in assenza di decisivi fattori correttivi, rischia di portare alla sesta estinzione di massa della vita sulla Terra, razza umana compresa...».

Poche parole esaustive come queste valgono molto di più di proclami politici ridondanti che lasciano il tempo che trovano, visti i risultati a livello planetario. L’argomento Covid-19 diventa sempre più incalzante nel prosieguo della lettura tanto che Rielli sceglie di titolare i capitoli partendo dalla giornata di Domenica (15 marzo 2020) “blocco virale”, (29 marzo 2020) “agli arresti domiciliari”, proseguendo con Martedì (31 marzo 2020) il vento della pandemia, Domenica delle palme (2020): “la passione di Cristo al tempo del Covid – 19”, Venerdì santo 2020 “cristo è morto per noi, prigionieri del Covid-19”.

Una comparazione che unisce la religione cristiana nelle sue ricorrenze più significative come la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo e le decisioni governative a base di decreti contro il Covid-19. Scelta appropriata per come abbiamo e stiamo subendo questo virus e tutto quello che ne comporta anche a livello psicologico individuale, sociale, politico e sanitario. Nel libro vengono rievocate e analizzate tutte le fasi salienti che hanno comportato una delle crisi mondiali le cui conseguenze nefaste avranno ripercussioni illimitate.

«Domenica 15 Marzo del 2020, l’Italia si trova improvvisamente bloccata per decreto dal coronavirus Covid-19, una pandemia SARS severe acute respiratory sindrome scoppiata in China – PCR, massimo produttore e inquinatore mondiale, che s’è diffusa in modo planetario. S’è verificato un evento direttamente dipendente dalla sovrappopolazione delle aree geografiche asiatiche e in particolare della China-PRC che dalla globalizzazione delle merci e delle genti ha tratto e continua a trarre vantaggi economici e commerciali giganteschi».

Il medico scrittore tocca poi un punto saliente della sua trattazione: le mancate cure a domicilio. Da qui inizia la parte dolente per come è stata gestita la parte sanitaria. Il suo consiglio era quello sì di restare a casa ed evitare occasioni di contagio «(…) Ma questo non basta se non si agisce rapidamente curando già nel proprio domicilio coloro che presentano chiari sintomi della malattia e individuando coloro che si sono contagiati con bassa sintomatologia e quelli che pur contagiati, sono asintomatici. Bisogna curare subito le persone sintomatiche e fare tamponi, molti tamponi per individuare gli infetti, cercare l’eventuale presenza di anticorpi in coloro che hanno superato la malattia, per poi immetterli al più presto al lavoro nei processi produttivi e nei servizi».

Non è andata come si augurava Rielli, preferendo altri sistemi e altre scelte squisitamente politiche che nulla avevano e nulla hanno a che fare con il sapere medico scientifico. Per capirlo bene è sufficiente rivedere all’indietro quanto è stato deciso e il susseguirsi di decreti e obblighi su cui ora molti esperti medico scientifici si dichiarano sempre più apertamente scettici, alla luce dei risultati ottenuti. Nel capitolo intitolato “Impatto della pandemia da Covid-19 sul Servizio Sanitario Nazionale” è impressionante l’analisi critica ad un sistema che nel corso dei decenni ha di fatto smobilitato un settore così fondamentale come quello sanitario : «È da almeno vent’anni (e forse da quaranta), che la classe medica italiana viene sminuita nel suo valore professionale a ogni livello assistenziale ma soprattutto negli Ospedali, dove è assoggettata, specialmente a livello apicale, al volere dei politici locali che sugli Ospedali, diventati Aziende Sanitarie, dovunque in Italia da sempre, con intensità e modalità regionali diverse, continuano ad esercitare il loro potere clientelare».

La lettura richiede un’attenzione particolare per la complessità sempre affrontata con estrema acutezza e onestà intellettuale che va riconosciuta all’autore dove la trattazione diventa una severa critica, senza tanti giri di parole, ad una politica incapace di affrontare con serietà le conseguenze della pandemia. Rielli riporta le nostre coscienze a interrogarsi su questa tragedia epocale e accosta nel capitolo: “Domenica di Pasqua 2020: Cristo è risorto per noi. Terrorizzati dal Covid -19”, dove viene citato un passo Dal Vangelo di Matteo con la resurrezione di Gesù, la problematica della pandemia. Una lunga disamina che denota una profonda conoscenza dell’animo umano nelle sue pieghe più recondite e misteriose. Il libro emana un senso di svelamento di qualcosa che ci appartiene, donato nel corso dei secoli e ora appare irrimediabilmente in via di dissoluzione. L’umanità perduta. «(…) La pandemia da Covid-19 che ora tiene il mondo intero in apprensione, ci sta dicendo forte e chiaro che basta poco, anche un semplice filamento di acido ribonucleico – RNA virale – a sconvolgere e distruggere il nostro corpo. La mente umana con le conquiste e le ambizioni della biotecnologi, oggi è deviata a concepire la meccanizzazione dell’uomo, fino a pensare di trasformarlo lentamente in un robot senza sentimenti e senz’anima, in un automa senza futuro metafisico….».

Un pensiero che riassume perfettamente la condizione esistenziale in cui tutti siamo forse vittime e carnefici di noi stessi. Una parte importante di tutta la riflessione che un uomo di medicina (ma è limitativo definirlo così) come Michele Rielli offre ai lettori, è quella dedicata al ruolo sostenuto dai media definito a ragione “ Terrorismo mediatico come copertura a gravi insufficienze assistenziali”.

L’accusa è rivolta ad un sistema mediatico allucinante e capace di fuorviare e allarmare l’opinione pubblica come mai era accaduto prima. «(…) i giornali locali ti sbattono in prima pagina il numero dei morti (definiti asetticamente decessi), senza stabilire se siano dovuti esclusivamente al Covid-19 o se non sia stata corresponsabile anche un’importante patologia associata, e ti fanno capire che devi continuare a stare a casa , altrimenti puoi morire anche tu o, se sopravvivi, puoi diventare un cattivo cittadino e verrai sanzionato e ingentemente multato. Come se i morti da Covid-19 fossero causati dai cittadini che fanno fatica a continuare a stare chiusi in casa in quarantena per un periodo obiettivamente troppo lungo, e non dalle gravi inadempienze del Ministero della Sanità, trovatosi colpevolmente senza piano pandemico aggiornato da applicare con effetto immediato e dalle gravi insufficienze del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) – e proseguendo nella sua dettagliata denuncia di un sistema che ha fallito (ndr) – in realtà le migliaia di morti registrati soprattutto nella primavera dell’annus horribilis 2020, sono in buona parte responsabilità dell’inadeguatezza che nell’occasione della pandemia da Covid-19 ha mostrato il nostro SSN».

Le successive pagine affrontano la questione della formazione dei medici in Italia e la loro professionalità all’atto di curare i malati. Il confine anche in questo caso è stato superato dal 1980 in poi: «(…) confine anagrafico – culturale che marca l’inizio del declino multidirezionale italiano. È successo che il medico ha lentamente subito le trasformazioni indotte dall’avanzare della tecnologia in Medicina che ha portato a un chiaro progresso in campo diagnostico, ma anche a sacche di regresso nella formazione terapeutica della mente medica necessaria e insostituibile per permettere l’espressione ottimale della professione e dell’arte medica. Essere medico fino al 1980 significava essere in grado di esercitare anche l’arte medica, un’arte che si apprende avvicinandosi con deferenza e umiltà allo studio dell’anatomia e fisiologia (…)».

Proseguendo la lettura è chiaro e comprensibile a tutti come sia stato invertito il ruolo del medico che un tempo dedicava al paziente una cosa fondamentale: l’ascolto avvalendosi anche degli studi di Semeiotica medica e una seria e approfondita anamnesi. Oggi giorno è la diagnostica strumentale che ha preso il sopravvento spesso utilizzata senza prima aver affrontato seriamente una valutazione dei sintomi descritti dal malato o paziente come viene chiamato in ambito sanitario. Un libro che affronta ad ampio raggio una realtà complessa e distonica per come viene vissuta e gestita, non ultima da parte della politica che governa a livello nazionale con le conseguenze che tutti viviamo quotidianamente. La spettacolarizzazione della crisi sanitaria trasformata in eventi mediatici che hanno distorto la realtà, come è scritto nel capitolo “Tecniche di sopravvivenza. Tenersi lontani dalla bufera mediatica”: «(…) Oggi la maggior parte di noi, anche se non vuole, è sottoposta ogni giorno, verrebbe da dire in eterno, alla bufera mediatica, fatta di notizie, smentite, precisazioni, chiarimenti, gossip, annunci pubblicitari che si susseguono all’infinito e poi parole, parole, parole spesso senza fatti di sostegno, falsità a getto continuo, in modo così intenso che spesso riesce difficile, estremamente difficile, quasi impossibile, distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. La falsità ripetuta con lucida determinazione ha il pregio di essere percepita alla fine come verità dalle moltitudini che nella loro schiacciante maggioranza non sono attrezzate a valutare con spirito critico tutte le notizie che ogni giorno vengono scodellate a qualsiasi ora del giorno e della notte senza tregua, proprio come accade nella dantesca “bufera infernal, che mai non resta”».

L’autore non si limita a criticare con cognizione di causa ma affronta anche possibili e auspicabili rimedi, dettati dal buon senso e dalla logica di scelte che potrebbero essere adottate con estrema facilità. «Cosa fare allora? Come difendersi? La prima cosa da fare è tenere accesa la luce del pensiero e dell’intelligenza, filtrando con spirito critico la massa delle informazioni che ogni giorno e ogni notte vengono lanciate nell’etere. Tenere spenta il più possibile la televisione e governare l’uso dell’ormai indispensabile telefono cellulare che ci espone alla dipendenza, una sorte di droga informativa informative addiction, dalle novità news, che spesso vere novità non sono ma stesse notizie trite e ritrite, dal desiderio di voler essere informati ad ogni costo su quel succede nel mondo».

Quello che succede anche in Italia e ha intossicato la nostra vita. Il Confine è un libro la cui lettura aiuta a recuperare quell’autonomia intellettuale di cui abbiamo assoluta necessità.

Il libro Il Confine è stato edito da Elià Edizioni. Il volume è stato stampato nel Novembre 2021 a tiratura limitata – 200 Copie- , non è presente a livello nazionale ed è reperibile solo a Bolzano nelle librerie Ubik in Via Grappoli, Mardi Gras in Via Hofer; Zanetti in Via Rovigo ; Cappelli in Piazza Vittoria e a Merano nella libreria Alte Muhle.

L’attività letteraria

Nel 2008 : Salento anni ’60, come eravamo e come siamo diventati.

Nel 2010: Alla scoperta delle Malattie Reumatiche

Nel 2013 :La mano del Padre

Nel 2016: Treno Espresso 621. L’Italia in chiaroscuro

Nel 2019: Con Dante nell’Oltremondo

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