Arte — 18/05/2018 00:04

Raffaello e l’eco del mito. Uno sguardo sul pittore “principe delle arti”

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BERGAMO – L’ Accademia Carrara di Bergamo ha voluto dedicare a Raffaello, la mostra Raffaello e l’eco del mito, anticipando così l’importante anniversario che nel 2020 vedrà ricorrere i trecento anni dalla sua morte. L’artista nato a Urbino il 6 aprile del 1483 muore curiosamente proprio nello stesso giorno, a soli 37 anni. Non era facile costruire un’esposizione sul “principe delle arti”, protagonista perfettamente maturo tra le esperienze artistiche del primo Cinquecento, le cui opere sono disseminate nei più importanti musei del mondo e che tanto è stato esplorato storicamente e iconograficamente. In Raffaello, infatti, si compie magistralmente quella sintesi che trascende in un supremo ideale di bellezza la poesia spaziale della tradizione umbro-toscana, lo sfumato leonardesco, il plasticismo michelangiolesco, il cromatismo veneto, ponendosi come fonte perfetta e quasi inesauribile per approfondimenti e nuove letture.

I curatori della mostra di Bergamo, Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra e Giacinto Di Pietrantonio, hanno sicuramente vinto la sfida, improntando l’esposizione in Carrara sulla formazione del maestro urbinate – l’analisi è focalizzata sul periodo che si colloca tra il 1500 e il 1505 – e sulla sua fortuna nel tempo. Ed ecco spiegato il senso del titolo dell’iniziativa, Raffaello e l’eco del mito, ossia non soltanto un’analisi di come Raffaello abbia mostrato un talento precocissimo e si sia rapidamente evoluto, ma anche di come la sua influenza riecheggi tutt’ora nel panorama dell’arte.

 

Cuore dell’esposizione è il San Sebastiano, di proprietà dell’Accademia Carrara e databile intorno al 1503, cui è dedicata anche la copertina del prezioso catalogo edito da Marsilio. Oltre venti i lavori originali di Raffaello offerti al visitatore e provenienti da musei prestigiosissimi, tra cui la National Gallery di Londra, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Pushkin di Mosca e l’Hermitage di San Pietroburgo. Preziosa la presenza anche di opere di Memling, Perugino, Pinturicchio, Signorelli, per citare solo alcuni degli autori testimoniati che aiutano a ricostruire con rigore uno straordinario contesto culturale. Attorno al dipinto è stato articolato, infatti, un racconto affascinante che approfondisce le influenze provenienti dalla corte di Urbino e dagli artisti che attrassero l’attenzione di Raffaello.

La mostra ha evidenziato in una sua sezione come l’Ottocento una speciale attenzione a Raffaello, intensificatasi all’atto dell’apertura della sua tomba al Pantheon a Roma, fregiata da uno dei più begli epitaffi della storia – autore Pietro Bembo – che, tradotto dal latino, recita «Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di esser vinta; ma ora che è morto teme di morire». Gli artisti lo riscoprono, raccontano la sua vita, si ispirano con devozione alle sue opere.

Il percorso espositivo proposto dall’Accademia Carrara si completava in modo estremamente originale con una selezione di opere del Novecento e dei nostri giorni, realizzate da artisti che in qualche modo hanno raccolto l’eredità di Raffaello. La sua influenza si ritrova allora nei «d’après»di Luigi Ontani,di Salvo e Francesco Vezzoli, ma anche nel tratto di Pablo Picasso, nell’opera pittorica di stampo classico di Giorgio de Chirico, nella trasposizione fotografica delle performance di Vanessa Beecroft, nelle opere impacchettate di Christo, nell’opera inedita realizzata da Giulio Paolini a partire dal San Sebastiano, insieme a quelle di molti altri autori.

Va ricordato, infine, che il San Sebastiano di Raffaello proviene dalla Raccolta di Guglielmo Lochis che, pur essendo stato corteggiato nell’Ottocento per la cessione della sua collezione alla National Gallery di Londra, non cedette alle lusinghe e in morte lasciò la sua straordinaria raccolta alla città di Bergamo. Il meglio della collezione Lochis si fuse con il lascito di Giacomo Carrara, fondatore del museo omonimo. La mostra Raffaello e l’eco del mito, dunque, oltre a valorizzare un dipinto delle collezioni del museo, ha saputo parlare di Bergamo e della finissima tradizione del collezionismo d’arte che la contraddistingue dal Cinquecento.

Raffaello e l’eco del mito

Bergamo, Accademia Carrara
27 gennaio  – 6 maggio 2018

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