Teatro, Teatrorecensione — 18/03/2014 11:43

“Still Life: una costellazione di cicatrici.

Share

 

still life 3

BOLZANO –Tre uomini e due donne arrivano dalla sala, salgono sul palco agitando nel buio piccole lampadine. Spintonandosi e ruzzando giocano ad indovinare titoli di film, mimando adolescenze spensierate. Comincia così “Still Life”, in scena per la rassegna “L’arte della diversità”. I ricci/forte mettono in scena la diversità di identità sessuali non omologate, l’omofobia e la tragedia dei suicidi di adolescenti vittime, per questo, di bullismo e violenze. Mentre la musica amplificata accentuando toni bassi attraversa le poltrone, raggiunge e scuote i corpi degli spettatori, così che non possano intorpidirsi, nomi ed età di chi ha scelto di “mandare l’anima al mittente” scorrono sullo sfondo. Sono loro le nature morte, e le loro storie dimenticate, soffocate dai cuscini sul viso, sono legate da un filo rosso fino a quando i cuscini esplodono rivelando maschere da fumetto. Come in una gigantesca battaglia dai cuscini squarciati le piume invadono il teatro, nevicando sugli spettatori. Sono queste storie che restano sottese, e affiorano, a tessere la trama dello spettacolo, che si sviluppa come una potente denuncia verso le coscienze e verso uno Stato incapace di garantire dignità e rispetto per tutti, per tutte le diversità che non accettano omologazioni.

(foto di Daniele +Virginia Antonelli)

(foto di Daniele +Virginia Antonelli)

Nature morte, che restano vive e reali, si dibattono, si affrontano, vengono ferite. In scena la brutale flagellazione moderna di una nudità inerme, presa a calci da anfibi che lasciano nere orme sulla pelle bianca e vulnerabile, impronte di violenza che generano sangue, il banchetto che strazia, sbrana, accoltella e lacera cuori sanguinolenti, le lettere di addio lette come un canto sussurrato a più voci, soffiate ed affidate al vento, le due “matres dolorosae” che inginocchiate sospirano affannate litanie di buoni propositi dedicati ai figli/figlie propri e di tutti, il sesso mimato e gli spruzzi d’acqua che raggiungono le prime file del pubblico, i baci omosessuali che diventano simbolo di contatto umano e di vicinanza, prima messi all’asta e poi regalati con naturalezza (perché l’anima non si vende, si regala) a spettatori che li interpretano secondo la propria inclinazione.

still life 4

Mentre a fondo scena centinaia di lumini cimiteriali brillano rossi perché i protagonisti e gli ispiratori di “Still Life” restino sempre presenti e non dimenticati, in secondo piano su grandi fogli le narrazioni vengono accompagnate da segni, geometrie, simboli. Solo alla fine il grande foglio bianco viene portato in primo piano: c’è sempre un posto vuoto accanto a noi, nella poltrona accanto a teatro, in autobus, a scuola, al lavoro, una figura che manca, importante, alla quale non osiamo dare nome. Quando gli attori scendono tra il pubblico invitando ciascuno a salire sul palco per scrivere quel nome sul foglio bianco, nessuno si sottrae, e la fila di quelli che da soli si alzano ed attendono di avere il pennarello in mano, quasi fosse un passaggio di testimone, si fa lunga. Il foglio si riempie, ed è un momento di grande condivisione e tenerezza, accompagnato da un deciso cambio di registro musicale.

Giuseppe Sartori

Giuseppe Sartori

Unica, piccola caduta, comprensibile e non di stile né di sensibilità, quanto di eversiva e provocatoria volontà, la lettura accusatoria delle parole del telegramma di condoglianze inviate dal Presidente Napolitano alla famiglia di uno dei ragazzi suicidi; sono parole formali, perché difficilmente potrebbero non esserlo le parole di un anziano Presidente. Ma di cosa accusarlo? Certo rispetto ad altri paesi europei abbiamo un quadro normativo poco adeguato ai tempi, ma non basterà una legge a battere l’ignoranza, il timore della diversità, il disprezzo strisciante per chi non è parte del gregge; non sarà e non potrà essere l’entità astratta dello Stato a smascherare le ipocrisie, a sconfiggere le solitudini, a battere lo sconforto, a squarciare il buio. E nemmeno potranno farlo le recenti e inaspettate aperture del Vaticano. Serve un cambio delle coscienze e nelle coscienze. E questo potranno farlo le persone, donne e uomini: quelli che stasera, andando via, hanno portato con sé, tra i capelli e sui vestiti, qualche piccola piuma bianca.

Visto al Teatro Comunale di Gries (Bolzano) il 15 marzo 2014

Still Life 

Con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Liliana Laera, Francesco Scolletta
Regia Stefano Ricci
Drammaturgia ricci/forte
Movimenti Marco Angelilli
Direzione tecnica technische Leitung Davide Confetto
Assistente regia Claudia Salvatore 

Share