Teatro, Teatro recensione — 18/01/2019 14:14

Medea è ancora per strada e racconta il mito universale tra realtà e immaginazione

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RUMOR(S)CENA – MEDEA PER STRADA – TEATRO DEI BORGIA – BOLZANOMedea è ancora per strada. La sua esistenza è stata segnata dal marciapiede di periferie degradate, di notte, al freddo e in balia di uomini in cerca di quel piacere che si consuma frettolosamente in pochi istanti. Le incontri quando escono al buio e attendono che un’auto si fermi e il loro cliente accetti la cifra richiesta in cambio di una prestazione di sesso. Sono donne che popolano le città e hanno visi segnati dal sonno rubato. Potrebbe sembrare, all’apparenza, il solito scontato resoconto di cronaca come se ne leggono spesso sui giornali o in qualche reportage televisivo. Un fenomeno sociale che assume una rilevanza particolare quando si indaga sul racket della prostituzione, in mano agli stranieri e a donne, portate in Italia con il miraggio di un lavoro sicuro per poi scendere negli abissi dello sfruttamento dei corpi.

Medea è sempre sulla strada ed anche il motivo per cui è utile rievocare uno spettacolo tra i più singolari quanto ben ideato e condotto registicamente da Gianpiero Borgia del Teatro dei Borgia che firma  la presentazione intitolata: “Arte Civile” chiedendo a Fabrizio Sinisi ed Elena Cotugno di comporre la drammaturgia . Quest’ultima è anche Medea che sale a bordo di un furgone per condurre pochi spettatori alla volta in un viaggio notturno all’insegna dell’esperienza immersiva e totalizzante, come poche volte ci è capitato di assistere.

L’idea nasce dalla volontà di raccontare l’arrivo dall’estero di donne finite per strada e le loro vite si intrecciano come tanti fili legati tra di loro. Una di queste giovani migranti scappata dal suo paese d’origine cede al ricatto di un amore non corrisposto per un uomo che è anche il padre dei suoi figli e la strada diventa per lei l’unica soluzione per sopravvivere. Un postribolo viaggiante diventa il palcoscenico su cui salire e il furgoncino che parte per un viaggio si estranea dalla sua funzione di mezzo di trasporto per astrarsi; a favore di una vicenda sapientemente raccontata, che fa di Elena Cotugno una superba raffigurazione iconografica del mito di Medea, rivisitata nel nostro presente e tragicamente attuale.

 

Medea per strada foto di Beatrice Mazzone

Sette spettatori a viaggio nell’oscurità di una notte che oscura una città qualunque e diversa ogni sera, ascoltano dalle parole dell’attrice una storia drammatica in cui si viene ad originare una relazione empatica molto profonda, non solo per la vicinanza fisica tra i corpi di chi assiste e quello di lei, esibito come merce per attirare l’attenzione. Elena abita il suo personaggio e lo fa suo dando prova di come ci si possa lasciar trasportare in un reale diverso da quello che noi cerchiamo di vedere, un altro parallelo in cui l’immaginazione che ci viene consentita di gestire, senza manipolazioni che farebbero scadere l’esperienza in qualcosa di banale, è la chiave di lettura vincente per approfondire e capire come sia ben più crudele e grave che tendiamo spesso a misconoscere.

 

Medea Elena Cotugno foto di Beatrice Mazzone

Il regista Gianpiero Borgia lo spiega come un meccanismo capace di travasare tramite mezzi comunicanti quanto ci sia di più vero con la fantasia e la creatività artistica mescolando reale all’immaginario e viceversa. Un argomento sociale di così forte connotazione nella nostra cultura che disapprova la prostituzione (se pur depenalizzata) si presta ad essere accolta da una forma di teatro d’arte e il risultato ottenuto è assolutamente convincente. Lo si deve anche al lavoro preparatorio che ha potuto realizzare una ricerca accanto agli operatori sociali dediti a lavorare per cercare di togliere dalla strada le donne per ridare loro una dignità nel ricostruirsi una vita. “Ai confini dello stato e del vivere sociale”, scrive Borgia per descrivere le condizioni estreme in cui lavorano le associazioni dedite al recupero e riscatto dalla schiavitù della prostituzione. Elena/Medea appare all’improvviso salendo sul furgone che sta percorrendo le strade di Bolzano, la sua presenza è allegra, vivace, cerca il contatto con i sette “ospiti” a bordo e svela le sue origini rumene. La narrazione fa salire la temperatura emotiva senza mai compiacersi nel ruolo della “vittima”: al contrario emerge una rassegnata e dolente condizione senza via di scampo che sfocerà nella violenza distruttiva senza provare rimorso.

L’originalità della rappresentazione è data dalla capacità prossemica che la protagonista assume (non solo fisicamente) con i suoi “ospiti” a bordo (gli arredi scenografici di Filippo Sarcinelli creano un ambiente apparentemente famigliare e intimo, corredato da oggetti di uso quotidiano e affettivi), tanto da coinvolgere soggettivamente ogni singolo spettatore in dinamiche da teatro partecipato e con la giusta proporzione. Dal candore iniziale dove viene spiegata la sua odissea di straniera emigrata si passerà alla confessione di una madre che toglie la vita ai suoi figli.

Elena Cotugno foto di Beatrice Mazzone

È la rievocazione ancestrale del mito amplificato dalla banalità dell’azione in un contesto attuale dove la deriva della società si mostra in tutta la sua indifferenza e crudeltà. Le strade delle città percorse da Medea sono tunnel dell’inconscio umano, dove non alberga la razionalità del pensiero e delle azioni, ma solo la follia che ti sorride mentre ti fa vedere i disegni che rappresentano i figli della donna svelando lentamente la tragedia a cui assisti impotente. Il viaggio si conclude e lei ci saluta andando via come un fantasma apparso in un incubo della nostra mente. Ci si sente frastornati e incapaci di giudicare perché Medea entra dentro tutti noi e ci costringe ad interrogarci. I “corpi eretici” che danno il titolo della rassegna diretta da Antonio Viganò del Teatro della Ribalta ha scelto uno dei “corpi più eretici” del teatro visto nel 2018: Medea per strada interpretata con esemplare adesione al personaggio da un’attrice di rango com’è Elena Cotugno sapientemente diretta dal regista Giampiero Borgia.

 

Visto a Bolzano nell’ambito della stagione teatrale “I corpi eretici” Teatro della Ribalta di Bolzano diretta da Antonio Viganò.

 

Produzione Teatro dei Borgia

Medea per strada

ideazione e regia di Gianpiero Borgia

drammaturgia di Fabrizio Sinisi ed Elena Cotugno

Con Elena Cotugno

progetto scenografico di Filippo Sarcinelli

luci Pasquale Doronzo

ufficio stampa Antonietta Magli

 

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