Teatro, Teatrorecensione — 16/01/2012 20:53

Elektrika figlia dei nostri giorni:solo la musica la fa sentire viva

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Elettra ovvero il dramma dell’odio in assenza di rimorso o pentimento. Solo vendetta alimentata da sentimenti e contraddizioni insanabili, sottoposti a conflitti superiori alle loro forze e quindi destinati a soccombere. Tutti i personaggi del dramma sono votati alla tragedia che alberga in ognuno di loro, sofferenti di una degenerazione irreversibile che mina la loro esistenza fisica e psichica. In ognuno di loro c’è qualcosa di buono e di generoso che però non impedisce al male di commettere azioni delittuose, a cui opporsi risulta vano, ma proprio per questo sono sia condannati alla dannazione che alla gloria.

Scritta da Sofocle, Elettra è una donna decisa a vendicarsi per la morte del padre, sia prima dell’arrivo di Oreste, sia quando gli viene detto che il fratello è morto, in realtà una falsa notizia per ingannare la madre assassina Clitennestra e l’amante Egisto. Di tante versioni per il teatro, quella lirica composta nel 1909 da Richard Strauss su libretto del poeta Hugo von Hofmannsthal, è sicuramente la più celebre, il cui successo la rese un trionfo a livello internazionale. Musica e Mito che per la Compagnia Macelleria Ettore diventa Elektrika in una versione techno originale e robotizzata che viene ambientata in una sorta di consolle dove ruota un giradischi e una puntina di proporzioni smisurate immersa in un’atmosfera noir. Al centro una Elettra –Maura Pettorruso abbigliata come una bambola meccanica a gambe incrociate bloccate da fasce nere elastiche. Una sorte di Lady Dark a cui fa eco anche l’Oreste di Woody Neri dalle sembianze simil-punk dark con cresta colorata, pattini ai piedi, costume con borchie argentate e strass che luccicano. Le scene e i costumo sono di Maria Paola Di Francesco. Sopra un podio tra tastiera elettronica, computer cavi e cips c’è Chiarastella Calconi, cantautrice e compositrice delle musiche che compongono la colonna sonora di Elektrika (incise anche su cd edito da ACN music), a fungere da voce e coro della tragedia. Il mito greco si fa da parte per dare vita ad una versione del tutto originale in cui si distingue il suono amplificato a tutti gli effetti coprotagonista assoluto, merito della partitura scritta da Chiarastella ed eseguita da lei stessa nelle veste di dj e live electronics. Sette brani scandiscono l’azione tra Elettra ed Oreste, dai titoli significativi come “La mia estetica del dolore”, interpretato a tre voci, “Demoni che passano”, “Vittime e carnefici”, dove si fondono melodie e sperimentazione, omaggi e tributi ai Baustelle, gruppo a cui l’artista si rifà, ma per sua ammissione ci sono citazioni anche per i Depeche Mode, The Cure e i Bat For Lashes e non ultimi i Massive Attack. Dotata di una bella voce che crea il coro, la sua presenza vocale è determinante per creare ciò che la stessa regista dello spettacolo, Carmen Giordano, intendeva realizzare.

Elektrika è tutto quanto fa electro dance , techno, visual music, dove immergere la vicenda svuotata di tutti i suoi riferimenti originali e mitizzati per ricollocarla in un contesto sociale e culturale il più vicino alla realtà contemporanea. La noia esistenziale dei giovani e il loro malessere che scaturisce in forme di violenza. Figli che uccidono i genitori e lo dice il brano stesso “La mia estetica del dolore con le parole: “ Ragazzi ricchi/Annoiati e infelici/Comprano pistole e poi sparano/Venuti al mondo da madri distratte e padri che non li vedono/… Le notti in discoteca a non pensare/Io mi voglio sballare”. Sono i dialoghi che si possono intercettare fuori dai bar, dalle discoteche, dai luoghi di divertimento che frequentano le nuove generazioni in cerca di emozioni forti. Elettra ed Oreste quindi come due vite di oggi, in preda all’inquietudine e allo smarrimento. Se la scelta registica di Carmen Giordano in chiave drammaturgica è quella di trasportare l’essenza della storia su un piano di attualità il più simile a quella in cui viviamo, la scelta estetica e visiva -coreografica e musicale ci riporta indietro agli anni ’80. Prendendo a prestito il titolo di una canzone di Raf “Cosa resterà degli anni Ottanta?”, in Eletrika si respirano atmosfere come quelle degli “anni dorati” chiamate così da chi ha studiato le tendenze di quell’epoca.

Tempi in cui tutto era ostentato e accentuato, colorato. La scena, le atmosfere, la luce e il suono. Vengono in mente un Alberto Camerini con il suo Arlecchino elettronico con creste multicolori quando cantava “Rock’n roll robot. Alberto Fortis, i Rockets, o i Plastic Bertrand. Accostamenti non voluti e cercati come ha spiegato la stessa regista, una commistione di generi che però non dispiacevano. Il progetto nella sua complessità è interessante e la ricerca e la cura si denota a partire dalla scrittura musicale, dalle voci di Chiarastella e anche di Woddy Neri che oltre ad essere bravo come attore, in questa occasione sfodera una voce dal timbro energico e ben impostata. La scelta registica si concentra sulla serialità del movimento. Maura Pettorruso si muove come una statuina su di un carillon, bravissima nel gesticolare meccanicamente movimenti come un robot telecomandato e così fa anche Woody Neri a cui è permesso solo di fare piccoli passi scivolando sui pattini.

Sono come dei prigionieri di se stessi, della loro condizione di anime senza un destino o un futuro che gli permetta di riscattarsi. Prigionieri di una patologia assai diffusa: l’incomunicabilità. Sono marionette che si muovono senza fili e parlano per loro le parole che transitano sul led: “ Disturbi del comportamento, problemi relazionali, non si applica, non parla di sé”. I mali che affliggono le nuove generazioni dove il vuoto e la mancanza di dialogo tra figli e genitori è fonte di preoccupazione, senza però trovare risposte efficaci. Manca una seria politica sociale e culturale che sappia affrontare e “curare” forme di disagio che spesso esplodono in gesti di gravità inaudibile, reazioni violente, o legate a dipendenze come lo sballo da alcool e droghe. Anestetizzati.

Elektrika è una “donna” che non si fa carico solo di una vendetta personale ma diventa una figura portatrice di queste contraddizioni sociali dove all’agio, al progresso e al benessere, fanno eco   forme di emarginazione, incomunicabilità, malessere sempre più diffuse. La sensazione è che queste tematiche siano ben annunciate concettualmente ma che non trovino poi un esito compiuto del tutto. La parte visiva e musicale unitamente alla recitazione volutamente inespressiva estraniante, di fatto predomina a scapito dell’obiettivo drammaturgico che necessita di uno scarto ulteriore, di una fase di elaborazione successiva, al fine di catturare maggiormente l’attenzione sul tema, assai attuale, della mancanza di comunicazione, altrimenti si rischia di perdere per strada quell’intenzione che c’è alla base del progetto ambizioso e raffinato,  al fine  di dare maggiore peso nella realizzazione che coinvolga i due protagonisti, grazie a soluzioni registiche adatte.

 

Elektrika un’opera techno

Macelleria Ettore

con Maura Pettorruso e Woody Neri

regia e testo di Carmen Giordano

Chiarastella Calconi coro, live electronics, musiche originali

Maria Paola Di Francesco scene e costumi

Stefano Zullo assistente alla scenografia

William Trentini disegno luci

Daniele Filosi organizzazione

Produzione Trento Spettacoli e Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento

 

Visto al Teatro Cuminetti di Trento il 12 gennaio 2012

In replica dal 17 al 22 gennaio al Teatro Argot di Roma e poi a Borgo Valsugana (TN), Verona, Rovereto, Bergamo e Trento.

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