Teatro, Teatrorecensione — 15/10/2019 09:29

Bacchae: quando l’energia è dionisiaca

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RUMOR(S)CENA – BACCHAE – CONTEMPORANEA FESTIVAL – PRATO – Spiazzante ma niente affatto deludente, anzi proprio per questo entusiasmante, questo Bacchae, lavoro in ensemble che ha vinto il Leone d’argento alla Biennale di Venezia lo scorso anno. Fra le tante-troppe forse, performance del corpo e col corpo, in un frastuono di miscellanee performative specie dentro festival e/o contenitori pubblici (e privati), dove la contaminazione video-voce-corpo e chi più ne ha più ne metta. Quando a volte è solo aria fritta e spesso frutto di improvvisazione etero guidata, ecco che il lavoro della capoverdiana Marlene Monteiro Freitas, si presta ad una sana e inventiva aria di freschezza scientifica, come quando si apre una finestra di casa dopo un periodo di quarantena. Lo spettacolo si inseriva nel programma di Contemporanea, l’arte in mezzo ai crolli, il festival diretto da Edoardo Donatini in una edizione intitolata Vivere il tempo del crollo. Freschezza per l’originalità del plot e scientificità per l’esattezza nel senso di Italo Calvino delle partiture dei soggetti in scena e nella loro relazionalità complessa.

 

Bacchae Marlene Monteiro Freitas foto Ilaria Costanzo

Una sorta di lucida follia dove ogni gesto suono, costruzione coreografica sul palco, e in platea fra gli spettatori seduti nelle poltroncine del Teatro Metastasio, per ben due ore, mai cessa di stupire. Cinque trombettieri più sette danzatori, quattro uomini e tre donne, imbastiscono una partitura musicale performativa per quadri dove ogni singolo brano sonoro registrato (pezzi da repertorio dal samba a musica classica), commentato dal vivo dai fiati e di rumoristi, fa da sottofondo ad azioni sceniche dove gli indiavolati satiri e le menadi (il lavoro prende spunto da Euripide de Le Baccanti), si cimentano in prestazioni fra il ginnico ed il mimo. Davvero insolito l’uso funzionale degli oggetti: leggii e aste di microfoni sparsi sulla scena diventano strumenti per creare immaginari di vite comuni: da scudi a spade a ombrelli, da fucili a macchine da scrivere in un crescendo di mirabolanti azioni perfettamente integrate e pensate al millimetro degli spazi a disposizione.

 

Bacchae Marlene Monteiro Freitas foto Ilaria Costanzo

 

 

I diversi quadri sembrano rimandare a scene delle vite di ognuno di noi nel nostro mondo occidentale. Si va dal carnevale (forse carioca-simil, Viareggio-Venezia o disco dance da Thanks god its Friday), alla vita dell’ufficio, alla guerra nelle prime tre scene e poi arriva un suono di sirena che potrebbe essere quello di un’ ambulanza o il fine turno in fabbrica, magari quella informatica-una nuova selvaggia e mondiale servitù. E guarda caso un quadro è procreazione di cinesi o cineserie (proiettata in realismo in bianco e nero sullo sfondo), come passaggi naturali delle nostre esistenze nelle diverse età della vita. Ma di chi? di quali etnie? il tutto condito con una energia non da vecchio continente che poco ha di occidentale, ora, e di tragico malgrado lo spunto euripideo. Il tutto è energia dionisiaca allo stato puro come (forse), da interpretazione del nostro Autore mediterraneo, lui Euripide, caso letterario teatrale di ispirazione della capoverdiana Monteiro. Insomma la fiesta continua. Nella zona dove il grottesco si mescola alla vita

 

Bacchae Marlene Monteiro Freitas Ilaria Costanzo

 

 

Visto a Prato- Teatro Metastasio a Contemporanea Festival, il 29 settembre 2019

 

con Andreas Merk, Betty Tchomanga, Cookie, Claudio Silva, Flora Detraz, Goncalo Marques, Guillaume Gardey de Soos, Johannes Krieger, Lander Patrick, Marlene Monteiro Freitas, Miguel Filipe, Tomas Moital e Yaw Tembe. Luci e spazio Yannick Fouassier. Suono Tiago Cerqueira. Attrezzeria Joao Francisco Figueira e Luis Miguel Figueira. Produzione P.OR.K Lisbona. Premio Leone d’Argento alla Biennale Danza 2018 a Marlene Monteiro Freitas

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