Teatro, Teatrorecensione — 15/09/2020 at 09:02

Una tragedia alpina causata dalla mano dell’Uomo. Val di Stava 19 luglio 1985.

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RUMOR(S)CENA – MITTELFEST – CIVIDALE DEL FRIULI – Un abete schiantato, appeso a un cavo d’acciaio, galleggia e rotea sul palco immerso in una caligine fangosa. Col suo moto sempre uguale scandisce un tempo lungo e sospeso, gravido di silenziosa drammaticità, che la caduta repentina e fragorosa di quel tronco interrompe bruscamente. Nel silenzio si leva un canto corale, malinconico e doloroso, a segnare l’inizio della narrazione. Comincia così 19 luglio 1985 una tragedia alpina, lo spettacolo scritto da Filippo Andreatta che ne ha curato la regia e disegnato la scena e si è avvalso della drammaturgia di Marco Bernardi. Suono e musiche – di G. S. Ligeti, D. Lang e canto di montagna – sono a cura del corifeo Davide Tomat; il coro è l’Ensemble Vocale Continuum diretto da Luigi Azzolini. Presentata al Mittelfest di Cividale del Friuli, la performance ha coinvolto il pubblico con un momento di autentica commozione.

Non ci sono parole sul palco, ma una narrazione muta, fatta di frasi brevi e incisive proiettate sul velatino. Si dipana così il racconto asciutto e “cronachistico” della tragedia che si consumò in Trentino il 19 luglio 1985. La catastrofe ebbe inizio alle 12.22.55 di quella mattina soleggiata, quando un’imponente colata di fango inondò la Val di Stava causando la morte di 268 persone e la distruzione dell’ambiente. L’inondazione fu causata dal cedimento degli argini dei due bacini di decantazione della miniera di Prestavel, da cui fuoriuscirono circa 180000 m 3 di materiali di scarto misti ad acqua. Il succedersi degli eventi nel corso degli anni fino al disastro finale è una catena di speculazione economica, superficialità e criminale incuria, già vista molte volte e destinata a ripetersi.

Il grafico della potente onda sismica che investì la valle illumina con luce spettrale la scena. Quindi, in successione calano 7 neon dai quali si srotolano immagini del paesaggio alpino prima e dopo la violenza subita. L’indagine accertò gravi responsabilità, ma nessuno degli imputati, pur condannati, fece un solo giorno di carcere, come ci dice l’epigrafe finale che con la sua cruda realtà dilata il lutto. Non c’è retorica in questa sorta di oratorio laico che ci spinge a riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente senza enfasi spettacolare, ma con sensibile partecipazione a un evento destinato a segnare in maniera indelebile la natura e il paesaggio e le vite degli uomini.

Visto il 12 settembre al Teatro Ristori di Cividale del Friuli (Udine) nell’ambito del Mittelfest

produzione OHT | Office for a Human Theatre, Romaeuropa Festival, Centro Santa Chiara Trento

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