Recensioni — 15/02/2023 at 13:57

La Sinfonia dei mille Cyrano

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Se è vero, come è vero, che gli opposti si incontrano e si elidono, questa sorta di finzione della finzione che è il Cyrano de Bergerac, riscritto, rivisitato, destrutturato anche, di Arturo Cirillo da Edmond Rostand e altri padri e madri espliciti o impliciti, si mostra in fondo come un paradossale discorso sulla realtà (verità o sincerità) dell’uomo alle prese con la propria identità esistenziale e, perché no, metafisica. Una identità costretta a trovare riparo e dunque ad essere imprigionata dentro un corpo cui talora non corrisponde, nel senso di non essere alla fine, con quel corpo cui è stata fortunosamente e casualmente assegnata, in corrispondenza di parole o di scrittura, e in cui paradossalmente fatica ad essere quello che è.

Se non ci facciamo impressionare e inevitabilmente distrarre dal rutilante varietà (sono talora suggestivi i riferimenti mimici alla fisicità di Totò ad esempio) che Cirillo come sua cifra identitaria, una vera e propria visione del mondo, mette in piedi con grande abilità registica e attoriale, possiamo infatti leggere la profonda dicotomia che spesso riguarda l’anima e il corpo, la mente e il suo supporto fisico, o anche il volto e la maschera,  di cui soffre l’umanità. Lo stesso utilizzo molto linguistico del travestitismo, vera e propria guida a questa dicotomia e a questa frizione, mostra dunque quella sofferenza ribaltata in spettacolo, nel grottesco comicamente riassunto dalla risata in fondo tragica che ne deforma il volto, in un tentativo di nasconderla o alleggerirla che in realtà la rende più evidente, enfatizzando le ferite che infligge.

Cyrano de Bergerac Arturo Cirillo foto Tommaso Le Pera

È in effetti la forma del varietà nel suo confliggere, producendo un creativo attrito estetico, con il contenuto narrativo, in cui sono mescolati sapientemente, dramma borghese, tragedia barocca e farsa da Commedia dell’Arte, che produce alienante sconcerto e consapevolezza e apre l’accesso ad un dolore, al dolore di esistere che in fondo ci appartiene. Identità e difformità, adesione e alienazione, il cui apparire nella rappresentazione ha il tramite delle suggestive corrispondenze con il Pinocchio di Carmelo Bene più volte evocato, insieme, quasi a sfumarne l’impatto, con quello televiso di Comencini, anche convivendo con il ricordo del musical di Domenico Modugno e Catherine Spaak, con un risultato anch’esso dissociante come l’intera struttura drammaturgica costruita da Cirillo.

Del resto, al modo forse con cui Fassbinder utilizzava il melodramma, Arturo Cirillo usa il Varietà, nella sua declinazione più classica, per canalizzare, organizzare e così sprigionare una sua profonda energia che ha le tracce di una malinconica e nostalgica presa di coscienza della vita sospesa tra il suo oscuro passato e il suo ignoto futuro. Così il Cyrano di Rostand diventa per lui l’occasione per un viaggio non solo, proustianamente, nel proprio passato per ritrovare il proprio presente, ma soprattutto un viaggio verso il suo dentro di testa e di cuore, mentale e sentimentale.

Cyrano de Bergerac_Arturo Cirillo Valentina Picello foto Tommaso Le Pera

Nella regia e in scena è il motore che muove la rappresentazione nel suo complesso, ed il suo inusuale e inattuale partecipare direttamente a scena aperta allo spostamento della scenografia nei suoi diversi adattamenti, ne è, a mio parere, ulteriore evidenza. Uno spettacolo dunque ricco di suggestioni anche oltre il testo, cui peraltro si mantiene sostanzialmente fedele ma che, in un certo senso, ‘usa’ più che mettere in scena, ma che comincia in sordina, con una forse studiata e voluta lentezza che fatica ad agganciare l’attenzione per poi man mano crescere sempre di più.

La Compagnia, in cui all’antica maniera ogni attore fa anche personaggi secondari, ne segue e valorizza le indicazioni in mimica e prossemica, canta, balla, recita e racconta in una dinamica drammaturgica che esplode, oltre la narrazione, nella finale parata tra palcoscenico e platea molto partecipata. A proposito di inattualità alienante e liberatoria, questa parata che, ad amplificare e rinnovare il reciproco sconcerto, ha attraversato profondamente la quarta parete per immergersi tra il pubblico, ha avuto a mio avviso il senso della difficoltà ad abbandonare il personaggio che spesso assale sia gli attori che il pubblico. Cirillo, che ne era il punto di maggior caduta, mostrava infatti nello sguardo ancora quell’energia che chiamiamo dionisiaca e che qualche volta ancora e per fortuna accende ed illumina il teatro.

Cyrano de Bergerac_Arturo Cirillo Valentina Picello foto Tommaso Le Pera

Come detto i costumi valorizzano drammaturgicamente l’uso sintattico del travestimento e del travestitismo, tra sorta di colorate Drag Queen e donne in ruoli maschili, la scenografia oscilla tra la scena da teatro di piazza e il borghese boudoir dei sentimenti, mentre l’ambiente musicale si nutre di figurative corrispondenze tra il Teatro Canzone e la rammemorata Biblioteca televisiva del Quartetto Cetra. Uno spettacolo che, come detto, acquista forza nel suo farsi. Al teatro Gustavo Modena di Genova Sampierdarena, ospite del Teatro Nazionale di Genova che, con altri, lo produce, dal 14 al 26 febbraio. Lunghi applausi alla fine.

Cyrano de Bergerac da Edmond Rostand. Adattamento e regia Arturo Cirillo, con Arturo Cirillo, Rosario Giglio, Francesco Petruzzelli, Valentina Picello, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini. Scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, luci Paolo Manti I assistente alle scene Eleonora Ticca
musica originale e rielaborazioni Federico Odling I costumista collaboratrice Nika Campisi
produzione Marche Teatro | Teatro di Napoli – Teatro Nazionale | Teatro Nazionale di Genova
Emilia Romagna Teatro / ERT Teatro Nazionale.

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