Teatro, Teatrorecensione — 14/11/2012 14:49

Sangue che non si lava, occhi che non conoscono sonno: gli aborti del Macbeth di De Rosa

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Ha inizio in una luce un poco sguaiata, questa tragedia scozzese. Forse perché oggi è alla luce elettrica che si sprofonda, tra i bagordi di una festicciola per vip, nel dondolio di menti ottenebrate da droghe alcoliche-sintetiche-filosofiche. Tutta la prima parte del Macbeth presta le parole al delirio alcolico che offusca la mente, ma scioglie la lingua e spalanca alla coscienza i desideri più torbidi, più veri: un’ubriachezza che svela l’orrore di un’altra, potente razionalità. Baronie e stregonerie frammischiate ad una sgarbata musica house da Milano Marittima, mentre il testo passa, passa e del testo tutto sommato poco rimane, intimidito dalle pose eccentriche ed esasperate di Macbeth e della sua Signora. La nobile mostruosità dei due coniugi fatali, trasferita ai nostri giorni, si veste d’una nuda volgarità svelata. Forse è giusto così. Forse oggi, nella grottesca e spenta contemporaneità che viviamo, solamente ridendo come buffoni si possono spalancare gli abissi più immensi.

Ecco dunque le streghe venir assunte nel grembo femminile, possessione demoniaca che genera pensieri ctoni, che spinge ad azioni che sono aborti più che creazioni; ecco la deviata maternità diventare elogio paradossale della forza truce dell’agire della donna dinnanzi alla timorosa ottusità del marito. Il Macbeth di  Andrea De Rosa è il concepimento della distruzione, il parto della morte. È l’orrore che nasce interamente nell’uomo, non imposto dalla stregoneria o dal fato. Passo dopo passo l’ebbrezza cede il campo ad una nuova cupezza, l’atrocità cullata come un bimbo dai due sposi si rende chiara al mondo intero mentre urla stridenti e demoniache paiono lacerare gli organi interni e si accompagnano ai fendenti che i Macbeth infliggono ancora e ancora. E non ci sarà infine più riposo alcuno per i “mostri”, scompariranno per sempre le cose buone del giorno. L’isteria gravida d’ambizione precipiterà in una veglia allucinata accompagnata dalla risate sempre più fragorose dei loro aborti, gli orrori pensati e compiuti da una donna e da un uomo che per questo sono stati condannati all’insonnia, al tormento, alla morte.

 

Machbet di William Shakespeare

Regia di Andrea De Rosa

Con Giuseppe Battiston, Frederique Loliee, Paolo Mazzarelli, Marco Vergani, Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Valentina Diana, Gennaro Di Colandrea

Visto al Teatro Verdi di Padova il 6 novembre 2012

 

 

 

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