Teatro, Teatrorecensione — 14/09/2013 at 11:48

Losers dei sagaci Tony Clifton Circus a Short Theatre – l’effimera realtà dello show

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Dagli quello che vogliono” tuona la voce della presentatrice. Un secchio di succo di pomodoro viene gettato da ciascuna delle due aitanti allenatrici sui due attori principali in guantoni, pantaloncini, protezioni e caschetti. Per un pelo non si fanno la doccia anche gli spettatori sotto al ring. Tuona ancora Federica Santoro dal microfono: “Volevate dare una lezione al teatro?!

Bello e intelligente il lavoro dei Tony Clifton Circus, uno spettacolo energico, ironico, una struttura a scatole cinesi che aumenta l’attesa per poi lasciarti stupefatto a chiederti dove sia la realtà in uno show o nel teatro (e quanto vere siano le intenzioni che li animano o parte di una posa estetica). È stata lei, Federica Santoro, ad aprire lo spettacolo con un monologo lento ed acido che ha agitato nel sangue degli spettatori gli anticorpi a un certo teatro intellettuale-borghese. Nella sua sedia girevole è diventata quasi diabolica: detestabile nei toni pretenziosi, in una abilissima prova attoriale, ha annunciato e presentato un’altro spettacolo. Intanto Nicola Danesi de Luca e Iacopo Fulgi, apparsi ai suoi fianchi, si sono vestiti iniziando a fare il controcanto alle dichiarazioni, oramai comiche, di Federica, chiamata, dicono, a partecipare nel ruolo di attrice non protagonista perché la migliore (premio UBU 2011/12). Sempre lei ha dato poi il ritmo all’allenamento-preparazione declamando le biografie dei due “Losers”, incluso il loro primo incontro sui trampoli alla sagra del carciofo di Sezze.

Lo spettacolo è stato reintrodotto dai suoi due protagonisti, ancora in affanno per la corsa e gli esercizi, che hanno evidenziato con pochi aggettivi e atti i cliché e la ripetitività in cui cadono gli spettacoli di circo e anche il suo pubblico. Hanno raccontato dell’occasione per creare uno spettacolo tra nomi come quello di DeFlorian e Daniele Timpano, invitati dal Teatro di Roma. Ma prima ancora di mostrare gran parte del proprio spettacolo-verità sfatano il gioco puntando l’indice contro la replicabilità e la stessa identità dello spettacolo. Ecco che si apre un’altra introduzione: il video del mese di preparazione fisica degli attori all’incontro di pugilato con immagini di corse ed esercizi anche all’interno di La Pelanda (Macro Testaccio), tra le istallazioni all’entrata del Short Theatre che li ospita stasera.

E finalmente il ring, la soubrette in pantaloncini di jeans e stivali rossi che annuncia le riprese, l’elegante arbitro, i pugni, le cruente incitazioni e rimproveri di Federica in funzione “inconscio dell’attore” o grillo parlante (“sei lento.. sei noioso.. così dormono”), e l’assistenza delle allenatrici. Momento preparato da tutti gli attori con cura, immaginato ed atteso dal pubblico, e introdotto da una serie di oggetti e parole che rimandano all’immaginario cinematografico del pugilato. Si succedono le riprese e i brevi intervalli. Il sangue, succo di pomodoro, sancisce il coup-de-théâtre, il colpo di scena atteso. Poi tutto riprende. Il fumo avvolge i due pugili, il loro pugni e il ring, le note diTurn me updei Benassi Bros pompano l’atmosfera da show. Federica incalza chiedendo come si potrà finire tutto ciò. La soubrette passa con il cartello fine e improvvisamente ecco il buio. Riemergono Nicola e Iacopo chiedendosi prima quale spettacolo sia poi quando inizi.

Visto il 13 settembre, 2013. Short Theatre, La Pelanda, Roma

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