Teatro, Teatrorecensione — 14/09/2013 11:09

Fanny & Alexander in Discorso Giallo a Short Theatre – Cercasi maestro e metodo, radiodramma

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Questa performance, ospite di Short Theatre, è parte di un progetto di Luigi de Angelis e Chiara Lagani più ampio che si interroga sul rapporto tra singolo e gruppo sociale e l’identità di quest’ultimo. Il progetto viene declinato sei volte in alcuni aspetti del discorso comunitario (politico, pedagogico, religioso, sindacale, giuridico e militare), da sei attori (Marco Cavalcoli, Chiara Lagani, Lorenzo Gleijeses, Francesca Mazza, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco) in sei colori (il senza-colore grigio, il prescrittivo giallo, il celestiale celeste, il femminile rosa, il viola di diritto, e il rosso pericolo). Il Discorso Giallo, performance di Chiara Lagani, affronta quindi il discorso pedagogico (norme e disciplina).

Si inizia al buio con una registrazione delle voci di una classe in lontananza fino alla presentazione di un nuovo maestro, ripetuta da voci infantili e non, declinata nei due generi. La lampada ad arco si è gradualmente accesa e Chiara Lagani nel costume di una probabile maestra (vestito anni ’50 blu, tacchi medi classici e pettinatura retrò) siede su uno sgabello che termina e chiude il cerchio del pubblico seduto su due file di sedie, per un totale di quaranta persone. Al centro un tavolo ampio ma basso con una casa di compensato, dentro illuminata. Chiara fa l’appello e risposte reali si mischiano a voci infantili registrate. La registrazione si intreccia per tutta la performance alla voce dell’artista in maniera ammirevolmente naturale, lo spettatore rimane in attesa di quel magico momento di suspense of disbelief che spesso sembra giungere complice l’atmosfera intima e poco illuminata e le voci evocative.

C’è una creatura a cui la classe deve insegnare a parlare, scrivere, far di conto, una creatura selvaggia spaventata: un gorilla. Emerge nuovamente dal buio Chiara nella stessa posizione con un grande copricapo da gorilla. Se lo sfila ed interroga la classe sulle reazioni e metodi d’insegnamento, emergono le domande e la presenza- identità della maestra sembra svanire in una ricerca affidata prima al gioco dell’assassino e poi alla figura di MariaMontessori che dalle vecchie mille lire diventa un nuovo grande copricapo, totem di una maestra inesistente. Nel frattempo la casa è stata aperta: dentro i banchi con i nomi e un supporto con una lampadina che si illumina. Tutto viene smontato e portate tante case più piccole, alcune con alberello, a riempire il basso tavolo. Il filo della memoria ricollega gli studi della Montessori sui bambini selvaggi, la convinzione che dalla libertà dovesse nascere la disciplina e le Case dei Bambini dove tutto era pensato perché i bambini fossero indipendenti, perché le loro facoltà psichiche e motorie crescessero insieme. Chiara avvita una nuova lampadina ai vapori di sodio a bassa pressione la cui luce vira lentamente da fucsia a un giallo sempre più forte, un colore che diventa sempre più invadente fino quasi a chiudere il discorso. Dalla tenda dove scompare torna per tre volte la bravissima attrice a ringraziare per gli insicuri applausi che, anche se tradiscono incertezza, riconoscono l’indiscusso talento attoriale.

Visto il 12 settembre, 2013 a La Pelanda, Short Theater, Roma.

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