Teatro, Teatrorecensione — 14/07/2012 17:42

In cerca di nuovi linguaggi per un teatro che sappia guardare alle nuove generazioni: Matteo Fantoni di Teatro Insonne e InQuanto teatro

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Il desiderio di sperimentare codici espressivi e più propriamente artistici, trova sempre più terreno fertile tra le nuove generazioni che si affacciano nel mondo dello spettacolo, desiderose di trovare una legittimazione del loro ruolo di artisti della scena teatrale contemporanea. Un festival rappresenta l’opportunità di presentarsi più agli operatori del settore che ad un pubblico eterogeneo, se invitati dalla direzione artistica, con l’intento di dimostrare il proprio lavoro drammaturgico.

Occasione per molte compagnie di rendersi protagoniste e responsabili di un ricambio generazionale del teatro, grazie al quale la ricerca di nuovi linguaggi, dello spettacolo e della comunicazione, la sperimentazione di processi produttivi teatrali, ha il compito di sondare nuove forme di rappresentazione. La scelta di presentare sulla ribalta del festival Inequilibrio di Castiglioncello, gruppi giovanili quali il Teatro Insonne di Matteo Fantoni, Zaches Teatro, inQuanto teatro, gli Omini, il Teatro dell’Elce, la Compagnia Astorritintinelli, la rivelazione della scena italiana degli ultimi anni: il gruppo napoletano dei Punta Corsara, segue in qualche modo l’idea di sostenitore una politica culturale che esplichi la sua funzione primaria di incentivare soprattutto le formazioni emergenti.

Matteo Fantoni lo avevamo già apprezzato in Leoni, una performance selezionata per la vetrina della giovane danza d’autore dal network Anticorpi XL. Il suo nuovo lavoro Onirica, arsenic dreams veniva presentato in prima nazionale al Teatro l’Ordigno di Vada (una delle sedi decentrate del festival Inequilibrio), che rappresenta il capitolo successivo dopo Romito visto al festival Contemporanea 2011 di Prato. Il titolo non lascia spazio a dubbi: un sogno che si palesa poi nella vita reale del protagonista: un uomo anziano alle prese con la nostalgia per la sua vita affettiva matrimoniale, là dove l’altra protagonista è una statua della moglie, capace di trasformarsi in una presenza umana reale. Una triangolazione dove c’è lui, lei e lei. Il viaggio che ne consegue è una specie di amarcord di vite già vissute, di incontri e di separazioni, di accadimenti che si confondono tra sogno e realtà, tra passioni vere e fantasie oniriche. C’è materia sufficiente per alimentare un’analisi sull’inconscio dove coesistono pulsioni diverse e contrastanti tra loro. Fantoni costruisce un meccanismo per fasi dove quello che accade sembra apparentemente reale ma allo stesso tempo frutto della fantasia, del genere: sogno o son desto?

Non c’è una logica coerente nelle azioni umane dei due personaggi, un uomo e una donna (con lui recitano Sara Venuti e Carina Pousaz), destinati a “combattersi” l’uno contro l’altro. Dinamica assai realistica se si presta attenzione ai tanti episodi di cronaca nera, sfociati in tragedie dagli esiti infausti. Serafino ed Emma indossano delle maschere che deformano i tratti somatici dei loro viso, ingigantendoli come se la fisionomia rispetto al corpo dovesse primeggiare sul resto e creare una sorte di sdoppiamento tra il reale e il virtuale. L’uomo e la sua maschera. Un uomo e una donna come tanti, la cui personalità è composta da pregi e virtù, dove i primi nobilitano e i secondi scatenano i più bassi istinti. Tant’è che alla fine uno dei due muore.

L’uomo ha il sopravvento sulla donna che soccombe avvelenata. L’azione sempre sospesa in una realtà che si confonde nel surreale e grottesco, come per evidenziare le contraddizioni dell’animo umano, è sottolineata dalle efficaci musiche composte dallo stesso Fantoni, in grado di “raccontare” l’evolversi del trascorrere del tempo di una vita che invecchia fino al suo capolinea finale. Ciò che manca in Onirica è uno scarto capace di interrompere la “monotonia” della messa in scena. Le suggestioni offerte sono molte ma tendono a diventare prevedibili e soffrono ad un certo punto della mancanza di una svolta drammaturgica,in grado di stupire e rilanciare con maggiore effetto quello strano sogno che una volta svegliati ti fa credere di averlo vissuto realmente.

Se qui la vita termina per mano dell’uomo, inQuanto teatro la fa nascere per mano di un Dio impacchettato nella carta e legato nel nastro, con il loro esilarante Il gioco di Adamo recitato dal gruppo fiorentino composto da Floor Robert, Giacomo Bogani e Andrea Falcone. Adatto a grandi e piccini, lo spettacolo si avvale di pochi elementi per creare un gioco nel gioco. L’intento è quello di far divertire e allo stesso tempo divertirsi. Un canovaccio su cui costruire una serie di pantomime dove Adamo ed Eva sono due maldestri, goffi e impacciati abitanti del paradiso terrestre (?), l’interrogativo è posto dall’autore (la drammaturgia è di Andrea Falcone), che ambienta le vicissitudine della coppia in un mondo a loro ancora sconosciuto. “All’alba dei tempi, quando niente è quotidiano, ogni parola è una scoperta, ogni gesto è un tentativo che non conosce il risultato”. E gli effetti si vedono: “Adamo ha 930 anni, Eva qualche giorno di più”, e nonostante questo sembrano due dilettanti allo sbaraglio.

Corrono a destra e manca, saltellano, ne combinano di tutti i colori. Prendono in ostaggio Dio, disegnano su lenzuoli di carta con lo spray la genesi dell’uomo e riducono poi tutto a nuvole di coriandoli che svolazzano allegramente sulle teste dei piccoli spettatori assai felici di partecipare ad una “commedia dell’arte” dove basta poco per creare quelle suggestioni tipiche dei bambini, alla scoperta della vita. Stupore e meraviglia ogni qual volta prendono in mano, per la prima volta, un oggetto o vedono qualcosa a loro sconosciuto. Il gioco di Adamo è un piccolo manuale di divertimento che fa bene al teatro e ai suoi frequentatori. InQuanto teatro erano presenti a Inequilibrio anche con AD 2012 definito un “lavoro sul tempo, costruito su discrepanze e analogie tra gesti e discorsi vecchi e nuovi” ma anche “contro il tempo (…) fuori dal tempo” . Le intenzioni sono esplicitate però sul programma di sala che gli stessi autori distribuiscono : “… il risultato di uno spregiudicato tentativo di collaborazione tra tredici professionisti e conoscenti di varia età, diversa estrazione e professionalità, nessuno dei quali oserebbe dirsi autore teatrale di mestiere.. “.

Sono Wilcook, Caproni, Visconti, Falcone (di inQuanto teatro) la Duse, Purcell, Dè Cavalieri, Bogani, Frà A. Manni, LaGi, Nikiforov, Laterza, O’Hara. Ne consegue che il testo su cui costruire l’azione non ha una sua omogeneità, tanto meno una coerenza drammaturgica, che conduca verso una progressiva costruzione dove un principio e una fine siano parte di un’idea precostituita. Si assiste (per volontà stessa degli autori) a qualcosa che assomiglia a cose già viste. La memoria viene sollecitata a ritrovare parole, scene, visioni, azioni, e tutto quanto è nel proprio bagaglio culturale pregresso. C’è Angelica e Tancredi che spasimano d’amore e si dicono. “ Tu credi? Cosa credo?, Penso, in che cosa?.. La rivoluzione.. sono anch’io un romantico, un rivoluzionario. No non credo, preferisco cambiare dentro”. È un continuo cercarsi e sfuggirsi, appaiono e scompaiono, annunciano qualcosa che è già trascorso. Sono flashback di avvenimenti del passato. E lo dicono anche: “Io sono il passato”. È come un excursus attraverso la storia dell’universo. Ci finiscono dentro Mozart e Madonna, il Rinascimento e il Tardogotico, canzoni auliche (sorprendente la bella voce di Giacomo Bogani) e duetti comici dove arriva in scena di tutto: da ventilatori ad un aspiratore che emette aria compressa che fa deviare l’acqua che esce da una brocca e bagna uno degli attori che indossa una cerata da marinaio di coperta. Floor Robert si ritrova nelle mani un’incredibile quantità di oggetti.

La storia è anche fatta di simboli e invenzioni. Il lavoro è complesso per la ricerca di scardinare convenzioni e abitudine di raccontare (per forza) una storia a teatro. AD 2012 offre frammenti di storie che necessitano una maggiore sintesi scenica (specie nell’uso dell’attrezzeria teatrale) al fine di dare più senso e più significato al loro utilizzo. Il rischio è quello di saturare troppo e confondere. Il gruppo di inQuanto teatro ha però una sua caratteristica che li contraddistingue e li rende interessanti: scegliere sempre progetti dove mettersi sempre in discussione e non cercare facili soluzioni per accattivarsi il gradimento (scontato) del pubblico. La ricerca in questo senso è sempre terreno minato sopra il quale è necessario camminare con molta cautela. Chi la evita non va da nessuna parte. E questo non è il loro caso.

 Festival Inequilibrio Castiglioncello 29 giugno 8 luglio 2012

 

Matteo Fantoni – Teatro Insonne

Onirica arsenic dreams

idea, regia, musica  Matteo Fantoni

occhio esterno Davide Giovanzana

con Matteo Fantoni, Sara Venuti, Carina Pousaz
assistente alla regia Michele Mori
maschere Matteo Fantoni, Sara Venuti
luci Matteo Fantoni, Alessia Massai
tour manager e fund-rising Martina Eyer
produzione Teatro Insonne
in coproduzione con Armunia/Festival Inequilibrio
con il supporto di Tanzschule Cocoon (Leuk-Susten, CH), La Fabbrica (Losone, CH),
Zeughaus Kultur (Brig-Glis, CH), Teatro Comunale di Castiglion Fiorentino

 

Il gioco di Adamo InQuanto teatro

on Floor Robert, Giacomo Bogani, Andrea Falcone
drammaturgia Andrea Falcone
disegno luci Giulia Broggi e Matteo Balbo
tecnico di scena Giulia Broggi
scene, video e costumi inQuanto teatro
produzione inQuanto teatro
co-produzione Operaestate Festival
in collaborazione con Kinkaleri, La Piccionaia

AD 2012

uno spettacolo di inQuanto teatro
con Floor Robert, Giacomo Bogani, Andrea Falcone
e con la partecipazione di Francesco Michele Laterza
testi Andrea Falcone
progetto musicale Giacomo Bogani
disegno luci e tecnica Giulia Broggi
consulenza stilistica Maria Sole Vannetti
produzione inQuanto teatro
co-produzione Operaestate Festival Veneto
in collaborazione con Kinkaleri, La Piccionaia
nil admirari | menzione della giuria Premio Scenario 2011

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