Teatro, Teatrorecensione — 14/05/2013 09:33

Un Sogno estivo dark secondo la visione contemporanea del Teatro della Tosse.

Share

E allora non è notte se ti guardo in volto,

e perciò non mi par di andar nel buio,

e nel bosco non manco compagnia.

Perché per me tu sei l’intero mondo.

E come posso dire di esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?

 

William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate

 

 

 

 

Se non esistono più le mezze stagioni a causa degli squilibri climatici del nostro pianeta Terra, a teatro può capitare di assistere ad una rappresentazione basata sulla pienezza di una stagione come quella dell’estate, e chiamarla Sogno in una notte d’estate. È la versione riscritta da Emanuele Conte (sua anche la regia e le scene insieme a Luigi Ferrando) e Elisa D’Andrea, e tratta dalla commedia di Shakespeare, il cui titolo originale, appunto, è Sogno di una notte di mezza estate. Una differenza sostanziale se si pensa che il drammaturgo inglese, colloca la storia del Sogno in una sequenza temporale ben precisa, nell’identificare le stagioni: la mezza estate corrispondente al solstizio d’estate, ovvero la Notte di San Giovanni. Il passaggio da una stagione all’altra veniva festeggiato con riti pagani che esaltavano le attività agricole dell’uomo e il vigore della Natura.

Accade allora che un bosco diventi luogo e palcoscenico dove agire tutte le dinamiche esistenziali e umane conosciute e anche più recondite. Pulsioni ma forse è meglio chiamarle compulsioni, dettano legge nel Sogno e in questo allestimento del Teatro della Tosse di Genova si evidenziano in particolar modo quelle legate alla sessualità, agite da giovani vite e basate anche su allusioni e su sublimazioni, come nella miglior tradizione del teatro shakesperiano. I protagonisti poggiano i loro piedi su un cerchio di terra, tanto da sembrare il plateau di un circo, da cui partono lunghe corde verso l’alto fino a formare un groviglio intrecciato e simbolico. Evoca immagini diverse da un semplice raffigurazione di paesaggi bucolici questo Sogno. Siamo lontani da una caratterizzazione fiabesca consueta e vista tante volte a teatro. La poetica scelta dal regista è quella di di raccontare una storia più buia e dark che riveli dall’interno le dinamiche su cui si basa tutta la vicenda. Gli uomini si travestono indossando abiti femminili per annullare i confini e rimescolare in continuazione le proprie identità. L’importante è ironizzare sui costumi sociali e le convenzioni che fanno dell’essere umano a volte un prigioniero di se stesso.

Tutto ruota al centro del palcoscenico con le sue passerelle poste in avanti verso il pubblico a per dire: non c’è confine tra sogno e realtà. La  commistione tra tradizione e innovazione crea dinamismo alla commedia nella commedia. Da una parte agiscono i personaggi principali nel loro rincorrersi tra corteggiamenti e ammiccamenti, dall’altra si inserisce, ed è qui lo spettacolo decolla.

La rappresentazione farsesca e burlesca che irrompe al centro dell’arena che assomiglia ad un cimitero. È la parte del Sogno che si fa gioco del teatro nel teatro e crea momenti di vero godimento, grazie anche agli attori capaci di imprimere ritmo e dinamismo. Ed è questa la parte più convincente sull’esito complessivo come risulta felice la scelta registica di collocare gli attori al lato del palcoscenico, in attesa di entrare sulla scena. Seduti assistono come spettatori invisibili alle rincorse e ai corteggiamenti rocamboleschi. Il Sogno diventa cosi pretesto per un rimando di citazioni che si mescolano alla struttura drammaturgica originale fino a creare più piani di lettura e di comprensione che aiutino a decifrare i moti dell’animo umano, universali in qualunque epoca passata o presente agiscano. Su tutti contribuisce la bravura consolidata di uno degli attori storici della Tosse, Enrico Campanati insieme a Sara Cianfriglia, Giulia Gagliani, Mauro Lamantia, Linda Caridi e a tutta l’affiatata compagnia.

Sogno in una notte d’estate

di Emanuele Conte e Elisa D´Andrea

da William Shakespeare

regia Emanuele Conte

assistente alla regia Yuri D’Agostino

scene Emanuele Conte e Luigi Ferrando

costumi Bruno Cereseto

luci Tiziano Scali

canzoni Viviana Strambelli

con Enrico Campanati, Linda Caridi, Bruno Cereseto, Sara Cianfriglia, Yuri D´agostino, Pietro Fabbri, Giulia Galiani, Mauro Lamantia, Marco Lubrano, Gianmaria Martini, Dario Sansalone, Viviana Strambelli

Visto al Teatro della Tosse di Genova il 5 aprile 2013

Share