Teatro, Teatrorecensione — 13/10/2013 16:40

Il nuovo lavoro di Julie Nioche a Terni – il corpo immagine tra scienza ed arte

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Nata nel 1976, Julie Nioche ha studiato al conservatorio di musica e danza di Parigi e dopo il lavoro con un’icona francese, la coreografa Odile Duboc, e con le numerose compagnie tra cui quelle di Hervé Robbe (movimento della “non-danza”), Catherine Cotour (la danza aumentata grazie all’utilizzo dell’ipnosi) e di Alain Buffard (corpo come materiale bruto ed interattivo), intraprende nel 2000 studi di psicologia e osteopatia. Da quel momento il suo lavoro diventa un incontro tra le arti e le scienze della medicina mettendo al centro il corpo, abitando i luoghi più disparati e coinvolgendo spesso non danzatori affetti da patologie.

 Nos Solitudes indaga i limiti fisici, psicologici e simbolici del corpo umano. Non è difficile crederlo guardandola stasera, sospesa in aria sul palco del bellissimo Teatro Romano di Terni; sospesa grazie ad un meccanismo di contrappesi che vede sul suo corpo e sulle sue mani un’imbracatura collegata con un sistema di contrappesi a dei sassi anch’essi sospesi. Sembra dormire e sognare Julie in una sostanza amniotica dove, senza apparente sforzo, dirige tutto con le mani. Ora si dondola in dolci capriole, tuffi ed ascese ritornando quasi sempre in posizione orizzontale o addirittura con la testa più bassa del resto del corpo. A volte arriva vicinissima al pavimento con le pietre che si sollevano in alto, per poi risalire nel vuoto.

 Gradualmente i movimenti si fanno più concitati, il sogno si tramuta in incubo e Julie lotta, prigioniera adesso delle sue corde come una marionetta ma non è impotente. Dopo una tenace battaglia che vede il crollare delle pietre una ad una intorno a lei le sue mani sono nuovamente libere. All’uscita del teatro i commenti del pubblico sono contrastanti: molti sono rapiti dall’aspetto scenografico della performance, alcuni, probabilmente attratti dalla location, parlano di spettacolo “particolare”, altri sono rimasti delusi dall’aspetto fortemente ginnico della performance perdendosi il lato poetico. Il percorso intrapreso dalla Nioche è sicuramente coraggioso ed interessante anche se la complessità del meccanismo messo in scena in Nos Solitudes rischia spesso di distrarre da una evidente poesia onirica del corpo-immagine, incontro-scontro di arte e medicina.

 Visto il 28 settembre, 2013, Teatro Romano, Festival Internazionale della Creazione Contemporanea, Terni.

 

 


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