Teatro, Teatrorecensione — 13/03/2012 at 05:37

Una partita a scacchi in bianco e nero tra marito e moglie. L’Amante di Pinter al Due di Parma

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«Amante: chi ha una relazione amorosa illecita», participio presente del verbo ‘amare‘, aggettivo e sostantivo maschile/femminile singolare. «Colui/colei che ama. Appassionato.» L’amore alla luce del sole e l’amante tenuto nell’ombra. Il sentimento dell’amore come gioia di vivere ma anche un’amante come diversivo al ménage quotidiano. Si sa il matrimonio alla lunga annoia. E chi è amante sa bene cosa significa nascondere, mentire, ingelosire, ovvero il catalogo di tutte quelle dinamiche umane tra due persone che si frequentano, all’insaputa del rispettivo partner. Ma ci sono anche amanti che vivono nella finzione teatrale e costituiscono una trama ricca di colpi di scena dai continui rovesciamenti di senso, dove le apparenze ingannano e a loro volta vengono ingannate. Sembra quasi di parlare di una commedia pirandelliana mentre – invece- è L’Amante di Harald Pinter, per la regia di Massimiliano Farau al Teatro Due di Parma, che si avvale dell’incisiva traduzione originale di Alessandra Serra. Un testo che  fa parte della celebre trilogia su come è possibile ingannare attraverso l’amore, l’amare e l’essere amati, insieme a «Vecchi tempi» e «Tradimenti»,  dove recitano Mascia Musy e Graziano Piazza, con una breve apparizione di Giacomo Giuntini.

Un’elegante e minimalista appartamento che azzardando un po’ – ma non troppo – assomiglia ad una scacchiera bianca e nera. L’arredamento funzionale alla drammaturgia pinteriana si basa sul contrasto del bianco sul nero (la scenografia e i costumi sono di Fabiana Di Marco), dove la gamma della tavolozza a due tinte, diventa anche per il superlativo impegno dei due protagonisti, un gioco abile di scatole cinesi. Minuto dopo minuto, la storia di una coppia marito e moglie evolve, destando sempre più stupore e curiosità, sorpresa e spaesamento. Le emozioni si propagano come un moto circolare e si proiettano verso il pubblico che sembra quasi partecipare fisicamente, tant’è la vicinanza fisica tra attori e spettatori, ma resta in “ombra”, una sorta di youerismo non voluto. Il testo di Pinter è affilato come una lama chirurgica la cui dinamicità del linguaggio e la stratificazione dei significati, è sorprendente e offre agli attori una vasta gamma di sottili interpretazioni. Sarah è una  bravissima Mascia Musy capace di tratteggiare con abilità le mille sfumature richieste dalla regia ma prima ancora dal testo. Accanto a lei un intenso Graziano Piazza nella parte di Richard, cinico, sarcastico, un uomo che sviscera sentimenti contrastanti come è tutto contrastante, contraddittoria la vita che unisce e divide, allaccia e sfalda, attira e respinge la relazione di questa coppia. Pinter lo fa capire con esemplare maestria  negli anni ’60, quando scrive questo testo. Nei suoi testi, la cifra stilistica che più gli appartiene è quella di creare l’azione attraverso la parola.

Ad un primo ascolto le battute tra i due protagonisti sembrano quasi senza senso: la sua è una scrittura asciutta, scarnificata, incalzante ma proprio per per questo emozionante. Il drammaturgo inglese (Premio Nobel per la Letteratura nel 2005), mette a nudo le false apparenze dove sotto si cela, implacabilmente, una realtà ben più complessa e drammatica. Quella in cui proliferano le pulsioni erotiche e sentimentali, come se l’uomo e la donna desiderassero e amassero solo quello che non possono avere. E un po’ è vero se guardiamo ciò che accade nella vita di tutti i giorni. Tutto sembra scorrere nella banalità di un rapporto matrimoniale tra i due, dove la tranquillità coniugale è data dalla reciproca accettazione del tradimento  per via delle relazioni extraconiugali. “L’Amante”. Lei si può permettere di accogliere in casa un altro uomo per ravvivare le sue giornate noiose e al rito del tè si aggiungono quelli erotici, molto più stimolanti ed eccitanti di  di un marito che la sera si mette in pigiama, vestaglia e pantofole e legge un libro a letto. Lui però si concede ogni tanto, un diversivo con una professionista del sesso. Nessuna complicazione sentimentale e il gioco è fatto.

 

(crediti fotografici Lucrezia Le Moli)

Reciproci tradimenti alla luce del sole, sviscerati e confessati mentre la coppia sorseggia un drink dietro l’altro. L’apoteosi delle convenzioni più ipocrite a livello sociale. L’importante è non perdere mai l’aplomb tipicamente british. Eppure, qualcosa si incrina tra marito e moglie, quando emerge sempre più un senso di angoscia e frustrazione, le false sicurezze cedono come un castello di sabbia, i rancori covati sotto la cenere ritornano ad ardere e la pace domestica è compromessa per sempre. O meglio, il compromesso, la tregua, l’ostentata indifferenza per quello che si chiama ferita del proprio orgoglio. Vedere nella moglie il piacere e il desiderio nel bramare l’arrivo del suo amante, fa del marito un uomo geloso. La bravura degli attori e la felice conduzione registica esalta progressivamente la spirale di violenza verbale e psicologica del dramma. L’ambiguità di questo strano accordo viene svelata con continui colpi di scena. Anzi, il Colpo.., quello in grado di determinare nel pubblico la sensazione di aver assistito a qualcosa che gli ha tratti in inganno. Vacilla la certezza di aver visto fino a quel momento una storia in cui erano netti e delineati, un marito tradito dalla moglie, una donna tradita dal suo uomo che a sua volta preferisce il sesso a pagamento.  Non è così semplice la vita, l’eros nasconde tra le sue pieghe qualcosa che sfugge ad ogni spiegazione razionale. L’amante della moglie, un certo Max, alla fine non è altri che lo stesso Richard, il marito elegante che esce di mattina con la sua borsa del lavoro, compassato ed elegante.

È lui che irrompe in casa travestito da uomo della strada qualunque, ben disposto ad accendere di passione ed erotismo la sua amante-moglie. C’è materia a sufficienza per parlare di sdoppiamento di personalità, di giochi di ruolo, di escamotage per eccitare anime in via di disfacimento.  Il regista gestisce alla perfezione i delicati equilibri che reggono la vicenda che solo Pinter sa costruire e smontare, come un gioco ad incastri, un gioco tra due che diventa quasi un incubo quando lui si ingelosisce e decide d’imperio che la moglie non veda più il suo amante nella propria casa. Un lucido e laccato appartamento in bianco e nero dove si sta giocando una partita a scacchi che sembra non finire mai.

 

L’Amante

di Harold Pinter

Regia di Massiliano Farau

con Mascia Musy, Graziano Piazza, Giacomo Giuntini

visto al Teatro Due di Parma il 26 febbraio 2012

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