Chi fa teatro, interviste, Teatro — 12/10/2015 at 18:58

Rodolfo Sacchettini: “Vedo Pistoia come sorgente di creatività”

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Rodolfo Sacchettini foto di Ilaria Scarpa
Rodolfo Sacchettini foto di Ilaria Scarpa

PISTOIA – Intraprendente e dinamico, Rodolfo Sacchettini  presidente dell’Associazione Teatrale Pistoiese,  racconta questi tre anni di mandato gettando un nuovo guanto di sfida. «Quando arrivai chiesi subito agli Enti soci: volete un buon teatro comunale che presta dei servizi rinunziando ad aspirazioni più ampie, oppure proviamo a rilanciare l’ATP»? Da quella fatidica domanda l’ ATP ha fatto passi da gigante, investendo in primis sui giovani. Sia a livello di Compagnie residenti, nonostante «il teatro sperimentale o alternativo  si trovi di fronte alla dissoluzione del suo referente». E per questo occorra costruire percorsi seri e avvicinare nuove fasce di pubblico. Sia a livello di spettatori, grazie anche al progetto Infanzia e Città. Perché è importante per «il teatro dialogare con l’infanzia e il suo immaginario, che storicamente ha sempre arricchito il linguaggio artistico». Così come è «prioritario affrontare la questione dell’infanzia collegata allo spazio pubblico perché una città più vivibile per i bambini, lo è per tutti». E sul suo impegno come intellettuale, non ha dubbi: «Tutto quello che si cerca di fare è gettare qualche granello di sabbia negli ingranaggi del consumo – anche culturale».

L’Associazione Teatrale Pistoiese ha compiuto trent’anni. Ci racconta in breve com’è nata?

«La sua storia, come quella di altre istituzioni italiane, è legata al rapporto con i suoi Enti soci e, in particolare, il Comune e la Provincia di Pistoia. Il nostro è, infatti, un teatro ben integrato nel territorio con il quale ha instaurato, negli anni, un dialogo proficuo. L’originalità di ATP sta forse nell’avere tra i soci fondatori, oltre al Comune, anche la Provincia. Un doppio asse che ha permesso, anche nella pratica, di operare in maniera più estesa. Gestendo non solo le tre sale cittadine, il Manzoni, il Bolognini e la saletta Gramsci. Ma altresì i teatri dei comuni della Provincia, Monsummano, Lamporecchio, Casalguidi e Popiglio, il che ci permette di avere un polo teatrale forte nel capoluogo e di poter contare, contemporaneamente, su una piccola rete».

Quali innovazioni ha apportato in ATP?

«Quando sono arrivato c’era da compiere una scelta. Per varie ragioni, anche istituzionali – come l’abolizione delle Provincie – quest’Associazione così composita rischiava di essere drasticamente ridimensionata. Perciò, la prima domanda che ho posto agli Enti soci è stata: “Volete un buon teatro comunale che presta dei servizi rinunziando ad aspirazioni più ampie, oppure proviamo a rilanciare l’ATP”, che oltre a una tradizione di ospitalità possa vantare nuove produzioni? Devo dire che gli Enti soci hanno sostenuto, da subito, la seconda ipotesi permettendoci di lavorare, a livello istituzionale, per recuperare i rapporti con la Regione Toscana e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Del resto, a me non interessava che Pistoia fosse solo una foce, ossia un luogo dove si raccolgono gli spettacoli che si vedono in giro per costruire a tavolino delle stagioni. Io volevo che Pistoia si trasformasse anche in una sorgente, in un meccanismo produttivo che offrisse residenze e mettesse a disposizione le proprie risorse umane e tecniche».

Rodolfo Sacchettini
Rodolfo Sacchettini

Dopo l’ultima riforma del Fus, siete stati “promossi” a Centro di Produzione Teatrale ed Ente di Rilevanza Regionale per lo spettacolo dal vivo, con un aumento significativo dei fondi ministeriali. Come ci siete riusciti?

«Una delle mie prime iniziative, diventando presidente, è stata quella di chiamare dei gruppi di giovani, o meno, aggiungendo alle mission proprie dell’ATP quella di accompagnare questi artisti che, sebbene non fossero debuttanti, si trovavano in una fase in cui avevano bisogno, per continuare a crescere, di relazionarsi con una struttura più ampia. Questo non significa che l’Associazione sia un bancomat, sebbene tra i nostri scopi vi sia quello di produrre o coprodurre. Il nostro compito è offrire, soprattutto, un sostegno dal punto di vista organizzativo, tecnico e della comunicazione. Partendo da questo ragionamento, abbiamo coinvolto gli Omini, Teatro Sotterraneo, il Laboratorio della Toscana di Federico Tiezzi e, nel contempo, abbiamo consolidato rapporti già in essere, come quello con Roberto Valerio, Renata Palminiello e I Sacchi di Sabbia. E il nostro impegno, quest’anno, è stato finalmente premiato».

A proposito del progetto teatrale degli Omini, che ha visto quest’anno il debutto di Ci scusiamo per il Disagio nell’Area Deposito Rotabili Storici di Pistoia e che ruota attorno alla Transappenninica Porrettana, è stato facile relazionarsi con le Ferrovie dello Stato Italiane che, da questo progetto, beneficeranno di un ritorno d’immagine?

«La situazione era abbastanza intricata perché abbiamo proposto sia uno spettacolo, da farsi ai Rotabili Storici, sia una mostra fotografica, da esporre nella stazione di Pistoia. A Ferrovia dello Stato Italiane, però, ogni area fa capo a una diversa struttura. Il primo problema era, quindi, capire a chi rivolgersi. E, da questo punto di vista, presentarsi come ATP e non come una Compagnia teatrale emergente ha facilitato le pratiche. Del resto, se bisogna rivolgersi a istituzioni pubbliche, una Compagnia privata ha minori strumenti per relazionarsi, mentre noi ci presentiamo come teatro cittadino con alle spalle il Comune e la Provincia di Pistoia. La questione più difficile da dirimere è stata come affrontare la burocrazia, uno dei grattacapi di questo Paese che, in un luogo come una stazione ferroviaria, è amplificato dai problemi di sicurezza. In Italia l’essere a norma diventa un elemento che frena le iniziative anche perché non sempre si comprendono le ragioni pratiche per l’applicazione di alcune norme. Al contrario, il rapporto con i tecnici del Deposito Rotabili Storici è stato ottimo. Anzi, loro stessi, giorno dopo giorno, si sono talmente appassionati al progetto da trasformarsi in partner validi e collaborativi. Ci tengo a sottolineare anche un’altra questione, che è intervenuta e che è stata anche fonte di ispirazione per lo spettacolo. Alle nostre richieste, le FS rispondevano che erano disponibili a ospitare la mostra fotografica però non volevano che le immagini fossero portatrici di “disagio”, pretendendo quindi di controllare tutte le foto. A questo punto, ci si è interrogati su cosa sia il disagio e quale sia l’iconografia atta a rappresentarlo. Incredibile a dirsi ma per le FS una tra le immagini che suscitava maggiore disagio era quella del piccione. Ma se una simile questione diventa così largamente interpretabile, da una parte ci si sente – tra mille virgolette – un po’ censurati. E dall’altra, l’esperienza può trasformarsi in fonte di creatività, tanto è vero che gli Omini, oltre a intitolare lo spettacolo Ci scusiamo per il disagio, hanno scelto per mascotte del progetto proprio il piccione».

NL_DISAGIO

In Toscana è più facile vedere riproposti, in quasi tutte le città, spettacoli di cassetta o con nomi televisivi in locandina, che girano grazie alla distribuzione di FTS, piuttosto che Compagnie giovani e innovative, prodotte a livello locale. Perché sembra così difficile per i teatri toscani fare rete?

«Questo è un problema enorme che mi sembra concerni anche il resto d’Italia e che è stato accentuato dal nuovo decreto, che riguarda la distribuzione. Ma facciamo un passo indietro. Con la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, gli organi distributivi hanno subito un duro colpo e il ruolo che era ricoperto più che egregiamente dall’Eti, soprattutto per quanto riguardava il teatro sperimentale, è oggi affidato ai circuiti. Nessuno sembra però essersi accorto che la situazione che stiamo vivendo, a livello teatrale, è drammatica. Sarò pessimista ma il teatro sperimentale o alternativo, che ha sempre rispecchiato un’area culturale che s’identificava con una fascia di pubblico ben determinata, legata a movimenti politici o a controculture giovanili, oggi si trova di fronte alla dissoluzione del suo referente. Quando si parla di contemporaneo, spesso si scopre che il suo pubblico è composto essenzialmente dalla comunità teatrale. Ma il teatro di ricerca non può vivere su una comunità tanto esigua. Di conseguenza, quando si lavori nella distribuzione, operando in un circuito che non è frequentato da questa comunità ma dai grandi numeri, se si vuole proporre qualcosa di diverso si deve ripartire da zero»

Eppure ATP riesce a proporre gli Omini, Teatro Sotterraneo, I Sacchi di Sabbia. In partnership con il Funaro, Vargas o i Fratelli Forman. Tutti esempi di teatro alternativo che hanno riscosso grande successo anche di pubblico.

«Purtroppo il pubblico in questi anni si è disabituato a vedere qualcosa che non conosca già e, spesso, non comprende il linguaggio utilizzato sulla scena ed è poco desideroso di farlo. Partendo da quest’analisi impietosa della realtà, l’ATP ha cercato di creare un rapporto virtuoso tra la qualità dell’offerta e la risposta del territorio. Questo significa lavorare sia con il pubblico esistente, sia intercettare nuove fasce di spettatori. E questo è stato il mio impegno principale nei tre anni all’Associazione. Basti pensare che le prime proposte di contemporanea che facemmo a Pistoia raccolsero dei numeri ridicoli: per una prima regionale, ricordo che vennero solo sette spettatori. Questo è stato il punto di partenza e, di fronte ai quei dati, abbiamo capito che dovevamo ricominciare dalle basi. In questi anni ci siamo posti all’ascolto di quello che i latini chiamavano il Genius loci, perché ogni luogo ha le proprie specificità e le proprie domande. Io, in particolare, venendo da Firenze, mi sono posto all’ascolto con molta umiltà, e anche curiosità, per capire quali argomenti potessero interessare i cittadini di Pistoia. Dal punto di vista del radicamento sul territorio, il progetto degli Omini mi sembra emblematico».

Ci-scusiamo-per-il-disagio- Gli Omini
Ci-scusiamo-per-il-disagio- Gli Omini

L’ATP ha tra i propri soci la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Un valore aggiunto?

«I rapporti con la Fondazione sono ottimi e, oltre a essere partner di ATP, in questi anni ha dimostrato doti di ascolto e partecipazione determinanti. Prova ne è l’appoggio che ricevetti, da subito, per il progetto Infanzia e Città. Racconto l’antefatto. Quando divenni Presidente, a giugno del 2012, la Stagione era già stata deliberata, quindi ebbi il tempo per mettermi in ascolto del territorio. Con le poche risorse che erano rimaste, mi feci una scaletta delle priorità riguardo alla programmazione artistica valutando che, primo, era importante portare avanti il discorso delle residenze artistiche. Secondo, aprire la programmazione al contemporaneo e, dopo qualche schiaffo inziale, posso dire che finalmente le cose cominciano a funzionare. E terzo, occorreva partecipare al bando cultura della Fondazione Cassa di Risparmio proprio con il progetto Infanzia e Città. Progetto, all’interno del quale quest’anno presentiamo gli spettacoli de I Sacchi di Sabbia, Teatro Sotterraneo e Carlo Colla & Figli. Per me, infatti, era prioritario affrontare la questione dell’infanzia collegata allo spazio pubblico perché una città più vivibile per i bambini, lo è per tutti. Lavorare per il bambino significa lavorare per il pubblico di domani ma anche sul presente assoluto. Perché vi è necessità per i bambini di andare a teatro e, nel contempo, per il teatro di dialogare con l’infanzia e il suo immaginario che, storicamente, ha sempre arricchito il linguaggio artistico. La Fondazione Cassa di Risparmio ha compreso l’importanza del progetto, sostenendolo attivamente. Credo che in futuro le nostre relazioni saranno sempre più strette e di grande collaborazione, come è già avvenuto in tutti questi anni».

Il giro-del-mondo in 80 giorni Teatro Sotterraneo
Il giro-del-mondo in 80 giorni Teatro Sotterraneo

Molti teatri hanno rinunciato ai manifesti in quanto costi superflui. Voi, al contrario, puntate anche sull’immagine e, dopo Roberto Innocenti, ecco la firma di Franco Matticchio sul manifesto d’autore della Stagione 2015/2016. Come sono nate queste collaborazioni?

«Quando arrivai volevo cambiare l’immagine dell’ATP, che si era un po’ usurata, puntando però non su un’immagine pubblicitaria quanto su un discorso autorale. Questo perché il manifesto può essere interpretato come comunicazione in senso alto. Del resto, l’obiettivo era, ed è, quello di gettare qualche granello di sabbia negli ingranaggi del consumo – anche culturale. Volevamo che l’artista lasciasse un segno ma che questo segno fosse in relazione con il territorio. A questo punto scelsi di contattare Roberto Innocenti che, nel 2010, aveva illustrato il libro per ragazzi, Casa del Tempo (con testo di Roberto Piumini, n.d.g.), raffigurando un casolare della campagna pistoiese. Nella sua figura individuammo subito tutti gli elementi che cercavamo: grandi qualità, infanzia e territorio. Da quel momento abbiamo deciso di invitare ogni anno un artista diverso per una mostra, all’interno del progetto Infanzia e Città, al quale l’anno successivo chiediamo di disegnare il manifesto per la Stagione. Così il pubblico ha modo di conoscere l’universo creativo dell’artista grazie alla personale, mentre l’artista ha il tempo per acclimatarsi. Il manifesto nasce, quindi, da questa interazione. Il progetto, partito con Innocenti, è proseguito con Franco Matticchio. Curiosamente, se si confrontano i loro manifesti, si nota una certa complementarietà. Se quello di Innocenti usava la facciata del Manzoni mettendola in scena in una sorta di teatro nel teatro, quello di Matticchio si concentra solo sul sipario. Vedremo cosa inventerà Luca Caimmi per la Stagione dell’anno prossimo».

immagine originale INNOCENTI per  stagione manzoni

L’ATP dal 2009 gestisce la Scuola Comunale di Musica e Danza T. Mabellini. Difficile conciliare tutto o le varie attività si coniugano sinergicamente?

«La Mabellini è un’ex scuola comunale situata nella bellissima Villa di Scornio. L’istituto è una struttura importante con circa 400 iscritti e una quarantina di professori. L’intuizione del Sindaco di affidare a noi la gestione della scuola è stata, secondo me, eccellente. Questo ci permette di inserire tra le nostre priorità la formazione, l’attenzione verso un pubblico formato da giovani e bambini, e una visione di stampo contemporaneo anche a livello teatrale. Inoltre, in prospettiva, questa gestione dovrebbe favorire gli intrecci tra linguaggi artistici. Un primo esperimento è stato fatto con Il Giro del mondo in 80 giorni di Teatro Sotterraneo, che è insieme uno spettacolo di prosa e musicale. Del resto, mettendosi in ascolto di Pistoia, prima di tutto si sente la sua musica. Quindi, la possibilità di gestire la scuola Mabellini, oltre a essere un onore, è una concreta possibilità di intrecciare il linguaggio del teatro con quello della musica e, in futuro, anche quello della danza. Questo rende ATP ancora più originale per la molteplicità di funzioni e la ricchezza di elementi tecnici e creativi».

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