Teatro, Teatrorecensione — 12/02/2012 at 22:48

Scatti di polaroid siciliane per raccontare una storia di vita. Tindaro Granata emoziona con Antropolaroid

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«Io voglio essere meglio di quello che sono»… recita Tindaro Granata nel suo incantevole Antropolaroid, un cammeo di pura arte scenica che narra una favola vera, una saga che raccoglie un’intera vita dove compaiono dal nero della scena essenziale e metafisica, tutti i componenti del suo albero genealogico: bisnonni, nonni, genitori, zie, generazioni distanti anni luce, da quella società di oggi, dove non vengono più tramandate le storie dei nostri avi, e come facevano un tempo i nostri nonni che raccontavano ai nipoti, eredità preziose, che se unite insieme, si trasformano in un mosaico di aneddoti, vissuti, gioie e dolori, amori e abbandoni.

Storie di vita e di morte. Come ha fatto questo giovane attore di origini siciliane, ricostruendo un’autobiografia del tutto originale, capace di raccontare attraverso il cunto, (una particolare forma di trasmissione orale risalente all’antichità, tra popoli che non conoscevano la scrittura, allo scopo di perpetuare la cultura e le tradizioni). Tindaro Granata si avvale del “cunto siciliano” che risale al periodo ottocentesco. La drammaturgia (l’attore firma il testo e la regia) e una spiccata presenza scenica denota una preparazione artistica che fa di questo attore una promessa per il Teatro italiano. «La Sicilia è bella ma la libertà lo è di più» dice ancora e c’è da crederli quando lo esclama a piena voce, perché di libertà si parla in Antropolaroid che sta riscuotendo successo ovunque ed è stato messo in scena pochi giorni fa in Sicilia nel Comune di Patti. Racconta attraverso le gesta dei suoi famigliari che vivono in una Sicilia, terra di contrasti e contraddizioni. La narrazione è simile ad una liturgia della parola per descrivere un affresco denso di emozioni, personaggi che si susseguono a ritmo continuo. La storia trae inizio da un fatto doloroso: il bisnonno Francesco si toglie la vita impiccandosi per il dolore insopportabile quando gli verrà diagnosticato un cancro. L’orgoglio e i suoi principi lo convincono a rinunciare a farsi curare con la costrizione di pagare medici senza scrupoli di coscienza, preferendo procurare il sostentamento ai propri figli. È l’inizio di un racconto emotivo, reso con abile maestria dove l’attore diventa a turno, la moglie del nonno, una vedova che urla tutta la sua rabbia sulla tomba del marito, un nonno che si chiama come lui, complice di un omicidio di mafia e che scappa con la donna amata per sposarla al fine di sottrarla ad un ufficiale tedesco deciso di averla per sé. Si parla anche di mafia in questo spettacolo così calibrato da risultare perfetto, dove si citano i voti di scambio, il malaffare, la mentalità stessa del mafioso.

L’autore spiega nelle note di regia distribuite in una originale confezione che acclude anche un pacchetto di pasta, di aver scelto di mettere in scena Antropolaroid per diversi motivi: « Questo mondo che miei nonni mi hanno raccontato non voglio che vada perso. Ho perso da poco “loro” e Antropolaroid è una forma di ringraziamento per tutto l’amore che mi hanno dato. Voglio che il mio teatro nasca dalle  mie radici e dalla realtà in cui vivo, e si nutra di essere umani, Voglio che il mio teatro sia la mia vita, la mia passione, la mia donna e il mio uomo insieme”. Ho trent’anni e in questo momento storico mi sento senza radici, senza casa, senza lavoro e sono convinto che questo disagio, comune alla maggior parte dei miei coetanei, possa essere superato vivendo, agendo, con la speranza che il nostro impegno a superare le tristezze della vita, potrà veramente cambiare il destino. Non sto “scoprendo l’acqua calda” e se dico: non dobbiamo pensare che possiamo farcela da soli. Abbiamo bisogno degli altri, come degli altri hanno bisogno di noi. Il futuro deve partire dal nostro passato, perché nel passato è nascosto il dolore. Nel nostro passato è nascosta la gioia. Nel passato c’è tutta la nostra vita: il futuro.»

Tindaro Granata sceglie con intelligenza di raccontare la sua vita e quella della sua famiglia con ironia utilizzando tutti i registri a sua disposizione. Facendo così sdrammatizza gli eventi che altrimenti potevano risultare carichi di retorica e sminuire la leggerezza che si coglie dal principio alla fine. L’attore – autore attraverso la rievocazione biografica della sua famiglia, crea un’atmosfera astratta che prende vita, attraverso le emozioni che arrivavano al pubblico, mutuandole attraverso una gestualità espressiva, fisica. All’attore basta un lenzuolo e una sedia, rivoltare una maglietta sulla testa che diventa a turno, la vedova, la nonna, la zia disabile con un difetto alla gamba che danza e la insegna anche ad un suo famigliare colpito in tenera età dalla meningite. Sono ritratti avvolti da un umorismo dalle mille sfumature pirandelliane, a cui da la voce, sempre misurato senza cedere mai al facile registro comico, dove l’interpretazione affronta il siciliano stretto fino a stemperarsi in un linguaggio comprensibile e adattato ai giorni nostri. Dotato di una gestualità curata nei minimi particolari, Tindaro si avvale di brani musicali scelti per far risaltare i passaggi più emozionali del suo Antropolaroid, dal “Magnificat” interpretato da Mina, all’opera Traviata, scelta in un’edizione registrata live, dove al tenore scappa da ridere alla vista del costume del soprano, fino a “Clementina”, brano di musica siciliana folk che anima la scena. Sono tutte polaroid scattate con semplicità senza dover ricorrere ad artifici ed effetti speciali, in bianco e nero, dove la luce rischiara a tratti l’oscurità e segna con una lampadina che scorre via “illuminando” la scena finale che chiude la storia come un cerchio: il suicidio del miglior amico di Tindaro, sconvolto dalla notizia che il padre è un mafioso, evocata con una sensibilità tale da commuovere  il pubblico.

Alla replica erano presenti anche 40 allievi del Liceo Statale Virgilio di Milano accompagnati da un responsabile dell’Associazione Libera che si occupa di combattere le mafie sul piano civile.

 

Antropolaroid

Ingredienti:

Borsa teatrale Anna Pancirolli 1/%

Proxima Res 1%

Carmelo Rifici 1%

Mariangela Granelli 1/%

Guido Buganza 1%

Margherita Baldoni 1%

Matteo Crespi 1%

Vincenzo Fanna 1/%

Daniele D’angelo 1%

Francesca Porrini 1%

Emiliano Masala 1%

Paolo Li Volsi 1%

La mia famiglia 10 %

Il pubblico, la gente 88 %

 

Crediti fotografici Attilio Marasco

 

 

Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano il 3 febbraio 2012

 

Antropolaroid in tournée

Teatro Giuseppe Verdi  di Fiorenzuola 25 febbraio ore 21

Teatro Comunale di Soresina (Cremona) 17 marzo ore 21

Teatro Gonzaga di Ostiano (Cremona) 23 marzo ore 21

Teatro Comunale di San Giovanni (Cremona) 25 marzo ore 18

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