Teatro, Teatrorecensione — 11/08/2013 12:25

Una vita “Super” di un “maschio” incapace di amare. Jarry secondo Vassalli e Guicciardini

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Il romanzo di Alfred Jarry Il Supermaschio ( Bompiani ne cura una riedizione) richiama fin dalle prime pagine il mito dell’Über-Mensch ovvero il Superuomo di cui fu un anticipatore Nietzsche con il suo Così parlò Zarathustra. Il protagonista Andrè Marcueil è un uomo mediocre, un uomo qualunque ma quando si trasforma in Supermaschio diventa un essere umano dotato di capacità ai limiti dell’incredibile e dell’impossibile., dotato di una potenza erotica che a ben vedere è mossa più da una necessità di incessante conferma di dimostrazione della sua virilità, che dal desiderio come pulsione sessuale provata fino all’estremo delle capacità umane. Edoardo Sanguineti riferendosi all’altra opera di Jarry, Ubu,che  parla di una prima volta dove si assiste alla pratica dell’inconscio, nel Supermaschio,  Mercuil è in balia di un inconscio assoggettato al Super-io che lo porta ad una sorta di coazione a ripetere quando afferma che “l’amore è un atto senza importanza perché lo si può ripetere all’infinito”, stando a significare come sia solo un’azione ripetibile senza alcun significato.

Il sesso praticato fino allo spasimo totale in assenza di emozioni, totalmente asettico ma è anche l’incarnazione della modernità. Un uomo capace di superare e vincere la sfida contro un treno che viaggia alla massima velocità sulla linea Parigi-Vladivostok o dimostrare di possedere una forza fisica superiore quando ha la meglio nella lotta contro un dinamometro dello zoo del Jardin des Plantes. Un Superuomo esente dal rispetto delle regole obbligatorie per tutti gli altri, con l’unica differenza che lui non può fare a meno dell’Altro per esistere, per essere riconosciuto nel momento stesso che si esibisce la sua potenza sessuale in grado di possedere un numero infinito di donne. Esibizionismo portato all’eccesso come necessità vitale affinché egli stesso riesca ad esorcizzare la paura della morte.

Morte che sopraggiungerà quando Mercuil verrà collegato ad una macchina in grado di sopperire all’assenza di umanità di un Superuomo incapace di amare. Una macchina in grado di gareggiare con le leggi della fisica ma privo di un cuore pulsante. Un dispositivo elettromagnetico che causerà la sua morte come atto estremo di sacrificio e sfida. Il Supermaschio verrà trovato riverso con in testa una corona fumante di valvole e elettrodi. Una scarica elettrica superiore ad ogni sua resistenza. La versione messa in scena al Festival Orizzonti Verticali trattandosi di un primo studio, non aveva le caratteristiche di un esito definitivo, ma nella sostanza dimostrava di incarnare bene la volontà dell’autore, a cui contribuisce l’adattamento per il teatro di Sebastiano Vassalli e la regia di Tuccio Guicciardini (direttore artistico del festival). E sulla scena si palesa l’incarnazione luciferina di Marcueil, grazie alla straordinaria interpretazione e immedesimazione fisica e gestuale di Fulvio Cauteruccio.

Una presenza scenica per quasi tutto il tempo fatta solo di minimi gesti, di una ricercata cura del dettaglio che disegna suol suo viso smorfie, ghigni, espressioni grottesche. Abilmente truccato per apparire un vecchio con le rughe, imbruttito dalla sua stessa smania di apparire. Scelta azzeccata quella di creare il suo doppio nelle proiezioni dove si vede un altro Cauteruccio, diverso da quello sulla scena. La voce dell’attore si ascolta tramite un magnetofono che accompagna le immagini creando un particolare e affascinante effetto di straniamento. La sua identità emerge dalla sua rappresentazione virtuale. Lo sdoppiamento della sua personalità descritta nel romanzo trova in questa soluzione registica e scenografica la giusta corrispondenza. La scenografia e il video di Andrea Montagnani crea un ambiente lussurioso e allo stesso tempo decadente. Luci rosse calde fino a soffocare. Mercuil vive in questa spirale perversa che lo porta al tormento interiore, alla ricerca incessante di apparire agli altri, a farsi riconoscere come un essere umano superiore a tutti. Con lui c’è una giovane donna, Ellen Elson, dotata pure lei di prestazioni superiori. I due si compenetrano, si fondono come in un gioco di specchi rifrangenti. Camilla Diana è una donna sensuale e voluttuosa, ammiccante, seducente. Una Superfemmina. Tutto appare come un viaggio onirico, allucinatorio immerso in un’atmosfera fosca e cupa.

Un delirante viaggio nei meandri dell’animo umano dove l’inconscio sembra uscire da un vulcano in eruzione con i suoi scoppi di fumo e fiamme. Magmatico e metafisico il Supermaschio di Guicciardini e Vassalli è capace di catturare lo spettatore facendolo diventare un voyeur suo malgrado, attirandolo nella tela del ragno e regalando alla fine dalle mani di Cauteruccio un cioccolatino con un biglietto con delle parole che si ripetono all’infinito. Un estremo tentativo di ritornare tra gli umani, esseri semplici e dotati di pregi e difetti. Senza quel Super che impedisce di amare ed di essere amati.

Il Supermaschio

Primo studio

di Alfred Jarry
adattamento teatrale Sebastiano Vassalli

regia Tuccio Guicciardini
coreografia Patrizia de Bari
con Fulvio Cauteruccio, Camilla Diana
scenografia e video Andrea Montagnani
luci Lucilla Baroni
costumi Marilù Sasso

 

Visto al Festival Orizzonti Verticali  San Gimignano il 6 luglio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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